Avevo assaggiato di recente alcuni vini d’Elisabetta Fagiuoli e ne restai estasiato per la loro purezza e la loro personalità, quindi la mia giornata inizia dallo stand A2 nel padiglione 7. Come immaginavo lo stand è vuoto, infatti, e per fortuna per i loro amatori, questi vini non sono molto pubblicizzati. La lavorazione dei terreni e dei vigneti segue le pratiche biologiche anche se si guarda, per il futuro, verso il biodinamico.

 

Canaiuolo 2007: vinificato in bianco con un contatto con le bucce di una decina d’ore da un vino colore buccia di cipolla, è piacevolmente fresco, fruttato (piccole bacche rosse) e minerale.

 

Vernaccia Tradizionale 2006: è di buona struttura e morbidezza, fresco e minerale. Buono

 

Vernaccia Fiore 2006: ha grande finezza ed eleganza, è equilibrato, vibrante e teso verso un gran finale fruttato e minerale. Un vino che supporta tranquillamente 7-8 anni d’invecchiamento. Molto buono.

  

Vinbrusco 2005: questo è un vino che trova le sue radici nella tradizione contadina locale e prodotto solo in zona. Le uve Trebbiano e Malvasia generano un vino particolare, un po’ rustico ma piacevole.

 

Templare 2003 (Vernaccia, Malvasia e Trebbiano): anche se è frutto di un’annata particolare rappresenta sia un frutto equilibrato e sia una soddisfacente freschezza, ha un bel volume e un finale vivacizzato da una fine mineralità. Buono +

 

Vernaccia Carato 2004: un vino di grande eleganza ed equilibrio, benché subisca la fermentazione e l’affinamento in piccole botti di rovere, la componente boisé è assolutamente marginale ed esalta la componente fruttata e minerale. È avvolgente, cremoso ed esprime un finale armonioso; avendo degustato recentemente un ’98 di incredibile valore posso affermare che questo vino non ha alcun paura del tempo. Eccellente.

 

Garullo 2005: è un Chianti dei Colli Senesi, prodotto con le classiche uve dettate dal Barone Ricasoli, cioè senza Cabernet e Merlot (grazie a dio). È un vino quotidiano, ha un frutto purissimo e un’equilibrata nervosità che conferisce al vino una piacevolissima beva. Nella sua semplicità, un bel vino.

 

Montenidoli 2004 (campione non ancora commercializzato): un Sangiovese logicamente molto giovane che presenta un bel potenziale, ha materia e struttura i tannini sono di bella “rusticità”, il lungo finale presenta un frutto di equilibrata maturazione e una fine mineralità. Ha sicuramente un bel avvenire.

 

Sono Montenidoli 2001: la scelta del produttore lo porta ad essere l’ultima annata in commercio. Ha un’impronta aromatica importante, il frutto è pieno, le sfumature apportate dal legno perfettamente assorbite e marginali. In bocca ha prestanza e linearità, i tannini d’ammorbidire sono privi di spigolature; il finale è completo e di grande personalità. Oggi è un vino in fasce che necessita una decina d’anni per sviluppare le sue complessità e il suo grande potenziale come conferma la recente degustazione di un ’98 che comincia oggi ad essere grande.

 

Un’azienda assolutamente da conoscere, quando esco dallo stand sono molto soddisfatto ma ho già consumato gra parte del mio tempo, ma ne valeva la pena.