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Morey-St. Denis: Domaine des Lambrays

Siamo oramai all’utimo giorno di questo splendido viaggio, ma ci attendono ancora due visite prima del rientro, visite che fanno presagire un grandissimo finale. Risaliamo a nord di Beaune per recarci dapprima a Morey-Saint Denis dove, grazie all’interessamento dell’amico Pier Maria Caldelari siamo attesi da Thierry Brouin al Domaine Clos des Lambrays. Morey-Saint Denis, essendo compreso tra gli illustri vicini (Gevrey-Chambertin e Chambolle-Musigny) è spesso sottovalutato benché quasi 1/3 della superficie a vigneto sia denominata Grand Cru.

Il parco della magnifica tenuta

Questo Domaine è una splendida tenuta, è il più bordolese dell’intera Borgogna. È situato al centro del villaggio di Morey-Saint Denis ed è legato a filo diretto all’omonimo Grand Cru che rappresenta la parte essenziale del patrimonio viticolo. Del “Clos” si fa menzione per la prima volta nel 1365 quale proprietà dell’abate di Citeaux, nel 1861 si ritrovano delle descrizioni che lo suddividono in 74 proprietà. Nel 1868 uno di essi, Albert Rodier, riuscì a riunire tutte le parcelle per ricomporre il vigneto nella sua integrità. Oggi salvo una micro parcella di 400 m2, l’intera superficie è di proprietà del Domaine. Contiguo a Clos de Tart raggiunge i 320 metri, l’altezza maggiore dei Grands Crus di Morey-Saint Denis. Perfettamente rivolto ad est l’impianto prevede una densità non inferiore ai 11′000 piedi per ettaro, il sotto strato consiste nella classica roccia calcarea, ma si distinguono tre zone diverse: la parte alta si trova su una vena marnosa in posizione ben ventilata; la parte mediana è posizionata sulle migliori pendenze e caratterizzata da un’eccellente insolazione; la parte bassa vanta terre più profonde composte d’argilla di alta qualità.

Thierry Brouin con noi nelle vigne

Dal 1996 l’intera tenuta è di proprietà di Günter e Ruth Freund ma è diretta da oltre vent’anni da Thierry Brouin, una persona di grande simpatia ed esperienza avendo lavorato per lungo tempo presso l’INAO, l’istituto che gestisce le denominazioni di origine controllate (AOC) e, visto i suoi trascorsi, ha per obiettivo l’affermazione del terroir. Negli ultimi anni sono state acquisite due piccole parcelle denominate 1er cru (Les Folatières, Clos du Cailleret) situate a Puligny-Montrachet nei dintorni del prestigioso Montrachet.

Le suggestive cantine dove durante la II guerra mondiale furono immurate le bottiglie

LA DEGUSTAZIONE

Puligny-Montrachet 1er cru Les Folatières 2006 : Les Folatières sono situati al centro del territorio di Puligny nella fascia che comprende il Chevalier-Montrachet, sono prodotte esclusivamente 2′000 bottiglie. Propone fini e delicati aromi dove prevalgono note esotiche di ananas e banana associate a note di cedro e mandorla tostata. Mostra un’incredibile eleganza con tutte le sensazioni in perfetto equilibrio, termina su fini sfumature minerali. Molto buono.

Puligny-Montrachet 1er cru Clos du Cailleret 2006 : Clos du Cailleret si trova in uno dei settori più conosciuto al mondo, è diviso da una stradina dal Montrachet, dal Bâtard-Montrachet e dal Clos de la Pucelle confinando direttamente con Chevalier-Montrachet. Si dice che non è stato classificato Grand Cru solo per motivi politici. Anche se non ancora imbottigliato sviluppa eleganza e freschezza, le note sono tropicali (ananas) e di frutta bianca, associate a sfumature floreali. Non ha un grande volume ma una precisa distinzione di linearità e profondità. Termina lungo su valori minerali. Ha il giusto equilibrio tra la potenza di un Bâtard-Montrachet e la finezza di un Chevalier-Montrachet.

Morey-Saint Denis 2006 : Dalle vigne che circondano la tenuta sono prodotte da 4′000 a 6′000 bottiglie (a seconda delle annate) denominate “village”. Danno un vino che evoca la ciliegia e la fragola, sfumature accompagnate da una bella freschezza. Al palato si distingue per equilibrio e morbidezza dove tannini untuosi valorizzano un piacevole finale. Buono +.

Morey-Saint Denis 1er cru Les Loups 2006 : Le giovani vigne del Clos sono declassate ed etichettate con la denominazione 1er Cru, mentre Les Loups è un nome di fantasia, generano un vino di grande piacere come dicono i francesi “gourmand”, è di grande eleganza aromatica, carnoso, con ricordi di petali di rosa, rosa canina, fragola, frutti di bosco. È serio ed austero, valorizzato da una struttura tannica vigorosa ma levigata, un finale in tutta eleganza conferisce la vino una bella profondità. Molto buono.

Clos des Lambrays 2006: Ecco quello che un grande vino dovrebbe sempre dare indipendentemente dall’andamento dell’annata: classe, precisione e personalità. I profumi sono avvolgenti e di assoluta finezza, ciliegia nera, cassis, liquirizia, sfumature floreali. L’attacco ha grande forza e decisione, non presenta sbavature esprimendo già un decoroso equilibrio, il finale è interminabile valorizzato dalla freschezza e dalla mineralità. Semplicemente grande.

Clos des Lambrays 2001 : Si propone di colore rubino brillante, evoca note di mirtilli, ciliegia, more, liquirizia, chiodi di garofano, …

Al palato non è ancora molto espressivo è nervoso e ha tannini ancora molto vigorosi, mostra ancora tutta la sua gioventù. Bel potenziale da seguire nell’evoluzione.

Clos des Lambrays 1992 : Di colore granato molto luminoso, è giustamente evoluto con toni di tabacco, cuoio, frutta secca e sottobosco. L’attacco è morbido ma manca un po’ di spalla, i tannini sono ancora molto presenti (si ammorbidiranno?); il finale è rinfrescato da una buona acidità con ritorni di fiori e fretta secca. Una vendemmia che non ha permesso di mantenere i consueti standard. Da bere.

Informazioni su Stefano & Giorgio ()
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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