Domaine de la Romanée-Conti: La Tâche 2000

Quando si parla di La Tâche e del Domaine de la Romanée-Conti si sta parlando di due dei miti della Côte d’Or e di uno dei binomi enologici più ambiti al mondo.

La Tâche si estende nel comune di Vosne-Romanée, rappresenta la denominazione Grand Cru più a sud dell’intera Côte de Nuits. Appartenne fino alla Rivoluzione francese ai monaci di Saint Denis de Nuits che allora dipendevano dalla diocesi di Autun. Dopo la vendita i nuovi proprietari del vigneto storico, che allora era di circa 1.5 ettari, furono autorizzati, per decisione giudiziaria, ad aggiungere la parte più grande del vicino vigneto “Gaudichots” che già possedevano.
Probabilmente prende il nome dall’espressione “tâcheron” che designa un contadino che lavora la vigna in cambio di un salario. La superficie attuale è di poco superiore ai 6 ettari tutti di proprietà del Domaine Romanée-Conti. Presenta una debole inclinazione, un’esposizione perfetta e un suolo ciottoloso che gli assicura un eccellente drenaggio.

Il Domaine de la Romanée-Conti (DRC) è alla testa di un patrimonio viticolo senza eguali, 25 ettari che si sviluppano, per lo più, su sette Grands Crus. La storia del domaine è strettamente legata a quella dell’omonimo Grand Cru. Naque nel 1760 quando Louis-François de Bourbon principe di Conti acquistò uno dei clos dell’Abbazia di Saint-Vivant a Vosne. Nel 1870 l’intero vigneto (1.8 ettari) diventa di proprietà della famiglia Duvault-Blochet, che in seguito amplia  i propri possedimenti acquistando delle parelle nei Grands Crus di Echezeaux, Grands-Echezeaux, la Tâche e Richebourg.
Nel XX secolo sotto l’impulso della famiglia De Villaine l’azienda conosce una nuova espansione con l’acquisizione di una parcella a Romanée-Saint-Vivant. Oggi il Domaine de la Romanée-Conti è diviso in comproprietà tra le famiglie de Villaine, discendente dai Duvault-Blochet, e Leroy. Tutte le vigne hanno un’elevata età media, le pratiche, ispirate alla biodinamica permettono ad ogni terroir di esprimere caratteristiche insuperabili. La vinificazione è molto semplice, le temperature di fermentazione non sono mai alterate. L’affinamento in botti nuove avviene nelle cantine degli antichi monaci di Saint-Vivant.

La bottiglia degustata esprime un vino di colore rubino intenso. Al primo naso fuoriescono note speziate, menta e fiori. Inseguito note fruttate e di liquirizia con accenni di sottobosco. In bocca entra deciso, malgrado la giovane età denota una materia già ben integrata. Presenta una freschezza assolutamente impareggiabile con una mineralità spiccata. Un vino dalla grande struttura con equilibrio perfetto tra finezza e potenza. Il finale è interminabile.

In assoluto uno dei migliori vini mai degustati.

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