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Le Barbere del Piemonte

Il Piemonte assume una posizione di primo piano nel panorama viticolo italiano. Gran parte di questa superficie è occupata dalla Barbera, una varietà a bacca rossa d’antichissime origini, che trova la propria patria nelle terre che furono del marchesato prima e del ducato del Monferrato poi. Si suppone che sia nata spontaneamente da qualche seme di vitigni diffusi allora, sostituendo poi vecchie e scadenti varietà locali. Forse l’uva “Grisa”, descritta per la prima volta nel 1304, potrebbe corrispondere all’attuale Barbera. Quest’uva nel Medioevo era molto diffusa nelle terre d’Asti e dintorni dove originava un vino modesto consumato dalle classi più umili come ideale accompagnamento del pane. La prima attestazione a “vigneti di Barbera” risale a testi del 1514. Le origini del nome sono incerte, alcune versioni lo associano allo stemma uvaceo dei conti Barberis, mentre altre interpretazioni sostengono l’incrocio tra barba (radice) ed il termine dialettale albera, siti boscosi dove erano messe a dimora le viti. Nel corso del ‘700 la Barbera conobbe una rapida espansione nelle terre d’Asti, Casale, Alessandria, Tortona, Vercelli e Novara, mentre solo più tardi si diffuse nelle Langhe.

Grappoli di barbera

La forte adattabilità ai vari tipi di terreno e clima, la produzione abbondante, l’alta resa del mosto e la ricchezza di materia colorante incoraggiò i contadini ad impiantare le vigne con questa varietà. La sua importanza aumentò notevolmente alla fine dell’ 800, quando, grazie alla resistenza alla filossera, fu scelta per il reimpianto delle culture favorendone l’espansione sino a diventare l’uva piemontese di maggiore diffusione. Fino agli anni ’70 fu relegata tra i vini “da pasto” commercializzata quasi esclusivamente sfuso ed associata ad un’immagine di grossolanità e volgarità. I segnali del risveglio iniziarono grazie a Giacomo Bologna, considerato come uno dei padri di questo vitigno. “Braida”, sopranome con cui era conosciuto, investì tutto sulla Barbera e fu il primo ad intuirne le capacità d’adattamento alle botti di rovere ed all’invecchiamento. Queste filosofie furono condivise da una vasta schiera di giovani vignaioli che da quel momento portarono questo vino a livelli insperati sino a quel momento. La riduzione della resa per ettaro, il miglioramento delle tecniche di cantina, il maggiore invecchiamento dei vini in botti di rovere hanno permesso alla Barbera di divenire un vino di maggiori complessità, struttura e capace di durare nel tempo.

Oggi i 16′000 ettari lavorati corrispondono al 35% della superficie, è coltivata ovunque ma raggiunge la sua massima espressione nei territori d’Alba, Asti e del Casalese. Fuori dal Piemonte è conosciuta nell’Oltrepò Pavese, nei Colli Piacentini e in Franciacorta dove è ammessa all’elaborazione del Gutturnio e del Terre di Franciacorta rosso, mentre è sempre più spesso lavorata nel centro sud. Introdotta dagli emigranti italiani è presente anche in California ed in America Latina. Vitigno di buona vigoria, d’elevata e talvolta anche troppa fertilità, in annate particolarmente abbondanti stenta a portare a completa maturazione i suoi grappoli se le condizioni climatiche non sono più che buone. Raggiunge la maturazione tra la seconda metà di settembre ed i primi d’ottobre, ma considerata la spiccata acidità fissa e la scarsa tannicità le uve dovrebbero essere raccolte il più tardi possibile. Il grappolo è compatto, di media grandezza e di forma piramidale, gli acini sono ovali con una buccia di colore blu intenso e molto pruinosa; la polpa è molto succosa e dolce ma acidula.

Grazie alla sua versatilità è prodotta in più versioni dai vini più comuni spesso venduti sfusi ad ottime espressioni.

La versione giovane, elaborata anche nella versione vivace e frizzante, rappresenta il vino quotidiano. Questa tipologia è inserita sul mercato nella primavera successiva la vendemmia e vinificata ed affinata in acciaio ed in bottiglia.

La versione affinata è un vino più strutturato, soggiorna per qualche mese in botti di legno di varie dimensioni seguito da un affinamento di alcuni mesi in bottiglia; è immessa sul mercato nell’autunno successivo la vendemmia.

La versione Superiore è sicuramente la tipologia più importante, adatta anche ad una lunga conservazione in cantina. Vino strutturato, sviluppa profumi e sapori intensi e complessi, in gran parte derivanti dalla lunga permanenza in grandi botti di legno o barriques. I vini sono di colore rubino carico e di buona consistenza. Al naso colpiscono per l’intensità olfattiva, note di viola, rosa, ricordi di ciliegia, frutti neri di bosco, spezie e sfumature balsamiche. In bocca sono ricchi, succosi, morbidi, di spiccate sensazioni pseudocaloriche e marcati da una spiccata acidità e da una scarsa struttura tannica. Si abbinano perfettamente ai classici piatti della cucina tradizionale piemontese.

La Barbera genera in Piemonte sette denominazioni d’origine: Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato, Colli Tortonesi Barbera, Colli Novaresi Barbera, Pinerolese Barbera, Piemonte Barbera.

La Barbera d’Asti e del Monferrato
Il Monferrato si divide in tre zone: l’Astigiano comprende il territorio in provincia di Asti, zona che garantisce la maggiore produzione. Il Casalese si sviluppa attorno alla città di Casale Monferrato, mentre l’alto Monferrato, così definito per la posizione altimetrica più elevata, corrisponde alla zona meridionale situata al confine con la Liguria. Questa regione, considerata la patria del vitigno, dispone di due denominazioni create entrambe nel 1970. L’area di produzione della Barbera del Monferrato comprende oltre 200 comuni distribuiti tra la provincia di Alessandria (99 comuni) e quella d’Asti (118 comuni). Gran parte di questa superficie si sovrappone con quella della Barbera d’Asti, infatti le aziende che si trovano nei comuni Astigiani e in 51 di quella Alessandrina possono riportare in etichetta questa dicitura. Decenni di scarsa redditività nel campo viticolo unito all’attrazione che esercitavano negli anni ’60 i vicini centri industriali portarono all’abbandono delle vigne. Negli ultimi anni si è registrato un’inversione di tendenza, ai giovani rimasti si sono aggiunti imprenditori provenienti dal resto d’Italia o dall’estero, persone in grado d’investire sulle aziende agricole e sul territorio. Qui la Barbera ha trovato da secoli un habitat ideale per natura dei terreni, microclima ed esposizioni sui migliori versanti collinari.

Le colline del Monferrato tanto care alla barbera

È il vino più importante della zona Astigiana, con 5′800 ettari coltivati rappresenta la maggiore area lavorata a Barbera, qui le sono dedicate le zone collinari più vocate. Anche se la legislazione autorizza i produttori ad aggiungere sino al 15% di Freisa, Grignolino e Dolcetto le versioni più pregiate sono elaborate in purezza. Purtroppo la produzione locale genera vini di varia qualità, dai più comuni e poco piacevoli a interessanti versioni con un ottimo rapporto qualità-prezzo, sino a raggiungere l’eccellenza. A confermare la grande importanza rivestita da questo vino basta osservare le linee di produzione dei produttori astigiani, complete di tutte le varie tipologie.

La Barbera d’Alba
Questa denominazione fa riferimento ad un’area di circa 1′700 ettari che circonda il comune di Alba nelle Langhe. Zona collinare che comprende anche i comuni autorizzati alla produzione del Barolo (Barolo, La Morra, Serralunga d’Alba, Manforte d’Alba, …), quelli del Barbaresco (Barbaresco, Treiso, Neive) e del Roero situati su entrambe le sponde del fiume Tanaro. Qui la Barbera è giunta più tardi rispetto al Monferrato e non dispone dei terreni più pregiati in quanto essi sono occupati da sua maestà il Nebbiolo. Per questo motivo i produttori della zona propongono solo una o due etichette della denominazione Barbera d’Alba, mentre sono ben più numerose quelle proposte dalle uve Nebbiolo.

Rispetto alla versione astigiana è ottenuta esclusivamente da uve in purezza e grazie ad una produzione inferiore può garantire un livello medio più uniforme. È prevista anche la tipologia “Superiore”, le cui uve sono selezionate e raccolte in tutta l’area, ma alcune volte sono frutto di “crus” tradizionalmente baroliani. Questa tipologia dà vini di maggiore struttura e concentrazione, affinati per oltre due anni di cui almeno 12 mesi in botti di rovere. Bisogna distinguere tra i vini prodotti sulle due sponde del fiume Tanaro, nel Roero, situato sulla parte sinistra, la Barbera acquista finezza e prontezza, mentre su quella destra riferita alla zona del Barolo e del Barbaresco i vini risultano essere di maggiore carattere, più austeri e di maggiore longevità.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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