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Un pomeriggio con la famiglia Vaira a Barolo

Sono passati solo pochi giorni dall’ incontro con Aldo Vaira in terra ticinese, ma le sue parole e i suoi vini ci affascinarono talmente tanto da voler conoscere anche i luoghi dove Aldo, Milena, Giuseppe e Francesca svolgono con tanta passione la loro attività.

La cantina si trova a Vergne, la frazione più alta del comune di Barolo. I vigneti qui raggiungono i 400 metri, condizione che rende la maturazione delle uve più tardiva rispetto alle altre zone del comune. Le caratteristiche territoriali e micro-climatiche esaltano la freschezza aromatica e l’eleganza dei vini. Per raggiungere l’azienda abbiamo percorso la strada che congiunge La Morra a Barolo, tre chilometri che spaziano tra i vigneti di Serra, Cerequio, Brunate, Fossati. … e da dove si gode la vista di Castiglione Falletto, Serralunga, Monforte e Barolo, con l’Alta Langa a fare da sfondo.

L’arrivo e la selezione dei grappoli

Fermentazioni e rimontaggi in cantina

Il nostro arrivo in cantina avviene in uno dei momenti meno propizi, c’è molta concitazione. Le vendemmie sono in arrivo, le selezioni dei grappoli, la pigiatura, le fermentazioni, … Aldo è molto impegnato. Questo è sicuramente uno dei momenti più importanti di tutta la stagione.

È la figlia Francesca ad intrattenerci. Di solito le visite in cantine sono simili, ma qui niente è banale. Le sale sono illuminate da variopinte vetrate create da padre Costantino, simboleggiano lo stretto rapporto tra l’uomo e la natura, convinzione talmente forte da essere riportata anche sulle etichette del Barolo Albe e del Freisa Kyè.

Alcune delle vetrate dipinte da padre Costantino …

… e le etichette del Freisa Kyè e del Barolo Albe

Chiediamo a Francesca di spiegarci l’origine del nome Vajra, quella “j” ci incuriosisce.
“ In effetti, ci dice, fu un errore del nostro grafico, perché il nostro nome è scritto in modo classico: Vaira. Decidemmo comunque di mantenerlo come marchio sulle etichette … ”.

“ Prima pensavo di dover fare un vino che stupisse, poi ho capito di voler fare un vino che piacesse ”

Aldo Vaira

La simpatia di Francesca

Qualche minuto di meritato riposo per fare quattro chiacchiere e poi via, di nuovo al lavoro

Dalle parole di Milena traspare l’amore per la propria famiglia e la passione per la sua terra

Francesca ci accompagna anche durante la degustazione, anche se Aldo ci raggiunge frequentemente per consigliare le bottiglie da stappare. La gamma dei vini si può definire classica, spazia dalla fragranza delle versioni base del Dolcetto e della Barbera, alla complessità e all’equilibrio del Dolcetto Coste & Fossati e della Barbera Superiore. Dall’esuberanza del Langhe Nebbiolo, all’eleganza del Barolo Albe fino raggiungere la profondità del Barolo Bricco delle Viole.

Ma, come detto prima, qui niente è scontato, c’è anche del Riesling, del Pinot nero, del Freisa, dell’Albarossa e del Moscato.

Con il Langhe bianco Pietracine, Aldo ha voluto omaggiare il re di vitigni bianchi e tema di studio della sua tesi di laurea. Una versione meno nervosa e più morbida che quelle tradizionali tedesche o alsaziane, un bianco che sa aumentare le proprie complessità con il passare del tempo.

Il Freisa Kyè è sicuramente la versione più strutturata di questo tradizionale vitigno piemontese molto diffuso nel XIX secolo ma oggi in disuso; un vino schietto e di una certa rusticità.

L’etichetta manuale del Pinot nero

“ Una decina di anni fa, in una parte dei vigneti più alti di Vergne, ci è stato sconsigliato di coltivare il Nebbiolo. Quindi che fare ? Perché non sperimentare il Pinot nero, ci siamo detti ”.

La bottiglia porta un’etichetta scritta a mano, un vino ancora allo stato sperimentale e non commercializzato ma che ci sorprende. Conoscendo l’eleganza del Pinot borgognone questo si esprime con potenza e un’intensa carica tannica che lo avvicina al Nebbiolo. Vuoi vedere che qui anche il Pinot baroleggia ?

L’etichetta della Albarossa

L’Albarossa è un vitigno creato, nel 1938 dal professor Dalmasso, con un incrocio tra Nebbiolo (varietà Chatus) e Barbera, entrato solo nel 2000 a far parte dei vitigni raccomandati per le province d’Alessandria, Asti e Cuneo. Non so quanti sono i produttori che seguono questa varietà, Aldo ha deciso d’imbottigliarlo per la prima volta nel 2007, dopo una degustazione. Unisce il colore, l’alcolicità e la freschezza della Barbera, alla struttura tannica del Nebbiolo. Un vino curioso.

Nel frattempo ci ha raggiunti anche Milena, moglie di Aldo, una persona d’incredibile spontaneità. Con trasporto ci fa partecipi del nuovo progetto iniziato con l’acquisizione dell’azienda di Luigi Baudana a Serralunga d’Alba e affidata alle cure del figlio Giuseppe. Cerretta e Baudana sono crus che racchiudono il carattere austero e rubusto dei Baroli di Serralunga, ma che sotto la loro guida sapranno sicuramente esprimere anche maggiore finezza.

Moscato d’Asti, il nostro primo 2009

Per chiudere la degustazione Francesca corre in cantina a spillare dai contenitori d’acciaio un calice di Moscato d’Asti, ecco il nostro primo 2009. Si chiude con un Barolo Chinato, un Barolo Albe a cui è aggiunta una miscela di spezie ed erbe aromatiche che lo rendono piacevolmente amaro. Un vino consumato come digestivo o da accompagnare al tradizionale tortino al cioccolato.

A questo punto pensiamo di togliere il disturbo ma Milena suggerisce: “ Dai, facciamo un bel giro nelle vigne con il fuori strada ”

Ora si respira aria di campagna

Ci addentriamo dapprima nel Bricco delle Viole dove sono coltivate vigne di oltre 40 anni di Nebbiolo e Barbera. Sovrasta il Castello di La Volta, così chiamato perché durante un festino cadde, appunto, una volta, ci spiega Milena. Il maniero costeggia l’omonimo cru da cui i Vaira producono, assemblandolo con le vigne di Fossati e di Coste di Vergne, il Barolo Albe.

Chiedo perché un assemblaggio e non 3 diversi crus. “ Certo sarebbe bello, dice Milena. Questo è nei nostri intendimenti, ma purtroppo queste 3 parcelle hanno solo un’età tra i 10 e i 15 anni. Al momento sono ancora troppo giovani e non hanno la capacità di esprimere il vero carattere di questi importanti territori ”.

I vigneti che circondano l’azienda, sulla cima il Bricco delle Viole

 

Il Castello di La Volta visto dal Bricco delle Viole

Scendiamo al Castello per fare una passeggiata tra i filari, Il paesaggio è maestoso e spazia su Barolo e su tutta la Langa. I grappoli sono sani, assaggiamo i vinaccioli e la consistenza delle bucce per comprendere se il momento delle vendemmie si sta avvicinando, ma qui le raccolte non avverranno prima della metà di ottobre.

Due passi in vigna con vista sulle Langhe

 

La Morra vista dai filari di La Volta

 

Zio Germano con Milena

Il caldo sole settembrino sta calando

Il sole sta tramontando quindi è il momento di rientrare in cantina. La sera sta incombendo ma il lavoro non tende a dimuniure, stanno arrivando altre uve e bisogna immediatamente dare avvio alle fermentazioni. Ci stupiamo per il riguardo che la famiglia Vaira ha avuto nei nostri confronti benché molto impegnati, ma tutto questo non fa che rafforzare la nostra considerazione per queste persone.

Ci salutiamo promettendo di incontrarci in un momento più tranquillo.

Al nostro rientro a casa abbiamo inviato un e-mail di ringraziamenti per l’accoglienza ricevuta, ecco la loro risposta:  “ Grazie a Voi, per tutte le attenzioni e per la sete di conoscere fino in fondo il nostro lavoro ” .

Milena, Aldo e famiglia

Che dire ancora ? Solo un consiglio, visitateli se volete vivere belle emozioni  e comprendere cosa avete nel bicchiere …

Az. Agr. G. D. Vajra
Via delle Viole, 25 – Fraz. Vergne – 12060 Barolo (Cn)
Tel. 0173/56257 – Fax: 0173/56345
E-mail: gdvajra@tin.it

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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