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Toscana: Fattoria di Lamole a Greve in Chianti

Per raggiungere il paesello di Lamole si sale per una decina di chilometri la strada che porta verso il monte San Michele nel territorio di Grave in Chianti. Quando si giunge ai 600 metri della borgata si gode di un vasto panorama che dà su Panzano, Greve e le colline del Chiantigiano. Lamole è praticamente un terrazzo naturale nella vallata del torrente Greve protetto dai venti del nord dal monte San Michele, mentre da ovest arrivano i venti caldi provenienti dal mar Tirreno. Dei “vini di Lamole” e della loro bontà si parlava già nei secoli scorsi, testi che legano l’origine del “Sangioveto” a questo territorio.

Quando abbiamo stabilito con Franco Traversi l’ordine delle visite di questo nostro breve soggiorno toscano, ha fortemente voluto farci incontrare Paolo Socci proprietario della Fattoria di Lamole. “Non aspettatevi effetti speciali, è un artigiano, ma si tratta di un’azienda con un grande futuro …” furono le sue parole.

Paolo Socci ci riceve con disponibilità, ma soprattutto con tanta voglia di condividere con noi la passione per il proprio lavoro. La sua famiglia è legata alla storia di questo territorio fin dal 1071. Fu Giovanni Socci che nei primi anni del XX secolo ampliò la proprietà e iniziò la ricostruzione dei vigneti distrutti dalla filossera, poi nel 1924 fu uno dei fondatori della denominazione Chianti Classico. Negl’anni ’50, sotto l’impulso di Giorgio, padre di Paolo, quest’azienda fu goà annoverata tra le più reputate dell’area chiantigiana. Nel 2003 Fattoria di Lamole diventa proprietà di Paolo Socci. Il primo obiettivo fu quello di recuperare le vigne abbandonate in precedenza e di ricostruire i terrazzamenti caratteristici di Lamole negl’anni ’50. All’interno della proprietà è situato il Castello delle Stinche. Il maniero fu costruito dai Longobardi su un precedente insediamento romano e vigilava un’importante via di comunicazione. Oggi la proprietà s’estende su 270 ettari di cui 16 ettari dedicati alla vigna. Solo una piccola parte di queste uve sono imbottigliate all’origine mentre le altre sono conferite alla cantina sociale.

” Sono stati ricostruiti ben 7 km. di muri a secco che sostengono il terreno e che ne impediscono l’erosione. Si è passati da impianti che seguivano le pendenze, con filari che scendevano da nord a sud, a terrazzamenti con una direzione est-ovest. I nuovi allevamenti sono ad alberello, l’esposizione è inferiore che in precedenza ma le numerose pietre presenti nel suolo fanno un effetto “stufa”. I sassi assorbono il calore giornaliero dato dai raggi solari trattenendolo e rimandandolo alle piante durante le fresce notti. La fotosintesi si sviluppa in modo diverso esaltando nei vini l’intensità, la freschezza e la purezza dei profumi.  La densità d’impianto si è elevata a 7’200 ceppi per ettaro. I terreni sono un misto d’arenaria, sabbia, galestro e argilla. 

La degustazione dei vini di Lamole

Dopo tanto entusiasmo eccoci impazienti e pronti alla degustazione, la cantina è piccola ma per fortuna la giornata è soleggiata quindi tutti fuori in giardino. Dobbiamo aggiungere che la lavorazione del vigneto segue i metodi della coltura biologica, le vinificazioni avvengono nel modo più semplice possibile in vasche d’acciaio e che i vini maturano in barriques usate per più passaggi. La produzione si aggira sulle 5’000 bottiglie annue, vini che difficilmente si trovano sui classici circuiti commerciali.

Stinche Bianco 2008 : L’unico bianco della casa, un assemblaggio tra Sauvignon blanc e Chardonnay, provenienti da vigne impiantate nel 1991 e situate in prossimità del Castello delle Stinche. Le vendemmie dello Chardonnay ritardano una 15 di giorni rispetto a quelle del Sauvignon; qui lo Chardonnay conferisce struttura mentre il Sauvignon dà freschezza e aromaticità. Un vino esuberante con intensi profumi di frutti esotici, floreali ed erbe aromatiche. È lineare e fresco con un finale piacevolmente aromatico. Molto fine e delicato.

Chianti Classico Vigna Castello di Lamole 2006 : Assieme al Sangiovese è assemblata una piccola percentuale di Merlot. Il primo rosso della degustazione ci entusiasma, i suoi profumi sono intensi, freschi e nitidissimi: violetta, piccoli frutti rossi di bosco, liquirizia. Ha energia e tensione, i tannini sono patinati e danno eleganza ad un finale sapido, equilibrato e fine qualità aromatica. Una vera delizia.

Chianti Classico Vigna Castello di Lamole Riserva 2006 : In questo caso il Sangiovese è stato completato con una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon. È un vino meno immediato del precedente, al primo naso è piuttosto trattenuto nella sua espressione aromatica ma ha fondo e materia. L’attacco gustativo dà equilibrio e struttura, le complessità si sviluppano via via con una texture vellutata e fitta, mentre l’acidità conferisce brio e profondità. Chiude con ritorni di ciliegia, speziati e balsamici. Un vino di spessore con una bellissima bevibilità e digeribilità, sensazioni confermate dalle 4-5 bottiglie consumate al ristorante dopo la degustazione.

Chianti Classico Vigna Grospoli 2007 : Grospoli è una vigna di circa un ettaro occupata esclusivamente dal Sangiovese e situata sui terrazzamenti restaurati di Lamole. In vino che ci presenta è inebriante per freschezza e qualità aromatica: note di violetta, ciliegia, fragola, la dolcezza della vaniglia, … si susseguono nel bicchiere. Associa l’armonia, l’equilibrio e la finezza di un gran vino.

Una degustazione che ricorderemo a lungo, quindi un caro grazie all’amico Franco Traversi per il suo ostinato suggerimento.

La galleria fotografica

Fattoria di Lamole

I-50020 – Lamole – Greve in Chianti (Firenze) Italia
Tel./Fax. +39.055.854.7065 – info@fattoriadilamole.it

Informazioni su Stefano & Giorgio ()
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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