Marchesi di Barolo: Barolo 1970

Oggi chi fà parlare del Barolo sono i vari Sandrone, Vaira, Altare, Grasso, Massolino, i Conterno, i Mascarello, …, ma quarant’anni fa le loro famiglie o vendevano le uve alle cooperative o si accupavano di altre coltivazioni. Chi invece era allora all’avanguardia erano i Marchesi di Barolo, azienda che ha fatto la storia di Barolo e del suo vino. La storia della Marchesi di Barolo, anticamente appartenuta ai Marchesi Falletti, s’intreccia con grandi nomi della storia piemontese e d’Italia come il Conte Camillo di Cavour, il Conte Odart e in particolare la Marchesa Giulia Colbert di Maulèvrier. La Marchesa, pronipote del Ministro delle Finanze del Re Sole, sposò nel 1806 il Marchese Carlo Tancredi Falletti e alloggiò al Castello di Barolo, proprio di fronte agli stabili sede dell’azienda.

Nel suo libro “Il Paese del Barolo”, il Canonico Domenico Massè, scriveva a chiare lettere che: “ … a creare quel tipo di vino che va ora sotto il titolo di Barolo furono i Marchesi Falletti al principio dell’ottocento, i quali lo producevano con ogni cura nelle loro estesissime tenute di Barolo… chi, dopo i Marchesi Falletti molto contribuì a dare fama al Barolo… fu il Conte Camillo di Cavour, il quale chiamò il Conte Odart nel suo Castello di Grinzane a fabbricare quel famosissimo Barolo che egli faceva servire ai suoi pranzi diplomatici, ove formava la delizia e l’ammirazione dei buongustai ”.

Alla fine del XIX secolo fu Pietro Abbona a condurre l’azienda, famiglia tuttora proprietaria dell’azienda.

Così Massimo Martinelli lo descrive nel libro “Il Barolo come lo sento io” : “ Fra i personaggi legati al nome del Barolo alcuni possono essere definiti storici, veri e propri pionieri…. Il primo posto va al commendator Pietro Abbona, vero e proprio patriarca del Barolo… che fece conoscere, alfiere indiscusso, il vino della sua terra in tutto il mondo. Vero è che la sua era la cantina dove il Barolo mosse i primi passi storici. Le sue botti (e sono in parte le stesse che si possono ancora ammirare nelle cantine in Barolo) erano, infatti, patrimonio della Marchesa Falletti. Il commendator Abbona ereditò tradizione, amore alle vigne, alla cantina, al vino ed ha portato la sua etichetta dove figuravano i castelli di Barolo e di Serralunga ovunque sulle mense più lontane. Ed è con piacere che gli si riconosce questo grande merito ”.

È sempre difficile degustare una bottiglia dopo quarant’anni, in particolare perchè non si conosce dove e come è stato conservato in tutto questo tempo, ma questa bottiglia ci rivelerà vivissime sensazioni.

Si veste splendidamente e, che bouquet, che complessità ed eleganza. Man mano che il tempo passa offre una successione incredibile d’aromi. Spezie a go go, chiodi di garofano, cannella, ritrovo le speziature del Barolo chinato, liquore al caffè, cacao, liquiriza, concentrato balsamico, muschio, terra, tartufo, torbato, foglie secche, amarena sotto spirito, … È ancora vivo e dinamico, ha tannini ancora presenti e un finale che sembra una sinfonia. Veramente un grande vino.

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