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Prodotti chimici, coltura biodinamica e valorizzazione del terroir.

Ecco come un tema già discusso nei primi decenni del ventesimo secolo possa diventare d’attualità nel terzo millennio. Anche la viticoltura non è sfuggita a questo confronto, anche se fino agli anni ’90 eravamo poco propensi ad affrontare questi argomenti. Oggi invece parliamo spesso di produzione integrata, biologica o biodinamica come di mode o tendenze per restare al passo, ma proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Sappiamo benissimo che l’utilizzo di prodotti chimici ha un effetto efficace contro molte malattie ma nocivo e devastante per la vita micro-biologica dei suoli, per questo la viticoltura moderna ha cercato di adattare forme di coltura alternative. La pratica più usata per favorirne la moderazione è la produzione integrata che prevede sì una protezione antiparassitaria, ma esclusivamente in annate climatiche particolari o quando strettamente necessaria.


Lavori in vigna alla Romanée di Louis-Michel Liger-Belair

La consapevolezza e la necessità di un’agricoltura più rispettosa è molto cresciuta negli ultimi anni e con essa la pratica di metodi colturali biologici, che si basano su un principio chiaro e imprescindibile, evitare l’uso di prodotti chimici di sintesi, anche se sono ammessi derivati di rame e zolfo in una certa quantità.

L’estremo di questo concetto è valorizzato dalla biodinamica, un metodo che affascina ma che divide gli appassionati, spesso increduli e diffidenti verso questi concetti. La biodinamica è una metodologia fondata su solide conoscenze scientifiche, non è solamente una pratica ma, bensì, una vera e propria filosofia fondata nel 1924 dal Rudolph Steiner. In quell’anno partecipò a un raduno di agricoltori tedeschi organizzato per ovviare ai problemi generati da una coltura di tipo fisico-chimico. L’occasione portò alla divulgazione delle sue teorie che prevedevano una complessa relazione tra la pianta (organo vivente), il terreno, l’animale, l’uomo, il pianeta e il suo sistema.
Complicato vero ? infatti, per di vedere le prime applicazioni nella viticoltura dovettero passare ben ottanta anni.
Ma quali sono gli effetti pratici sulla vigna ? bisogna considerarlo un lavoro in profondità, si lavora più sul terreno e solo di riflesso sulle viti, permettendo di ricostituire e mantenere la vita micro-biologica dei suoli. Questi benefici incidono indirettamente sulle piante rendendole più attive, sane e capaci di difendersi autonomamente dai parassiti e dalle malattie. Questa resistenza darà alla vite una maggiore capacità d’invecchiamento e con un alto potenziale nutritivo così da offrire frutti più sani e ricchi di sostanze minerali.
Anche in questo caso l’apporto umano incide sul risultato, per attivare i terreni o proteggere le piante sono applicati composti e preparati di tipo omeopatico. Sono attività preventive e sono prodotti da sostanze naturali quali letame, corna bovine, quarzo, fiori di tarassaco, achillea, camomilla, valeriana, piante quali ortica e parti di piante quali la corteccia di quercia, …

Dagli anni ’20 vari scienziati e studiosi hanno dimostrato l’influenza diretta degli effetti cosmici e lunari sulle piante. Dopo lunghe verifiche negli anni ’50 Maria Thun stilò un calendario per le semine e le pratiche colturali in relazione alle costellazioni e ai quattro elementi: terra, acqua, aria e sole.

L’agricoltura biodinamica è particolarmente in voga in Francia, soprattutto in quelle zone come la Borgogna e l’Alsazia, dove è riconosciuta l’espressione del terroir e il nome del vigneto (cru) è riportato nelle varie denominazioni. Anche nella Loira e nella Champagne questa pratica ha molto seguito, i motivi sono chiari, il rafforzamento delle piante permette alle radici di scendere in profondità fino a trovare tutte le sostanze necessarie a caratterizzare il vino. Nel bordolese solo ultimamente alcuni Châteaux hanno iniziato a strutturare secondo questi concetti la loro organizzazione, ma siamo sicuri che nei prossimi anni altri imboccheranno questa strada.

Domaine de la Romanée Conti, Leflaive, Comte de Lafon, Rossignol-Trapet, Joly, Mellot, Larmandier-Bernier, Sélosse, Deiss, Josmayer, … sono aziende molto riconosciute e hanno costruito sul valore del terroir il loro carattere. Ecco secondo alcuni produttori di grido quali sono le caratteristiche di questa coltura:

Nicolas Rossignol (Rossignol-Trapet – Borgogna): “la dinamizzazione è un lavoro in profondità, si occupa soprattutto delle radici e del suolo, l’alta densità dei nostri impianti (circa 12’000 ceppi per ettaro) costringe le piante a scendere nella roccia calcarea per trovare il nutrimento e le sostanze minerali”

Anne-Claude Leflaive (Domaine Leflaive – Borgogna): “dopo sette anni di viticoltura biodinamica i mosti sono più equilibrati e l’effetto dei lieviti naturali più efficace, le fermentazioni sono più lunghe guadagnando in complessità, finezza e con una maggiore precisione nell’espressione del territorio”

Dominique Lafon (Comte de Lafon – Borgogna): “la biodinamica vivifica i suoli e ridà gioventù alle vigne così da ritrovare la naturale resistenza alle aggressioni. Porta molta soddisfazione al nostro lavoro, ogni vignaiolo potrà adattare le pratiche alle proprie esigenze”

Jean-Louis Trapet (Trapet Père & Fils – Borgogna): “immediatamente,  da quando ho rilevato l’azienda familiare, sono stato attratto dalla viticoltura biologica, prima, e da quella biodinamica, poi. I principi di quest’ultima permettono di rispettare i nostri suoli e la vita che vi si sviluppa stimolando le attività organiche del territorio. Nei vini troverete la mineralità dei diversi vigneti con grande generosità”

Pierre Larmandier (Larmandier-Bernier – Champagne): “una presa di coscienza seguente ad alcune visite presso grandi vignaioli alsaziani e borgognoni mi ha avvicinato a questi metodi. Cosi all’inizio degli anni ’90 iniziammo dapprima con la sospensione dei diserbanti fino praticare la biodinamica qualche anno più tardi su la totalità delle parcelle”

Aubert de Villaine (Romanée-Conti – Borgogna): “l’apporto della biodinamica ci rende convinti di far parte di un sistema inscindibile che comprende il suolo, la vigna e l’uomo. Il vignaiolo non dovrà in nessun caso dare un proprio stile ma lavorare con semplicità e naturalezza”

Louis-Michel Liger-Belair (Comte Liger-Belair – Borgogna): “ho il privilegio di coltivare quattro parcelle a Vosne-Romane a una distanza tra loro di un centinaio di metri e due, Clos du Château e la  Colombière, separati da una stradina. Stesso lavoro in vigna, stesso rendimento e stesse vinificazioni, il risultato ? dei vini completamente diversi”

Conoscendo personalmente diversi di questi “artigiani” della vigna, possiamo testimoniare la nostra ammirazione per il loro lavoro. Possiamo però affermare che praticare la biodinamica non è garanzia di qualità, ma se è associata a grandi territori i vini prodotti potranno farci sognare.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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