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La Route des Grands Crus della Côte d’Or

” La Borgogna suscita in noi grandi passioni ed emozioni, quindi cosa di meglio, in una giornata uggiosa e tipicamente autunnale, ricordare questi splendidi scenari. Pensiamo che il migliore modo per coinvolgervi emotivamente sia quello di percorrere la Route des Grands Crus, una stradina che taglia in due i magici vigneti della Côte d’Or …”

La Côte d’Or è una strisciadi vigneti che si estende dai sobborghi di Digione, a nord, fino a Santenay e che prende il nome dal colore oro dei vigneti nel periodo autunnale. Circa 50 chilometri delimitati, ad ovest, da un altopiano boscoso alla sommità delle colline e dalla pianura dove scorre il fiume Saône, ad est.

La Côte d’Or prende il nome dal colore dei vigneti in autunno

Gevrey-Chambertin, Morey-Saint Denis, Chambolle-Musigny, …: i piccoli villaggi si susseguono, immersi nei vigneti e costituiti per ospitare le persone che lavoravano le vigne gestite, nei secoli scorsi, dalle comunità religiose che occupavano le abbazie della zona. La storia è uno de fattori che contribuisce ad aggiungere fascino ai vini di questa regione, tradizioni che si respirano e si percepiscono in ogni momento ed in ogni luogo. Basta, infatti, visitare le cantine secolari dei produttori o osservare i muretti e le entrate, oramai semi distrutte, che circondano i “clos” per capire quanto la cultura sia radicata.

Tra il 600 ed il 1100 i monaci vignaioli provenienti dalle abbazie di Citeaux, Cluny, Bèze e molte altre fondarono i mitici “grands crus” di Clos de Bèze, Clos de Vougeot, Clos de Tart,… ed impiantarono altri vigneti nelle zone più adatte alla viticoltura. Introdussero il termine “cru”, utilizzato per definire i migliori appezzamenti e ne tracciarono i confini con dei muri, perimetri che sono rimasti gli stessi fino ad oggi. In questo periodo si affermò l’identità del territorio, i vari vigneti furono classificati in modo naturale in funzione della qualità dei terreni e gran parte delle denominazioni attuali erano già conosciute all’epoca. Dopo la rivoluzione francese, alla fine del XVIII secolo, le terre della nobiltà e della chiesa furono confiscate, divise in piccoli lotti e ridistribuite tra i contadini locali. Ad esempio i 50 ettari del prestigioso Clos de Vougeot sono suddivisi tra circa ottanta proprietari. Dopo il flagello della filossera che distrusse quasi l’intero vigneto furono reimpiantate esclusivamente le aree più vocate favorendo così una viticoltura di maggior qualità. Esistono alcune eccezioni e riguardano alcuni “crus” di Nuits-Saint Georges dove si trovano ceppi a piede franco cioè pre-filossera, vigneti che vantano un’età che raggiunge i 120 anni.

Clos-St. Jacques all’entrata della Combe de Laveau

Dal punto di vista geologico la Côte d’Or è suddivisa in due côte. La roccia calcarea di antichissime origini della Côte de Nuits, la più nord, è adatta in modo particolare al Pinot Nero. Così chiamata perché in epoca romana era ricoperta da una foresta di noci, genera vini di grande personalità e longevità, ma con caratteristiche diverse a seconda del comune e dai “climats” di provenienza delle uve.
La città di Beaune da, invece, il nome all’omonima Côte. La grande maggioranza dei suoi vigneti si snodano a sud del capoluogo e danno origine in eguale misura a vini rossi e bianchi. Infatti su un tipo di roccia calcarea di recente formazione, rispetto a quella della Côte de Nuits, il Pinot Nero e lo Chardonnay si esaltano generando vini di particolare finezza, mineralità e longevità.
Ai nostri occhi le due Côte appaiono come una zona collinare caratterizzata da leggere pendenze che si eleva tra i 200 e i 500 metri. L’area di maggiore vocazione corrisponde alla fascia compresa tra la zona boschiva superiore ed il percorso della strada nazionale N74.

Le denominazioni comunali o villages si trovano nella parte inferiore e in quella più alta della collina. La zona confinante con la statale è pianeggiante e poco drenante, mentre la parte alta della collina ha maggiori pendenze ma spesso un’insufficiente irradiazione solare e una forte esposizione ai venti freddi, condizioni che non favoriscono, in certe annate, la migliore maturazione delle uve.
Le zone dove si trovano le condizioni più favorevoli si trovano in media collina dove si sviluppano i migliori appezzamenti classificati Premiers e Grands Crus.

Al di fuori di queste zone i vini sono in genere leggeri, da consumare entro pochi anni e portano le varie diciture regionali “Bourgogne”. In effetti sulle cime delle colline il clima è meno clemente e le uve raggiungono la maturazione con maggiore difficoltà, mentre i vigneti sparsi nella vallata ad est della N74 sono soggetti a frequenti gelate primaverili.

I migliori “climats” sono rivolti verso est e sud-est, sono quindi favoriti dall’irradiazione del sole mattutino che riscalda gradatamente il terreno trattenendo il calore tutto il giorno. Sono ben protetti dai venti che soffiano da sud-ovest e che portano le piogge e, anche se le pendenze sono lievi, l’argilla contenuta nel terreno favorisce l’ideale drenaggio. Il leggero strato di terra, che spesso ha difficoltà a ricoprire la roccia calcarea, permette alle radici delle viti di scendere nelle fessure della roccia per trovare il naturale nutrimento. Si dice che il suolo cambia ad ogni passo, infatti in pochi posti al mondo le sue caratteristiche riescono ad influenzare in tal modo i vini prodotti.

LA ROUTE DE GRANDS CRUS

“Il nostro viaggio in queste magiche terre inizia a Gevrey-Chambertin e rappresenta un’emozionante girovagare in direzione sud attraverso vigneti e piccoli villaggi, il cui nome basta per celebrarne la gloria …”

A Gevrey-Chambertin inizia quella che è definita la Côte des Grands Crus della Côte d’Or. Rappresenta uno dei maggiori centri della zona, sia per numero di abitanti che per la superficie a vigneto. Fu il primo, nel 1847, a ricevere l’autorizzazione ad associare il proprio nome con quello del vigneto più famoso: Chambertin. Le vigne si sviluppano sui due lati della vallata di Lavaux da cui scendono le correnti fredde notturne che determinano una forte escursione termica molto gradita al Pinot Nero.

 

La cabotte di Pierre Damoy a Chambertin-Clos de Bèze

Le denominazioni Premiers Crus si estendono a nord dell’abitato in quella che viene detta la Côte de Saint-Jacques, zona dove le vigne salgono fino ai 350 metri di altezza. Dalla parte opposta in direzione sud si apre la Côte des Grands Crus, qui sono compresi ben 9 dei 24 dei vigneti più rinomati della Côte de Nuits. Sono tutti raggruppati tra il villaggio e il confine con Morey-St. Denis divisi da una strada panoramica chiamata Route des Grands Crus. Delimitati dalla strada e dalla zona boschiva superiore sfilano in successione: Mazis, Ruchottes, situato sopra Mazis, Clos de Bèze, Chambertin e Latricières. Mentre compresi tra la strada e la pianura sottostante si dispongono i “climats” di Chapelle, Griotte, Charmes e Mazoyères. Questi vini sono riconosciuti per la loro potenza, associano volume, tannini intensi a una freschezza di buon livello. Il potenziale d’invecchiamento è enorme.

Morey-Saint Denis è l’ideale prolungamento del settore Grand Cru di Gevrey. Nella parte superiore la strada si estendono, per tutta la larghezza del territorio comunale, Clos de la Roche, Clos Saint Denis, Clos des Lambrays, Clos-du Tart e una piccolissima parte di Bonnes-Mares, mentre al di sotto si sviluppano interessanti Premiers Crus. È notevole come una delle più piccole aree viticole della Côte possa presentare ben quattro Grands Crus, in corrispondenza al 30% della superficie viticola, contro una media regionale del 2%. Il carattere dei vini associa la morbidezza e la finezza di Chambolle e la struttura e la potenza di Gevrey, vini che esprimono note speziate e selvaggie.

Il villaggio di Morey-St. Denis visto dalla collina (foto Burgundy Report)

Bonnes-Mares unisce Morey-Saint Denis a Chambolle-Musigny. Il pittoresco villaggio deve il suo nome al termine “Cambala” con cui le popolazioni galliche chiamavano l’area. La sua creazione risale al XII secolo, sembra che i primi abitanti furono dei laici che lavoravano presso i monaci di Cîteaux nei vigneti di Clos de Vougeot. La roccia calcarea che costituisce il sotto suolo di Chambolle costringe le radici delle viti ad estendersi in profondità conferendo ai vini una nota minerale e una particolare finezza. Alle due estremità del villaggio ben protetti dai venti si situano i due Grands Crus di Bonnes Mares, a nord, e Musigny, più a sud. Tra i due una vasta successione di Premiers Crus. Tra questi la migliori quotazioni sono raggiunte da Les Amoureuses, da cui si ottengono vini di estrema finezza e eleganza, una parcella non classificata Grand Cru ma che si esprime allo stesso livello. L’eccezionale diversità della Borgogna è confermata dal fatto che i due Grands Crus presenti in questo comune rivendicano la loro originalità: Bonnes-Mares e Musigny non sembrano provenire dalla stessa zona tante sono le loro differenze.

Il Grand Cru di Bonnes Mares a Chambolle-Musigny

Da Musigny si gode una bella panoramica del Castello di Clos de Vougeot e del vigneto che lo circonda. Il villaggio di Vougeot prende il nome dalla Vouge, un piccolo corso d’acqua che lo separa da Chambolle. È abitato da poche anime ed è legato a filo diretto con l’omonimo e rinomatissimo “Clos”, tanto da trascurare il rimanente della produzione, basata su alcuni validi Premiers Crus e da rari vini bianchi.

La denominazione Grand Cru circonda il castello costruito dai monaci a partire dall’anno 1150 per onorare l’abate di Cîteaux. Il maniero restò di loro proprietà sino al 1791 quando fu dichiarato “bene nazionale” e in seguito venduto. Dopo vari passaggi di proprietà fu ceduto da Ètienne Camuzet alla Confrérie des Chevalier du Tastevin nel 1944. Oggi visitandolo si possono ancora osservare quattro grandi presse originali conservate in buono stato, una di queste fu restaurata e messa in funzione per celebrare il periodo della vendemmia. Per delimitare i confini del vigneto i monaci costruirono un muro perimetrale, tuttora esistente, raccogliendo le pietre nel vicino Clos de la Perrière, poi classificato Premier Cru.

Château de la Tour e il famoso Château de Clos Vougeot

Di dimensioni eccezionali per un Grand Cru, oggi è suddiviso in più di 80 parcelle di proprietà diverse, aziende che, salvo Château de la Tour, vinificano al di fuori delle mura di cinta. Già all’epoca i monaci Cistercensi avevano compreso le diverse potenzialità delle varie zone producendo tre diverse cuvées. Le uve vendemmiate nella parte più alta erano destinate alla “Cuvée des papes”, quelle della parte centrale alla “Cuvée des rois”, mentre dalla parte bassa, ritenuta la meno favorevole, si otteneva la Cuvée des moines”. Ancora oggi il vino rappresenta l’unione di varie parcelle, fatta eccezione per i vini di Anne Gros e di Gros Frère & Sœur che producono rispettivamente un Clos de Vougeot Maupertui e un Clos de Vougeot Musigni, cioè il Cru nel Cru.

Aggirando il Clos nella sua parte ovest, la stradina sterrata ci porta nel comune di Flagey-Échezeaux, un settore spesso sottovalutato benché siano presenti due Grands Crus: Échezeaux e Grands Échezeaux. Sono vigneti di recente costituzione, confinanti con Musigny e Clos de Vougeot e oscurati dalla presenza, nelle immediate vicinanze, dei “mitici” Grands Crus di Vosne-Romanée.

Romanée-Conti, Romanée, Romanée-Saint-Vivant, Richebourg, La Tâche, La Grande Rue, qui le stradine si intersecano e avvolgono dei fazzoletti di terreno che salgono sulla collina con leggere e rocciose pendenze. Quest’area è meta di turisti ed appassionati venuti fin qui per brindare e celebrare il “mito”.

La stradina che divide i famosi Grands Crus di Vosne-Romanée

Questi appezzamenti erano già conosciuti tra il 1200 ed il 1500, in piena epoca monastica, furono dichiarati beni nazionali dopo la rivoluzione francese. frazionati e venduti. Oggi alcuni di loro sono di proprietà esclusiva di alcune famiglie o aziende: la Romanée-Conti e la Tâche sono di proprietà del Domaine de la Romanée-Conti mentre la Romanée è ritornata, da alcuni anni, nelle mani della famiglia di Louis-Michel Liger-Belair. Con i suoi 0.85 ettari questa parcella rappresenta la più piccola “appellation” di tutta la Francia. Un insieme di vigneti che rappresentano un patrimonio d’inestimabile valore che contribuisce ad elevare il prezzo di mercato di queste rare bottiglie ambite in tutti gli appassionati.

Château de Nuits-St. Georges (foto Bunpei Someya)

A Vosne-Romaée termina anche la prima parte della Route des Grands Crus perché Nuit-Saint Georges, il prossimo comune che attraversiamo, è sprovvisto di questo genere di denominazione. È il comune più popolato e di maggiore interesse commerciale della Côte de Nuits, è infatti sede delle maggiori case commerciali della zona. Il suo pregio è una vasta area di vigneti classificati Premiers Crus che si suddivide ai lati nord e sud del centro abitato.

Le due diverse aree vantano caratteristiche geologiche diverse che influiscono sulla personalità dei vini. In modo generale sono di colore intenso, evocano in gioventù la ciliegia, la fragola e il cassis, mentre con l’invecchiamento il bouquet evolve su maggiori complessità. Corposi e ben strutturati, sono considerati come i più tannici della Borgogna, vini che necessitano un giusto periodo per fondere tutte le componenti gustative.

Nuits-Saint Georges è l’ultimo comune viticolo della Côte de Nuits, lasciandolo si nota un cambiamento paesaggistico infatti i vigneti lasciano spazio, per qualche chilometro, a cave di granito.

La strada attorno ai vigneti riparte dalla montagna di Corton dove inizia la Côte de Beaune.
Su questo dosso, ricoperto alla sommità da una zona boschiva, si snodano i primi due Grands Crus, l’ultimo dedicato al Pinot Nero ed il primo occupato dallo Chardonnay: Corton Rouge e Corton-Charlemagne. Al Pinot Nero sono dedicati i vigneti che guardano da est a sud-ovest. La denominazione Corton Rouge è la più estesa di tutta la Côte d’Or e sono riuniti una trentina di vigneti che hanno ciascuno una propria identità.

Il dosso di Corton, l’unione tra il pinot e lo chardonnay

Lo Chardonnay invece trova le ideali condizioni sul versante ovest della collina, quello che guarda verso Savigny-les-Beaune e Pernand-Vergelesses. È l’unico vigneto della Borgogna che porta il nome di due imperatori Curtis d’Othon e Carlomagno. Una leggenda avvolge questa “appellation”, all’epoca di Carlomagno l’intero vigneto era coltivato a Pinot Nero quindi la produzione era esclusivamente di vini rossi. Grazie al fatto che l’imperatore durante la sua vecchiaia rovesciava i calici di vino rosso sulla sua folta barba bianca si decise di produrre del vino bianco e di conseguenza di sostituirlo con lo Chardonnay. Il cuore della denominazione è la frazione detta “Le Chalemagne” da queste vigne nascono vini di grande consistenza, elegante mineralità ed equilibrata grassezza, caratteristiche necessarie per dare vini di accentuata finezza e di grande longevità.

Scendendo verso Beaune sfioriamo i vigneti cittadini che si trovano sulle colline ad ovest della città, gran parte dei quali classificati Premiers Crus e di proprietà dalle grandi Maison con sede in città.

L’interno dell’Hospices de Beaune

Beaune è considerata la capitale vinicola ed il principale centro commerciale della regione. Il centro storico è circondato da mura che servivano per proteggerla da eventuali attacchi nemici, ma nell’ultimo ventennio l’abitato si è allargato lambendo la collina ed estendendosi nella pianura. All’interno dei bastioni sono ben visibili le tracce della presenza dei Duchi di Borgogna. Il simbolo principale è rappresentato dall’Hospices Beaune. Fu costruito nel 1443 con il nome di Hôtel de Dieu grazie a Nicolas Rolin, cancelliere del Duca Philippe le Bon. Concepito come ospedale per gli effetti della Guerra dei Cent’anni, ospitò feriti, malati ed orfani fino al XIX secolo. Nell’ultimo secolo furono cambiati gli interessi e le attività, ora è adibito a museo culturale e una delle attività principali è rappresentata dalla viticoltura. Grazie a varie donazioni la superficie a vigneto raggiunge, oggi, i 60 ettari. Ventitre viticoltori si occupano di queste terre sparse nelle migliori denominazioni Premiers Crus e Grands Crus. La produzione è caratterizzata una quarantina di cuvées che portano il nome dei benefattori dell’istituto. Da oltre 145 anni la terza domenica di novembre le botti di vino sono vendute all’asta ed il ricavato è devoluto per lo sviluppo di opere benefiche.

A Beaune la N74 corre attorno alle mura cittadine in un “Boulevard” a diverse corsie e a senso unico. Giunti a sud della città la segnaletica ci indica la strada per Pommard, una delle famose destinazioni della Côte de Beaune, che dista solo qualche chilometro. All’imbocco del paese svoltiamo a destra, lasciando la strada principale, per immetterci di nuovo sulla Route des Grands Crus. Subito i paesaggi ritornano ad essere maestosi: vigne, vigne e ancora vigne …, dedicate al Pinot Nero, perché lo Chardonnay lo incontreremo solo più a sud.

La Routte des Grands Crus che costeggia Pommard Les Epenots

Les Epenots, Clos des Epeneaux, les Charmots, les Pézerolles, … sono i più rinomati Premiers Crus che incontriamo prima di entrare nel centro di Pammard. Oltre ancora vigneti: les Rugiens, les Poutures, …. Benché siano situati nello stesso comune i due settori presentano caratteristiche geologiche tanto diverse da riflettersi nel carattere dei vini. I vini del versante nord, verso Beaune, sintetizzano una maggiore eleganza e finezza rispetto a quelli più a sud, dove troviamo vini più potenti e strutturati e con una grande capacità d’invecchiamento: les Rugiens ne sono l’esempio più rappresentativo.

Fuori Pommard la stradina comincia a salire, infatti l’abitato di Volnay si trova nella parte più alta del comune al limite con la zona boschiva. Da qui si gode una magnifica vista sui vigneti sottostanti e sull’intera vallata. I vini di questo comune sono conosciuti esclusivamente dagli appassionati. Vini rossi che, grazie allo stesso substrato calcareo presente a Chambolle-Musigny, esprimono grande eleganza ed una fine impronta aromatica.

La Pousse d’Or a Volnay

Si ridiscende nella pianura per raggiungere Meursault, il comune che apre ufficialmente la porta a quella che viene universalmente riconosciuta come la Côte des Blancs, tempio dei più prestigiosi vini bianchi. Una terra che esalta lo Chardonnay.

Qui bisogna proprio venirci, altrimenti è difficile immaginare quello che si propone ai nostri occhi: un enorme vigneto con inserite qualche nucleo abitativo. A Meursault abbiamo lasciato il cuore ed alcuni amici che sanno alimentare il nostro entusiasmo. Nella pianura si estende la denominazione “village”, la prima a proporre vini di espressione territoriale, cioè con la specificazione del vigneto di provenienza accanto la dicitura Meursault.

Rue de la Velle ci porta fuori dall’abitato, qualche centinaio di metri poi la stradina svolta a destra e inizia a salire lievemente, le indicazioni posizionate sui muretti perimetrali dei vigneti citano: les Poruzot, les Gouttes d’Or, les Bouchères, les Genevrières, les Perrières, …, mamma mia che brividi.

Il campanile di Meursault al tramonto

Merursault non possiede alcun Grands Crus ma alcuni di questi eccellono allo stesso livello, sia per carattere che per longevità. Vini che non esprimono le caratteristiche varietali dello Chardonnay ma bensì la mineralità e la ricchezza di questo grande territorio.

Ancora qualche metro ed il cartello stradale indica Puligny-Montrachet, eccoci in un’altra mitica zona: quella dei Montrachet. A fare loro da scudieri su Puligny e divisi solamente da una stradina troviamo due pregiati Premiers Crus: le Cailleret e les Pucelles, climats non divenuti Grands Crus solamente per motivi politici e non certo per la scarsa qualità dei vini.

Clos de la Pucelle e Puligny sullo sfondo

Solo la leggenda, diffusa all’inizio del XX secolo da Jacques Prieur e da Vincent Leflaive, può spiegare l’origine dei nomi di questi vigneti. “Il signore di Puligny per consolarsi della morte dell’unico figlio (le chevalier) avvenuta durante le crociate ebbe da una vergine (la pucelle) un figlio illegittimo (le bâtard). Al momento del riconoscimento del piccolo la popolazione si riunì al castello per dare il proprio benvenuto (bievenue au bâtard)”.

Montrachet, Bâtard-Montrachet, Chevalier-Montrachet, Bienvenues-Bâtard-Montrachet e Criots-Bâtard-Montrachet.

Fu così definito: Montrachet, il padre, Chevalier-Montrachet, il figlio scomparso e Bâtard-Montrachet, il figlio illegittimo.

Chassagne-Montrachet tra le nebbie mattutine

Montrachet e Bâtard-Montrachet rappresentano il trait-union tra Puligny e Chassagne, sono intatti divisi in parti quasi uguali dai due comuni, mentre Criots-Bâtard-Montrachet, il più piccolo, si estende esclusivamente su Chassagne. A prima vista li accomuna un terreno povero dove le radici dei ceppi possono infiltrarsi nella roccia calcarea per trovare l’evidente mineralità, un terreno dove solo la vite poteva dare eccelsi risultati. Degustandoli si possono apprezzare solo dopo un decennio dalla vendemmia.

Bene siamo oramai giunti alla fine del nostro viaggio attraverso le tradizioni borgognone. Questo lavoro non vuole essere un documento tecnico, ma bensì degli emozionanti ricordi delle nostre visita terra, capace di esprimere l’unicità del suo territorio.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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