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Quattro chiacchiere con Angelo Di Costanzo

Con Angelo Di Costanzo inizia una nuova rubrica titolata “quatto chiacchiere con …”. Uno spazio dove vogliamo presentarvi amici del vino o produttori che meritano di essere conosciuti. Partenopeo verace, Angelo, oggi occupa la posizione di capo-sommelier presso il Capri Palace Hotel di Capri, ma ammiriamo soprattutto la sua grande passione nel comunicare i vini della sua regione. Uno degli amici che coinvolgiamo quando dobbiamo scegliere una bottiglia campana. Vediamo di conoscerlo meglio con alcune domande.

Angelo cura con amore le sue bottiglie preferite

Vuoi raccontarci come è scoccato e come è stato coltivato il tuo amore verso il vino ?

A vent’anni hai tanto altro per la testa ma io sentivo di aver bisogno di crescere e migliorarmi dopo gli studi superiori all’alberghiero; così tra un servizio e l’altro al ristorante dove lavoravo come responsabile di sala cominciai ad improvvisare delle piccole sessioni di degustazione per imparare a conoscere meglio i vini (pochi ma buoni) che avevo in carta. Da lì mi si è aperto un mondo nuovo, maturando l’idea di dovermi avvicinare ai corsi di sommelier; così nel 2001, praticamente in diciotto mesi, terminavo tutti e tre i livelli previsti dalla formazione AIS. Poi è iniziata la scuola vera, quella sul campo, sempre sostenuta da letture di testi sul vino, giri in cantina e tante, tante strette di mano intrise di terra.

L’Arcante sono le pagine on-line che ti permettono di dare sfogo alla tua grande passione; vuoi spiegarci come è nato e quali sono gli obiettivi a cui mira ?

In verità L’Arcante è molto altro e viene da parecchio lontano. Con mia moglie Lilly, anch’essa sommelier professionista con una grande passione per la cucina, aprimmo nel 2002 una enoteca-sala degustazione a Pozzuoli, L’Arcante appunto. Fu chiusa un anno fa, dopo otto anni di grandi sacrifici e, non posso certo negarlo, di enormi soddisfazioni. La famiglia però ha bisogno di punti fermi e noi avevamo bisogno di un perno attorno al quale avvitare il nostro tempo, e non poteva certo essere solo il lavoro. Così è arrivata Letizia, la nostra bambina, ed è cambiata la nostra vita. Quella dell’enoteca è stata una esperienza di vita prima che professionale di grandissima levatura, indimenticabile. Pur se con un pizzico di presunzione, posso affermare con un certo orgoglio che molte enoteche e ristoranti del napoletano che negli ultimi tempi sciorinano degustazioni, corsi di approccio al vino, focus di verticali ed altro sull’argomento, hanno in qualche modo tratto ispirazione da un modello da noi anticipato una decina d’anni fa. Il blog, oggi, non è altro che la continuazione di quell’ideale, un diario enogastronomico nel vero senso della parola che continua a raccogliere esperienze e tenta di raccontarle ai propri lettori con la stessa semplicità con le quali cerchiamo di coglierle noi. Un dato, per me rilevante su tutti, è che tra i lettori quotidiani del nostro blog, in molti sono nostri vecchi clienti. La fiducia, da dieci anni, pare immutata !

La copertina de L’Arcante

Vuoi descriverci i vitigni campani più interessanti e le denominazioni che meglio li rappresentano ?

Credetemi, non basterebbero cento pagine ! Per farla breve però, oltre ai classici Fiano di Avellino, Greco di Tufo ed Aglianico che continuano ad esprimere grandissimi vini, stanno venendo fuori delle chicche per niente male, da una regione, la Campania, da sempre votata alla viticultura e che ha davanti a se un potenziale di crescita che a parer mio nessun altra regione italiana emergente può vantare. Quella del Falerno del Massico è una delle denominazioni secondo me con maggiori spunti di riflessioni: falanghina per i bianchi ma soprattutto aglianico, piedirosso e primitivo per i rossi; tante anime per un territorio magnifico e con tanti giovani piccoli produttori capaci in pochissimi anni di tirare fuori grandissimi vini; adesso però è necessario un lavoro sinergico importante e loro stessi ci stanno provando con grande entusiasmo. Poi mi affascina molto il buon lavoro in Cilento, altro areale incontaminato dove il fiano sembra aver trovato grande feeling con il territorio e l’aglianico è capace di esprimere vini di una polposità e franchezza incredibili. Molto interessanti anche le piccole realtà che stanno crescendo in costiera amalfitana, con vitigni bianchi sconosciuti ai più (pepella, ginestra, fenile, biancatenera per i bianchi, tintore per i rossi) ma di altissimo profilo organolettico, ed un luogo in particolare, Tramonti, di una suggestione unica. E poi attenzione alla mia terra, ai Campi Flegrei: il gusto moderno è sempre più alla ricerca di vini che sappiano meglio coniugare frutto e fragranza con leggerezza e bevibilità, e la nostra falanghina, il nostro piedirosso, non hanno eguali in tal senso !

Ci presenti alcuni produttori della tua terra che meritano di essere conosciuti ?

Giusto per indicarne qualcuno, discorrendo delle denominazioni di cui sopra, consiglio vivamente di assaggiare i Falerno rossi di Masseria Felicia e Papa, il fiano e l’aglianico cilentani di San Salvatore, i bianchi di Tramonti di Tenuta San Francesco e Monte di Grazia e i rossi, sempre rimanendo in zona, dello stesso Alfonso Arpino e di Luigi Reale. Dei Campi Flegrei c’è solo l’imbarazzo della scelta, basta dare un’occhiata al blog per rendersi conto quali pesci pigliare !

In che modo, secondo la tua opinione, la viticoltura campana potrebbe ulteriormente migliorare ?

La viticultura in senso stretto ha imboccato secondo me una strada giusta, intrisa di tradizione, in alcuni casi ormai ultraventennale, ed innovazione, soprattutto in cantina. Negli ultimi dieci anni ai vecchi vignaioli, alla loro sapienza, si sono giustamente affiancati molti giovani promettenti, preparati e di prospettiva: quindi solo il tempo ci darà le risposte che ci aspettiamo. Dove urge invece un forte slancio è anzitutto sulla comunicazione, quella diretta, fatta vis-à-vis tra produttore e cliente, sia esso privato o professionista. Non affidata esclusivamente a uffici stampa o banali quanto inutili newsletters, ma basata sulla capacità di instaurare rapporti solidi di collaborazione tra produttori stessi, in particolar modo tra quelli operanti sullo stesso territorio. Soprattutto in virtù dell’atavica assenza di enti e consorzi preposti allo studio, alla conoscenza e all’interpretazione del proprio territorio. Una necessità per poterlo esportare e comunicare con maggiore cognizione e definizione.

Quali sono i maggiori ricordi di degustazione di Angelo di Costanzo ?

Amo cogliere nei vini il carattere, non necessariamente forte e irreprensibile: certi vini sanno colpire al cuore pur nella loro semplicità. Devo ammettere però che negli ultimi tempi vado ricercando con una certa frequenza vini sapidi, elemento sempre più decisivo ai fini di un buon abbinamento con certi piatti. Se mi chiedete invece di fare un nome, su tutti quelli passati tra le mie mani, mi ha molto impressionato, tra gli assaggi di quest’anno, il Brunello di Montalcino Tenuta Greppo Annata 2006 di Biondi Santi. Un vino immenso; pensate che ho la recensione ferma nelle bozze da quasi sei mesi, non ho il coraggio di terminarla perchè pare non mi bastino le parole !

Quale regione viticola ti piacerebbe approfondire e per quale motivo ?

Ultimamente sogno un viaggio in Nuova Zelanda. Ogni qualvolta bevo un sauvignon di Marlbourough non faccio altro che immaginare quegli spazi immensi sopra il cielo dell’altro capo del mondo. Però vorrei presto tornare in Borgogna: Beaune, ma sopratutto Vosne-Romanée mi sono letteralmente entrate nel cuore, ma anche fare un giro tra le anse della Mosella non sarebbe male; appena possibile invece (già in programma in novembre per la verità) farò un salto in Champagne.

Belle le parole di Angelo Di Costanzo che ci hanno aiutato a comprendere un po’ il personaggio e i vini della sua terra. Un invito agli interessati a volerlo seguiro su L’Arcante.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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