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Giancarlo Marino, parlando di Borgogna

Giancarlo Marino è senza dubbio un grande conoscitore dell’affascinante Borgogna, una persona che sà viverla con amore  ed entusiamo. Condividendo la stessa passione abbiamo potuto seguirlo e scambiare con lui qualche suggerimento sui noti social forum dedicati al mondo del vino. Oggi è venuto il momento di approfondire la sua conoscenza facendo “quattro chiacchiere” con lui davanti ad un buon calice di Pinot Noir.

Ci vuoi raccontare come è stato il tuo approccio al mondo del vino e in particolare come è sbocciata la tua passione perla Borgogna  ?

Il mio approccio non credo sia stato molto differente da quello di molti altri, qualche amico già esperto che ha fatto da “traino”, le prime esperienze, l’innamoramento, l’inizio della fase di “studio e ricerca”, la lettura dei classici dell’epoca, Veronelli su tutti ma anche Soldati, Brera, Mura ed altri. La passione per la Borgogna è iniziata solo dopo qualche anno: all’epoca, primi anni ’80, frequentavo una enoteca di Roma e il proprietario, una persona molto appassionata e competente, mi consigliò di provare qualche vino rosso della Borgogna (i miei ricordi non sono chiarissimi, ma ricordo perfettamente Clos de Tart 1969 e Bonnes Mares 1969 Comte de Vogue). Fu amore a prima vista e in poco tempo arrivai a La Tache 1982 del Domaine della Romanee Conti, la folgorazione. La passione mi portò qualche anno dopo a visitare quei luoghi, nella convinzione che solo girando la Borgogna e conoscendo i produttori avrei potuto tentare di carpire i segreti. Di quei vini. Dal 1992, senza soluzione di continuità, ci vado almeno una volta l’anno.

Giancarlo Marino nello Chambertin con David Rossignol (domaine Rossignol-Trapet)

Cosa ti ha affascinato questa regione ?     

Inizialmente sono stato affascinato dai suoi vini perché riescono a soddisfare “la pancia, il cuore e il cervello”, nel senso che consentono diverse “letture”, che piacciono al colto e all’inclita, ma anche perché hanno vita, si muovono nel bicchiere e, come un libro di molte pagine, è piacevole seguirli dalla prima all’ultima pagina, perché sono una continua sorpresa, perché…….non finirei mai. Successivamente sono stato affascinato dai luoghi e soprattutto dalle persone, fino a diventare amico di alcuni di loro, imparando ad apprezzare le doti umane.

Sicuramente nelle le tue frequenti visite hai conosciuto persone di grande spicco, vuoi condividere con noi alcuni ricordi ?

Troppo lungo raccontarli tutti. Posso citarti, però, la mia prima visita nel 1995 al Domaine Bonneau du Martray. Trovata la cantina in cima a Pernand Vergelesses bussai alla porta, senza alcun appuntamento e ignorando il cartello che indicava “no visite di privati”. Mi aprì Jean-Charles Le Bault de la Moriniere, al quale spiegai che ero un semplice appassionato che apprezzava il suo Corton Charlemagne e che ero partito da Roma per visitarlo. Non so se il fatto di avere lo stesso nome, Giancarlo, contribuì in qualche modo, tantè…..la visita durò tre ore durante le quali mi raccontò della sua azienda di famiglia, da lui ripresa personalmente solo nel 1994, e poi mi fece fare non meno di 25 assaggi dell’annata 2004 in botte (il vigneto è diviso per parcelle, l’uva viene vinificata separatamente, e la fermentazione malolattica avviene in botti di varia età, provenienza e tostatura). Da quel giorno sono un cliente affezionato, tutti gli anni faccio un salto, ritiro la mia  assegnazione, quasi sempre mi fermo per l’assaggio dell’ultima annata e qualche volta di qualcosa di più vecchio. Per meglio inquadrare il “personaggio”, un piccolo aneddoto di tre o quattro anni fa. Durante una visita in cantina con alcuni amici, uno di loro mi chiese quale fosse stata la bottiglia più vecchia di quel Corton Charlemagne che avessi bevuto. Non appena dissi che purtroppo non andavo oltre il 1988 (annata peraltro fantastica per questo vino e che l’ospite ci fece bere l’anno successivo) Jean-Charles scomparve in un angolo buio della cantina per tornare dopo qualche minuto con una bottiglia di C.C. 1982,  “ecco, adesso puoi provare qualcosa di più vecchio”, e me la regalò.  Il secondo e ultimo ricordo è legato ad una delle mie ultime visite, risalente al 2010, quando dopo molti tentativi a vuoto, sono finalmente riuscito a coronare il sogno di  visitare il Domaine della Romanee Conti. Ci accolse e ci accompagnò durante tutta la visita, in vigna prima e in cantina poi, Aubert de Villaine. Dei vini (i 2009 in botte e qualche vecchia bottiglia giù fino a un Richebourg 1956) è perfino inutile parlarne. Quello che mi colpì fu la gentilezza e la disponibilità di De Villaine: dopo un primo momento di comprensibile “tensione”, il rapporto si è sciolto e, alla fine, sembrava di aver visitato un vecchio caro  amico di famiglia.

Una delle vecchie cantine visitate

Spesso, la si limita ai soliti “miti”, vuoi suggerirci alcuni giovani produttori che secondo il tuo parere faranno strada ? 

Ogni anno, quando preparo il “carnet” delle visite, vicino ai “soliti noti” aggiungo sempre qualche produttore “nuovo” che magari conosco solo indirettamente o per sentito dire. In questo cammino di ricerca ho incontrato molti produttori che, nel giro di qualche anno, hanno acquistato fama e visibilità ma anche qualche delusione (nessuno è perfetto, neanche i francesi….). Devo dire che molte “dritte” le ho avute dal comune amico Patrick Essa, e cito Bart, Rossignol-Trapet e, soprattutto, Voillot. Molti altri me li sono andati a scovare io, e tra questi Fourrier a Gevrey Chambertin, un produttore che apprezzo particolarmente. Da ultimo, nel 2006 sono stato a visitare Cecile Tremblay, che all’epoca vinificava in una location tristanzuola nella prateria a sud di Beaune insieme a Roblet-Monnot. Non ricordo dove, ma avevo letto qualcosa di questa giovanissima produttrice che dalla annata 2003 aveva ripreso in mano le vigne di famiglia, fino ad allora date in affitto, e aveva iniziato la propria strada. Mi fece provare i 2004 in bottiglia e i 2005 ancora in botte, e mi colpì particolarmente. Da allora i miglioramenti sono stati continui, anno dopo anno la mano diviene più sicura e vedo che già alla fine del 2010 Michel Bettane l’ha definita una futura stella del firmamento borgognone. Evidentemente non sono più il solo a esprimere giudizi entusiastici su questa produttrice. Ovviamente solo il tempo ci dirà se è vera gloria, ma le premesse ci sono tutte. Echezeaux, Chapelle Chambertin, Vosne Romanee Beaux Monts e Rouge du Dessous, Chambolle Musigny Feusselottes, village su Morey St. Denis, Chambolle Musigny, Vosne Romanee e Nuits St. Georges, e per finire un semplice ma delizioso Bourgogne (da vigne su Vosne e Chambolle).

Quali sono i tuoi migliori ricordi di degustazione e quali sono i tuoi vini preferiti ?

Non ho una settimana di tempo per rispondere in modo completo. A volo di uccello posso dirti che tra i grandissimi ho una predilezione per lo Chambertin per i rossi e per il Meursault Perrieres per  i bianchi, ma il cuore mi porta piuttosto verso vini meno “blasonati” seppur ugualmente grandi (i Volnay ma soprattutto i Pommard di Voillot).

Conosciamo soprattutto il Giancarlo Marino grande esperto dei vini borgognoni, ma ci sono altre regioni che ti appassionano  o che t’incuriosiscono ?

Tra i rossi, certamente il Piemonte ma anche e soprattutto la Toscana (i Brunello di Biondi Santi e Soldera, il Chianti Classico Le Trame di Giovanna Morganti, i vini di Montevertine dell’amico Martino Manetti….), tra i bianchi i riesling della Mosel/Saar/Ruwer ma anche Sancerre e Vouvray. Mi piace sempre, comunque, provare cose nuove e spesso si riesce a trovare vini meravigliosi in zona insospettabili (penso a alcuni vini del sud italico, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia …).

La Côte d’Or è notoriamente una regione dove i vini hanno prezzi abbastanza elevati, hai qualche suggerimento per vini … ?

Posso suggerire i Monthelie di Chateau de Monthelie (1er Cru Sur la Velle a 17,50 euro in cantina). I vini di Alain Gras, in particolare i suoi rossi da Auxey-Duresses e Saint Romain (non ricordo al centesimo, ma mi pare una quindicina di euro). Quelli del Domaine Ragot a Givry, ottimo e beverino village, bello tosto il village v.v., elegante il 1er cru La Grande Berge, un piccolo “Bonnes Mares” il 1er cru Clos Jus (mi pare tra gli 8 e i 15 euro in cantina). I Nuits St. Georges di Alain Michelot (il più caro dei 1er cru sta sui 30 euro). I Marsannay di Audoin, Bart, Roty, entro i 20 euro in cantina (solo del primo non sono certissimo). I Savigny les Beaune di Bize e Pavelot (i 1er cru sono tutti ben sotto i 30 euro).

Per me è un grandissimo rapporto q/p anche un vino di 40/50 euro se riesce a colpire il tuo cuore e i primi vini di questo tipo che mi vengono in mente sono i Pommard Pezerolles e Rugiens di Voillot.

Vuoi aggiungere qualche cosa d’importante ?

Sottolineare che non vedo il vino come un semplice prodotto, è la terra da cui proviene, la sua storia e le sue tradizioni e, in particolare, l’uomo che c’è dietro. Quasi inevitabile corollario di questo mio pensiero, il vino è  convivialità: non riesco a pensare al vino senza pensare anche al cibo, alla tavola e agli amici riuniti. A volte penso addirittura che una buona bottiglia di vino renda più buoni anche noi ….

Un sincero grazie a Giancarlo Marino per averci trasportato in un ambiente ricco di fascino e tradizione, augurandoci un giorno di potere visitare qualche produttore in sua compagnia.

Informazioni su Stefano & Giorgio ()
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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