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Ferdinando Principiano a Monforte d’Alba, meglio se naturale …

Ferdinando Principiano, chi ?

Questa fu la nostra reazione quando, qualche settimana fa, fummo coinvolti su Facebook in un gruppo di discussione dedicato a questo produttore dell’area Barolo. Onestamente dobbiamo ammettere che fino ad allora, Principiano non faceva parte delle nostre conoscenze in questa zona, ma l’entusiasmo degli scambi d’idee ci ha incuriosito. È basato leggere qualche riga sul suo sito internet per percepire un’idea di vino diversa dagli altri, tanto vicina alla “nostra” Borgogna. Concetti talmente semplici e tradizionali da sembrare, oggi, rivoluzionari. Poche parole che sono basate a farci capire che visitando Ferdinando Principiano ci saremmo divertiti. L’appuntamento era fissato in via Alba a Monforte d’Alba sede dell’azienda, un incontro che ci ha portato dalla terra alla bottiglia, passando attraverso la cantina per degustare dalle botti anche le ultime annate di Barolo, un tipo di assaggio poco usuale in Italia ma tanto caro ai vignerons d’oltralpe.

Ferdinando Principiano nelle vigne di Monforte, mentre ci spiega le sue idee

Prima tappa le vigne di Monforte d’Alba, nel suo ambiente naturale Ferdinando dà il meglio di sé, lo ascolteresti per ore parlare di nebbiolo, biodiversità, equilibrio organico dei suoli, autoregolamentazione delle viti, basse rese, vini naturali, uso di prodotti non invasivi, … I suoi obiettivi sono ben definiti, chiara è pure la visione sul “suo” Barolo, ma attenzione, senza l’arroganza di pensare che quello che gli altri stanno facendo sia errato. La passione per questo lavoro gli fu trasmessa da nonno e dal padre. Anche se non ha ancora raggiunto la quarantina, sono oramai una ventina le vendemmie alle spalle, attraversando, prima di farsi un’idea propria, le diverse fasi storiche del Barolo anni ’90. Durante il periodo “modernista” ha maturato l’idea che quella non era la viticoltura che lui sognava. Dopo un’attenta meditazione, la virata è stata netta, fu una decisione che ancor oggi l’appassiona, un entusiasmo che traspira da ogni sua parola. È andato oltre i canoni generali della coltura biologica o biodinamica, sviluppando un metodo proprio che potesse coinvolgere l’uomo, adattarsi al territorio e risaltare il vitigno nebbiolo. Pensieri che ne fanno una rarità dalle sue parti.

I suoi filari corrono perpendicolarmente le ripide pendenze sui due versanti della valletta che separa Monforte a Serralunga d’Alba. Un territorio che gode di una buona ventilazione e di una temperatura inferiore rispetto alla zona di La Morra e Barolo. Il primo stop è a Ravera, una vigna di Monforte situata all’estremo sud della denominazione, giusto al confine con l’Alta Langa. Ricordando gli ampi anfiteatri illuminati dal sole degli altri comuni, fa impressione vedere un cru isolato tra i boschi e confinante con una zona povera. Su questo terreno, difficile da percorrere e su cui fatichiamo a mantenere l’equilibrio, alloggiano vecchi ceppi di nebbiolo michet, un vecchio clone che Ferdinando sta cercando di recuperare eseguendo delle selezioni massali allo scopo di riprodurre nuove barbatelle da reimpiantare in altre vigne.

Vigna Ravera le ripidissime pendenze

Si riparte in direzione di Serralunga d’Alba percorrendo la strada sul fondo valle, la meta è la vigna di Boscareto. Qui Ferdinando possiede circa 5 ettari che guardano verso sud-ovest da cui ottiene due vini ben diversi per carattere. Il Barolo Serralunga prende forma dalle vigne piú giovani, mentre il cuore del Boscareto, che vanta anche ceppi di oltre 50 anni, dà un vino di grande classe e complessità che sa riassumere il vero carattere dei vini di Serralunga.

Le giovani vigne del Boscareto da cui si ottiene il Barolo Serralunga

Al ritorno, eccoci di nuovo in cantina per la degustazione, anche qui tanta coerenza e serietà. Dopo aver imboccato una strada più “naturale” segnata dall’abbandono di diserbanti e prodotti chimici, da quasi una decina d’anni anche in cantina si è vista una decisa svolta. Via le barrique a favore di tini di Slavonia di grande capacità, le fermentazioni sono attivate da lieviti naturali, spesso con l’utilizzo di uve non diraspate, lunghe fermentazioni, follature manuali e bassissime aggiunte di solforosa ed esclusivamente prima dell’imbottigliamento, …, tecniche più delicate che determinano la capacità dei vini di rappresentare un territorio.

BAROLO SERRALUNGA

Questo vino proviene delle vigne di proprietà meno importanti della valle del Boscareto, quindi declassato a vino di Serralunga. Come se in Borgogna le vigne meno pregiate di un “1er cru“ venissero declassate a “village”. Una scelta che conferma tutta la serietà dell’uomo e discapito del lato commerciale.

L’annata 2008 ci offre un vino incisivo, nervoso, asciutto e con un deciso profilo calcareo, meno fruttato e ruffiano da quello che si potrebbe aspettarsi da un Barolo “base”. La freschezza del frutto è evidenziata soprattutto a bicchiere vuoto.

Nel 2009 emerge invece una nobile riduzione, un frutto più dolce, maggiore volume all’attacco ma seguito da una bella spinta e una lunghissima salivazione che alleggerisce il vino.

Il 2010 ha una piacevole definizione aromatica, un tocco floreale, il frutto è rosso, fresco e non ostentato. In bocca presenta al momento due fasi distinte, delicato l’attacco e mordente l’allungo. Darà sicuramente un bel vino.

Nella loro semplicità si percepisce il carattere minerale di Serralunga.

BAROLO RAVERA

Più che una vigna di Barolo potrebbe assomigliare a una, dispersa tra i boschi del Canton Ticino o, viste le ripide pendenze, a una della Valle della Mosella o del Canton Vallese, … eppure ci troviamo a Monforte d’Alba. Ravera è esposta verso sud-est, i ceppi varietà michet hanno circa 50 anni e generano pochi grappoli, sani e con piccoli acini . Il vino qui ottenuto si avvicina più alla solarità e all’eleganza di Barolo o La Morra che all’austerità di Serralunga.

Il vecchio clone di nebbiolo michet

L’annata 2009 è già assemblata e in attesa dell’imbottigliamento che avverrà nel corso della prossima primavera, la sua maturazione fu ancora in tonneaux francesi da 400 litri già usati. Il colore è più intenso, i profumi sono fruttati sono maturi ed eleganti, accompagnati da sfumature vegetali, l’affinamento in legno apporta dolci sensazioni. La bocca è morbida, ha meno profondità rispetto al Serralunga anche se la struttura tannica è intensa e vigorosa. Presenta un buon equilibrio con ritorni di ciliegia e susina.

Il 2010 dà più energia e brio, frutta nera, sfumature di buccia d’arancia e pepe. Ha classe, i tannini già ben fusi  conferiscono equilibrio, promettente pure la lunghezza finale. Una vera delizia

BAROLO BOSCARETO

È il fiore all’occhiello dell’azienda, il vino a cui sono dedicate le maggiori attenzioni, è in continua evoluzione anno dopo anno. Con l’annata 2010 si è forse ragginto la versione definitiva, la pigiatura è fatta con i piedi dagli amici di Ferdinando, un’operazione non voluta per folclore ma che permette una pressione più delicata e soffice. Le macerazioni durano circa un’ottantina di giorni a contatto anche con i raspi (100% vendemmia intera) che, ricchi d’azoto, permettono fermentazioni più rapide poi lasciate andare completamente a secco. Le intesioni sono di non commercializarlo prima di 7-8 anni dalla vendemmia.

L’annata 2008 è stata vinificata ancora con metodi classici, salvo un esperimento, una piccola partita non addizionata di solforosa, non diraspata e pigiata con i piedi. Il Boscareto vinificato in modo classico dà un vino serio, rigoroso e complesso che intriga e che ti invita ad essere scoperto piano piano. Ha un grande potenziale evolutivo, non cede a compromessi ed è sempre controllato. Dà alla bocca una straordinaria incisività e una lunghissima persistenza. Quello che stupisce è, oltre alla forza, l’estrema eleganza e la piacevolezza già in questa fase, visto che non sarà commercializzato prima del 2016. Straordinario. Il Boscareto vinificato in modo rivoluzionario dà un vino tridimensionale, vellutato, pieno, equilibrato e lunghissimo. Monumentale !

“… quando vedi un vino che evolve in questo modo pensi di avere imboccato la strada giusta”, il commento di Ferdinando. Peccato che questo assaggio sarà un privilegio per poche persone, in quanto non sarà commercializzato.

La pigiatura con i piedi delle uve non diraspate (foto Marco Visentin)

Nel 2009 altre prove, due botti grandi una diraspata al 50%, l’altra al 100%, la pigiatura è fatta con i piedi e nessuna aggiunta di solforosa. Al naso è più aperto e solare. L’attacco gustativo evidenzia la presenza di una leggera carbonica e di alcuni grammi di zuccheri residui che danno morbidezza e rotondità. Probabilmente i vini delle due partite non sono ancora amalgamati perfettamente, al momento non sembra avere la stessa lunghezza dell’annata 2008. Da seguire nell’evoluzione nel corso degli anni, anche se ha tutto il tempo per affinare grandi emozioni.

Annata 2011, mosto in macerazione con raspi e bucce

Con il 2010 ci avviciniamo all’obiettivo finale, 100% vendemmia intera e pigiato con i piedi da Lorenzo, Marco, Ferdinando, … Gli aromi sono esuberanti di frutta rossa, tipo ciliegia e lampone, buccia d’arancia, spezie, … In bocca ha logicamente qualche cosa da smussare ma che vivacità e forza. È scattante, ha equilibrio e lascia una lunghissima scia di freschezza. Da grande sarà magnifico.

Per comprenderne meglio l’evoluzione in bottiglia Ferdinando stappa tre annate prodotte ancora con un affinamento in tonneaux da 400 litri. Il 2005 ha un naso molto elegante, in bocca segue lo stesso profilo, vellutato ed equilibrato, le sensazioni sono tante e per fortuna durano a lungo. Molto buono.

Il 2006 è maturato in botte grande e andrà in commercio solo nel 2014. Gli aromi sono ben definiti, si distinguono note di tartufo, un frutto limpido e fresco, sfumature di pepe e balsamiche. È pieno di vigore e austero, cioè quello che si richiede a un grande Barolo di Serralunga d’Alba. È incisivo e con una rigida dorsale che dà profondità, sul finale ritorna la nota calcarea.

Il 2007 risulta più solare e dolce con note fruttate più mature. È morbido e rotondo, con una struttura tannica elegante e con buona la lunghezza. Sempre su alti livelli, ma al momento il meno brillante.

Ferdinando Principiano durante la nostra degustazione

L’azienda Principiano non elabora esclusivamente Barolo ma pure Dolcetto, Barbera e Langhe Nebbiolo. Dopo aver degustato bottiglie di grande carattere viene difficile interpretare correttamente il Langhe Nebbiolo Coste 2010. È prodotto su un ettaro dell’omonimo vigneto a Monforte e dalla parte più bassa del Boscareto, dove le vigne soffrono maggiormente per la mancata ventilazione e per l’umidità derivante dal vicino corso d’acqua. La sua degustazione ci offreun vino piacevole e completo per struttura e persistenza, dove la carica tannica è ben integrata dal suo volume. È il vino da pasto della famiglia Principiano, salute.

Ultimo assaggio, una Barbera d’Alba ambiziosa, La Romualda proviene dall’omonima vigna sita a Monforte d’Alba. L’annata 2009 ci offre un vino carnoso, denso nella maturità del frutto ma rinfrescato da un tocco floreale. Strutturato ma tonico e reattivo, bella e fine la chiusura.

Siamo oramai al termine, al momento dei ringraziamenti: il primo logicamente per Ferdinando, per la sua ospitalità, l’entusiasmo, la passione, la pazienza e la bravura. Un in bocca al lupo per il futuro e, che le sue idee siano premiate come merita.

Il secondo grazie gli amici di Ferdinando che con i loro commenti ci hanno stimolato ad approfondire la sua conoscenza.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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