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Un tuffo nella “nostra” Borgogna

Bastano pochi amici che portano la Borgogna nel cuore per creare una serata molto piacevole e coinvolgente. Gli ingredienti sono di qualità: un luogo magico come il Castello di Sasso Corbaro a Bellinzona (patrimonio dell’UNESCO) deve è inserita l’omonima Osteria diretta da Athos Luzzi, tanti ottimi bianchi e rossi provenienti dai villaggi più rinomati delle Côte d’Or e alcune persone (Nadia, Veronika, Alex, Roby, Riccardo e, oviamente, noi due) impazienti di approfondire e degustare.

Il Castello di Sasso Corbaro a Bellinzona, Patrimonio dell’UNESCO

La serata è realizzata grazie all’amicizia con Alex Nussbaumer che, con la moglie Veronika, dirige con grande passione VinsMotions, una piccola distribuzione elvetica che dà spazio ad alcuni tra i più promettenti “vignerons”. È grazie a loro che nelle nostre cantine riposano bottiglie di Martin Bart, Rossignol-Trapet, Pierre Amiot, Jérôme Galeyrand, Buisson-Charles, Jean-Marc Pillot, Morey-Coffinet, Hervé Murat, Vincent Dancer, Vaudoisey-Creusefond, …; proprio una selezione di grande valore.

L’incontro aveva come scopo quello di scoprire nuovi prodotti e approfondire la conoscenza delle ultime annate, una serata lanciata senza troppe parole e come unici protagonisti, i vini.

Iniziamo dagli Chardonnay della Côte de Beaune. Corton-Charlemagne 2007 ci conduce a pochi filari di proprietà dell’azienda Poulleau, situati nel cuore dello Charlemagne ad Aloxe-Corton, da cui si producono solo 300 bottiglie annue. Avevamo recentemente degustato il 2006 non rimanendo troppo entusiasti del carattere dell’annata, un vino opulento e poco brillante per i nostri gusti. Per contro, questo 2007 mostra una personalità inversa, più lineare, dove una bella acidità ne snellisce la forma. In questo frangente sono intense le note di lardo affumicato, frutta e fiori bianchi, note citrine ed un finale minerale. Molto piacevole, anche se esagerato definirlo un Grand Cru.

Gli assaggi 2 e 3 mettono a confronto due Chassagne-Montrachet; stesso cru; stessa frazione, Morgeot Les Fairendes; stessa annata, 2007; i produttori sono Jean Pillot e Morey-Coffinet. In modo generale l’annata 2007 dà ai vini incisività e vivacità. La versione di JeanMarc Pillot ha una sottile e rigida spina dorsale, al momento un po’ scarna e con un’acidità spiccata. Conoscendone il carattere siamo sicuri che avrà molto da dire nel corso dei prossimi 5-6 anni. Per contro, quella vinificata da Thibault Morey si propone oggi con un’immagine più positiva. Ha una forte connotazione minerale, una giusta concentrazione e lascia una lunga salivazione. Intriga, è scattante e ha importanti complessità che affineranno ancora con il passare del tempo.

La chiusura dei bianchi è sfavillante, tocca a Meursault Bouche Chères dell’azienda Buisson-Charles. Il nome riportato in etichetta è di pura fantasia, quello originale del 1er cru è “Bouchères”. In genere è un vino abbastanza difficile da comprendere in fase giovanile, ma questo 2009 è già ben aperto e ci permette di percepirne la precisione e una finezza aromatica assoluta. Profondo, con un affinamento in legno già ben integrato e di nobile fattura. Di bella grassezza e con una tensione che rinfresca e conduce ad un finale molto lungo. Cela, dietro una bella struttura, fascino e complessità; ” Noblesse oblige ”.

Con i rossi si inizia dall’estremo nord, il comune in questione è Marsannay, qui non esistono 1ers crus quindi Champs Salomon rappresenta una delle vigne più pregiate. Martin Bart con questo 2007 rappresenta l’originalità e la sincerità del pinot nero: fragrante, con note di piccoli frutti selvatici e amarena, avvolti da una fresca aromaticità. Un vino che gioca sulla finezza e dà immediato piacere; è vellutato e conun’equilibrata concentrazione, chiude con una discreta lunghezza. Bisogna goderselo così com’è e sicuramente non vi deluderà !

Con Gevrey Chambertin Etelois 2007 di Rossignol-Trapet si entra in uno dei comuni più reputati. Questa vigna “appellation village” ha l’unicità di confinare con il Grand Cru di Griotte-Chambertin, fatto che l’avvantaggia apportando personalità e complessità. Gli aromi sono sui frutti neri, esprime un carattere austero e, benché ancora compresso, la bocca è inondata da freschezza, energia e da grande vitalità.

Mai degustato finora i vini di Michel Noëllat, un’azienda con sede a Vosne-Romanée. L’onore tocca a Nuits-Saint-Georges 1er cru Les Boudots 2007. Un vino solare, dove sono rimarcate la dolcezza del frutto, note di kirch, …, quasi balsamico. La prestazione gustativa è piuttosto complicata, avvolgente e denso all’attacco, poi mostra una certa conflittualità tra le varie componenti. Paga soprattutto il confronto con vini più in palla in questo momento

Pommard En Chiveau di Buisson-Charles è una piccola vigna pressoché sconosciuta situata nella parte superiore dell’area “village” (sopra i 1ers crus), alla confleunza della Grande Combe. Poggia su terreni ferruginosi e freddi a maturazione lenta. In annate come questo 2009 il vino sa esprimere il suo vero nerbo. È incisivo, lineare e con quell’esuberante rusticità che lo contraddistingue. Bello il commento di Riccardo “ … un vino ribelle, estroso, a tratti ingenuo, che sa farsi notare”. Tutti convinti della sua qualità.

Volnay è sinonimo di eleganza  infatti questo Vieilles Vignes 2009 di Poulleau riassume con coerenza questo lato. È delicato, quasi timido nell’esprimersi. In bocca domina il frutto, ha un bell’equilibrio, tannini satinati e un finale di piacevole finezza. Dopo l’irruenza del Pommard …

Fixin Les Hervelets è, con Clos de la Perrière, il più reputato 1er cru a nord di Gevrey-Chambertin. Il 2009 prodotto da Martin Bart ci piace molto, è senza fronzoli, delizioso e succoso, fresco e agile. Il lungo finale evidenzia un bel frutto rosso, un piacevole nota vegetale e ritorni di pepe. Non fate l’errore di consumarlo troppo in fretta,  merita 6-7 anni d’invecchiamento. Non piacerà a chi ama i vini ciccioni !

L’annata 2009 da Nicolas e David Rossignol è stata strepitosa su tutta la linea. Latricières-Chambertin riassume con rigore il loro stile: vino di giusta concentrazione, elegante, vellutato, pieno d’energia, già equilibrato oggi e con una bellissima progressione. Sul piano aromatico esalta la purezza e la freschezza del frutto, un tocco minerale, speziato e una maturazione in legno giudiziosa. Una goduria !

I 35 ettari di Echézeaux (comune di Flagey-Échezeaux) corrispondono al secondo Grand Cru della Côte de Nuits. Dal 1937 unisce diverse ex parcelle classificate 1ers crus, alcune delle quali non meritevoli del il titolo assegnato. L’estensione, le diverse esposizioni e le varie condizioni microclimatiche (correnti fredde che scendono dalla Combe d’Orveau) fanno si che la qualità delle parcelle sia discontunua. Echézeaux 2009 di Michel Noëllat afferma uno stile simile al NSG Les Boudots assaggiato in precedenza, è denso e voluminoso ritorna su note di frutti neri. Buono ma manca del carattere e della profondità richiesta a un Grand Cru.

La serata non termina qui, in tavola arrivano gli sfiziosi piatti dello chef Athos Luzzi: tonno scottato su bauletto di patate, vellutata di cuore di porri e polvere di pistacchi; paccheri di Gragnano su crema di porcini e fonduta di Parmigiano Reggiano stagionato di 32 mesi; lombatina di capriolo in crosta di mele essiccate, salsa al cavolo rosso e mirtilli con purea di zucca; gelato di nocciole e il suo croccante su zuppetta di castagne glassate.

I paccheri di Gragnano

Ad accompagnate i piatti uno straordinario Morey-Saint Denis Les Ruchottes 1er cru 2002 di Pierre Amiot un vino in grande forma, molto elegante, con tannini morbidi e una viva freschezza a dare equilibrio; minerale e speziato. Una splendida chiusura.

A tarda sera anche Athos Luzzi si gode qualche gran Pinot consigliato da Alex Nussbaumer

Un grazie da parte nostra a Nadia e Roby Prandi per l’organizzazione e ad Alex e Veronika per la qualità dei nettari scelti per l’occasione.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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