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Lo Chenin Blanc l’oro giallo della Valle della Loira

Affascinante, intrigante, duttile e dalle mille sfacettature !

Un vitigno che sa interagire con il territorio, che sa esaltare la creatività dei produttori, capace di sviluppare vini di grande classe e longevità. Non dimentichiamo la capacità di produrre un largo ventaglio di vini che spaziano dalle bollicine (metodo classico) a bianchi secchi o abboccati (demi-sec) fino ai dolci e botrizzati. Stiamo parlando dello chenin blanc, la varietà bianca assoluta protagonista del tratto tra Tours ad Anger, nella Valle della Loira.

Uno degli splendidi castelli che costeggiano la Loira (foto: http://www.elsolvillas.com/france)

Può essere considerato un vitigno autoctono, già in uso nel X secolo e conosciuto come “plant d’Anjou”, solo dal XVI fu chiamato con il nome attuale. Chiamato anche “pineau de la Loire” è una varietà a fioritura precoce, dunque sensibile alle gelate primaverili, anche se la sua maturazione è lenta e tardiva. La sottile buccia lo rende sensibile alla “muffa nobile” permettendo così, nelle annate favorevoli, la produzione di straordinari “grains nobles”. Conserva un alto grado di acidità anche in stagioni d’importante maturazione. Le prime raccolte sono destinate a strutturati bianchi secchi o basi per ottenere fini bollicine (metodo classico). Il protrarsi delle vendemmie permette ai vini di preservare un grado zuccherino residuo sempre più percettibile. Lo chenin blanc trova tutto quanto necessario per dare stupende cuvée nelle denominazioni di Saumur, Savennières, Vouvray, Bonnezeaux e, solo in parte, Anjou.

I VINI DELLA SERATA

Parata di stelle

Savennières è famoso grazie alla mitica Coulée de Serrant di Nicolas Joly, un vino rinnomato anche per l’immagine “naturale” del produttore. La denominazione copre circa 150 ettari, i filari corrono in senso perpendicolare al corso della Loira (lato destro) su colline perfettamente soleggiate. Le migliori parcelle (Coulée de Serrant e Roche aux Moines) sono collocate su speroni rocciosi a strapiombo sul fiume, suoli poco profondi e composti di scisti di grès e d’origine vulcanica. L’influenza microclimatica del fiume permette l’elaborazione di vini bianchi secchi di alta maturazione. Le basse rese, le severissime restrizioni in vigna, le selezioni, … fanno sì che i vini abbiano una durata minima di 5-6 anni e d’inestimabile lunghezza nelle grandi annate.

CHÂTEAU D’EPIRÉ – Savennières

Château d’Epiré è uno dei più antichi vigneti di Savennières, comprende 11 ettari di cui ben 9 dedicati al chenin blanc. Sotto questa etichetta è racchiusa il 70% della produzione dell’azienda, è costituito dall’assemblaggio di tre parcelle di carattere geologico diverso. Le rese variano tra i 26 e i 35 hl/ha. Parte della fermentazione è eseguita in piccole vasche inox, mentre il rimanente in botti di diversi anni. La fermentazione malolattica è eseguita parzialmente secondo le annate (50% nel 2006); il vino sosta sui lieviti fini per 6 mesi.

Savannières Sec 2006 : Al primo impatto si percepisce il segno dell’evoluzione, l’ossidazione lascia tracce evidenti supportate da note di frutta matura, fiori gialli e da una forte impronta minerale che, con note salate, caratterizza anche la fase gustativa. “Manca un po’ di brillantezza e sarebbe stato interessante degustarlo qualche anno prima per apprezzarlo pienamente …”, sono i commenti. Certo, a posteriori, dopo aver degustato i diversi stili, si potrebbe pensare che questo effetto ossidativo sia stato voluto.

Anjou si sviluppa attorno alla città di Anger, corrisponde a un’estesa denominazione e offre una vasta scelta di vini: bianchi secchi, rossi, rosati, effervescenti e dolci. La struttura geologica è varia come pure le condizioni microclimatiche, i vini sono poco omogenei e districarsi tra tanta offerta viene difficile e senza le persone fidate una vera impresa. Per quello che concerne l’Anjou Blanc bisogna dire che le chenin non è l’unica varietà bianca ammessa (minimo 80%), qui sono autorizzati anche lo chardonnay e il sauvignon blanc.

CHÂTEAU DE LE ROULERIE – Anjou

La tenuta è diretta da Philippe Germain, fratello di Thierry (Domaine des Roches Neuves), coltiva una quarantina d’ettari a Saint-Aubin comune faro anche della denominazione Coteaux du Layon. Le vendemmie sono manuali ed eseguite in due momenti al fine di raccogliere solo grappoli perfettamente maturi. Le vinificazioni, seguite da Thierry Germain, avvengono in fusti di rovere da 400 litri di 2-4 anni per circa 1 mese. Il vino invecchia sui lieviti fini per 9 mesi.

Anjou Blanc Les Terrasses 2006 : Al primo sospiro si evidenziano fini note speziate apportate da un legno nobile, poi prendono il sopravvento note di felce, albicocca e pesca matura, miele, zafferano, caffè, crosta di pane, … L’attacco gustativo è equilibrato, si denota una bella e lineare progressione che chiude con una fresca nota saporita. Un vino in continua evoluzione minuto dopo minuto.

RICHARD LEROY – Anjou

Richard Leroy, dal 2008, è uno dei ribelli di Anjou. Con Mark Angeli (La Ferme de la Sansonnière), Stéphane Bernaudeau, … e qualche altro ha preferito abbandonare la denominazione etichettando i vini come “Vin de France” 
evidenziando però il nome della vigna. La sua azienda è veramente minuscola, copre solamente 2.7 ettari, dove alloggiano esclusivamente ceppi di chenin. Seguace della coltura biodinamica, cura con grande attenzione ogni grappolo senza l’ausilio di diserbanti e prodotti chimici, anche l’aggiunta di solforosa è molto parsimoniosa. Noëls de Montbenault è uno dei più bei terroirs di Layon, una parcella di 2 ettari con viti di oltre 45 anni. È posizionato sulla cima di una collina su suoli vulcanici. Le vinificazioni e la maturazione avvengono in barrique nuove, di primo e secondo passaggio.

VdF Les  Noëls de Montbenault 2009 :  Gli elogi a Richard Leroy sono pienamente meritati, in particolare per la classe dei suoi vini. Questo 2009 gioca sulla delicatezza della sua giovinezza, timido aromaticamente ma incisivo e profondo gustativamente. I profumi sono freschi con note di pompelmo e mandarino su un fondo di gesso. L’attacco è sferico, probabilmente dovuto a qualche grammo di zucchero residuo, ma poi parte affilato e intenso, sul finale si assottiglia ma la scia di freschezza non ci lascia mai. Puro e preciso, una vera delizia e con un roseo futuro.

Il vigneto del Saumurois è conosciuto in egual misura per i suoi chenin (Saumur) e cabernet franc (Saumur-Champigny), si estende a sud-ovest di Anjou sulle due sponde che costeggiano il fiume Thouet. In bianco copre 400 ettari dove lo chenin è vinificato secco, nasce da suoli calcarei mentre il clima è di tipo oceanico temperato mentre le colline sono esposte ai venti provenienti da ovest.

DOMAINE MÉLARIC – Saumur

Aymeric Hillaire e Mélanie Cunin di formazione agronomo ed enologo hanno creato questa piccola azienda di 4 ettari nel 2006. Il loro vigneto è situato nella zona di Puy Notre Dame e lavorato senza l’utilizzo di diserbanti chimici ed insetticidi allo scopo di ottenere “la totale espressione del territorio”. La vigna situata nel lieu-dit “Clos de la cerisaie” è lavorata con sistemi biologici da più di 10 anni, ha ceppi di oltre 45 anni  che trovano nutrimento in un suolo composto da argille pesanti.

La Cerisaie 2008 : Il vino meno coinvolgente della serata, quando lo porti al naso dà l’impressione di un vino dolce: canditi, frutta gialla ben, ben matura su un fondo minerale. L’attacco gustativo conferma la ricchezza del vino, la presenza di zuccheri è ben evidente (vino secco ?), come pure la mineralità, pecca di precisione e di personalità. Paga dazio soprattutto messo a confronto con diverse eccellenze.

DOMAINE ROCHE NEUVES – Saumur

Thierry Germain è divenuto nell’ultimo decennio uno degli uomini faro delle denominazioni di Saumur, fedele e sensibile nella difesa del terroir applica esclusivamente pratiche biodinamiche. Sui 22 ettari a vigneto domina il cabernet franc, anche se sono sui 2 ettari di chenin blanc che ci voliamo soffermare da cui è prodotta la cuvée L’Insolite. Le vigne sono situate nel comune di Saumur nelle parcelle di Les Cerpes e Saint Vincent. I suoli sono argillo-calcareo e ricchi di sassi e silicio. Le fermentazioni avvengono in botti di rovere da 400 e 228 litri di primo e secondo passaggio.

Saumur Blanc L’insolite 2008 : Un vino di razza, vinificato con grande precisione e purezza. L’impianto aromatico evidenzia note di pompelmo, bergamotto, la dolcezza del frutto e fiori gialli. La bocca è ricca e morbida, il tutto ben equilibrato. Prende slancio e lunghezza con grande freschezza. Un vino costante, elegante e di altissimo profilo !

L’area di Vouvray si estende sulla sponda destra della Loira proprio al confine est di Tours, in coincidenza con l’affluente Brenne. Sette comuni si dividono 2’000 ettari disposti su colline di carattere gessoso che conferiscono la tradizionale mineralità, suoli che si riscaldano rapidamente sotto l’influsso del clima oceanico. Le vendemmie sono il momento culminante, l’insolazione favorisce la surmaturazione degli acini permettendo di produrre, a seconda della variabilità climatica e del grado zuccherino raggiunto dai mosti, vini secchi, demi-secchi o dolci; è qui che si producono i migliori spumanti metodo classico.

DOMAINE HUET – Vouvray

Huet rappresenta incontestabilmente una delle star della denominazione, creato nel 1928 da Victor Huet e dal figlio Gaston, è diretto da una trentina d’anni da Noël Pinguet, genero di Gaston Huet. Oggi l’azienda copre 35 ettari interamente occupati dallo chenin e ripartiti essenzialmente su tre proprietà: Le Haut-Lieu, Le Mont e Le Clos du Bourg. Grande estimatore della coltura biodinamica e della valorizzazione del “terroir”, Noël Pinguet, ha l’ambizione di presentare vini che sintetizzano il carattere del vigneto e dell’annata. Clos de Bourg copre 6 ettari circondati da un muro in pietra, il suo suolo è poco spesso con un’altezza media di un metro e si trova a diretto contatto con la roccia calcarea. La sua vinificazione è molto semplice, il mosto fermenta in botti di rovere di varia capienza (225 l., 600 l. e 3’000 l.), le fermentazioni si sviluppano per circa 2 mesi e sono attivate esclusivamente da lieviti indigeni.

Vouvray Clos de Bourg Sec 2007 : In una degustazione di alcuni anni fa avevamo sentenziato “… ha bisogno di almeno un paio d’anni …”. Sbagliato, è ancora troppo presto, anche se la sua assoluta qualità è presente dal primo assaggio. Questo Clos de Bourg ha un enorme potenziale, incisivo, potente, affilato, rifinito nei minimi particolari, intrigante, … . Un vino superbo.

DOMAINE DU CLOS NAUDIN -Vouvray

Huet e Clos de Naudin (propritario Philippe Foreau) hanno molte cose in comune, l’assoluta qualità dei vini e il carattere dei territori, lo chenin come unico interprete, un accurato lavoro sia in vigna e al momento della vendemmia, la filosofia “nature”, … A differenza di Huet produce 5 tipologie di vino che corrispondono a delle selezioni e non delle espressioni parcellari. Eccelle nelle bollicine: il Brut sa (36 mesi sui lieviti), il Millésimé (5 anni) e la Reserve (7 anni). Le prime raccolte sono destinate al Vouvray sec (circa 5 gr. di zuccheri residui); le successive, sempre sia permesso dall’annata, danno vita al Demi-sec (tra i 15 e i 20 gr. di zuccheri); il Moelleux è una selezione di acini in attesa di appassimento o, nelle migliori annate della botrytis (a partire dai 30/40 gr. di zuccheri); per finire  il Moelleux Réserve (da 120 a 180 gr. per litro). Quello che caratterizza i vini di Clos de Naudin è un’intensa acidità malica che potrebbe disturbare, specie in gioventù. Una caratteristica che costituisce la colonna vertebrale dei vini e che li indirizza nel corso degli anni su grandi complessità.

VOUVRAY SEC 2007 : Se ci si aspetta di trovare una coerenza con il Clos de Bourg si commette un grosso errore, la versione di Philippe Foreau è completamente diversa. Un vino che gioca con noi, ci affascina e ammalia. Ha grande ricchezza ma la spiccata acidità ne snellisce la forma. Intriga per quel suo carattere ossidativo che dà complessità e profondità al vino. Il tempo ci regalerà un vino stupendo.

VOUVRAY MOELLEUX 2008 : Lo assaggi e pensi a un Riesling … Auslese della Valle della Mosella. Finezza, discrezione e complessità aromatica introducono una bocca cremosa che gioca su note agro-dolci, ha grande energia e un finale di gran classe ed eleganza. Chapeau monsieur Foreau !

L’area della denominazione Bonnezeaux si sviluppa su soli 90 ettari nel territorio di Thouarcé, comune situato sulla sponda destra del fiume Layon, uno degli affluenti della Loira. Le rese non superano i 25 hl. per ettaro, le vendemmie sono eseguite a “tries” su acini surmaturi che presentano una concentrazione naturale data dall’appassimento o dall’attacco della muffa nobile. I suoli sono gessosi e ricchi di quarzo, il clima è di tipo oceanico, temperato e piuttosto secco con deboli escursioni termiche.

CHÂTEAU DE FESLESBONNEZEAUX

Pensate al commento della Revue du Vin de France: “Château de Fesles è a Bonnezeaux come Château d’Yquem è a Sauternes” . Non male vero ? Diretto dal 1996 da Bernhard Germain, Château de Fesles è una delle referenze di questa “appellation”. Fu costituito nel 1070 sulla cima di una delle quattro colline coltivate a vigna che dominano il corso del Layon. La vicinanza al fiume crea la formazione delle nebbie mattutine che favoriscono lo sviluppo della muffa nobile, fattore che esalta la personalità dello chenin blanc. Gli acini sono scelti manualmente uno per uno con diversi passaggi in vigna, i ceppi hanno un’età media di 50 anni e hanno una magnifica esposizione verso sud, sud-ovest. Il mosto è lasciato a fermentare in fusti da 400 litri fino a un paio di mesi e in seguito affinato in fusti per 10-15 mesi.

BONNEZEAUX 2005 : Peccato sa di tappo e non è la prima volta !  Vista la sua grandezza non possiamo che condividere con voi quanto già riportato in un precedente articolo. “Gli aromi si fondono con armonia, complessità che si esaltano con finezza su note di buccia d’arancia, albicocca, pesca, mela cotogna e una miscela di spezie. Untuoso all’attacco, si profila con una piacevole dolcezza ben equilibrata dall’acidità, questa conferisce tensione ed energia. Si sviluppa cremoso e vivo fino a un finale maestoso e di lunghissima persistenza. La chiusura è di grande classe,  evidenzia la freschezza del frutto, la mineralità e le fini note boisées”.

Una bellissima degustazione che ci ha permesso di conoscere e approfondire un incredibile interprete della viticoltura francese.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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