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Priorat, tra tradizione e modernità

Documentandosi sui vini del Priorat (nome in lingua catalana) stupisce il fatto che nel corso degli anni ‘90 questa zona della Catalunya era totalmente sconosciuta, mentre 10 anni più tardi era capace di produrre tra i più osannati, rari e costosi vini spagnoli. Questo fu possibile solo grazie al lavoro e alla visione di cinque pionieri, René Barbier (Clos de Magador), Carlos Pastrana (Clos de l’Obac), José Luis Pérez (Clos Martinet), Alvaro Palacios (L’Ermita) e Daphné Glorian (Clos Erasmus) che, con i loro vini hanno contribuito in maniera determinante alla rinomanza mondiale di questa nuova realtà. Seppero abbinare antiche tradizioni alle recenti modernità, si perché questa in zona la coltura della vite era già in uso nel periodo antecedente la filossera, con una superficie che superava i 5’000 ettari. Quando alla fine degl’anni ’70 René Barbier giunse in questa zona proveniente dalla Valle del Rodano, le vigne in attività erano ridotte a soli 600 ettari per lo più occupate dal carignan e mantenute in cattivo stato. I nuovi impianti hanno privilegiato l’uso della grenache e negli anni successivi quello del cabernet sauvignon, del merlot e della syrah, il vitigno che meglio si adatta dei tre. La prima vendemmia del nuovo corso risale all’annata ’89 (commercializzata dal ’91), negli anni a venire la denominazione ebbe un rapido sviluppo con l’arrivo di diversi viticoltori spagnoli o provenenti da altre parti del mondo.

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Un paesaggio selvaggio le vigne incastonate nelle vallate del Priorat (credit photo Josepet)

La zona del Priorat oggi occupa 1’800 ettari di vigne nel nord-ovest della provincia di Tarragona, un’area montana che comprende 23 paeseli (capoluogo Falset) e popolata da meno di 10’000 abitanti. Il panorama è selvaggio, le vigne sono incastonate nelle vallate ad altezze comprese tra i 250 e 600 metri e coltivate su terrazzamenti per impedire l’erosione delle ripide pendenze. Protetta a nord dalla Sierra di Montsaint gode dell’influsso marino proveniente dalla costa mediterranea che dista solo qualche decina di chilometri. Il suo suolo è composto d’ardesia di colore marrone scuro chiamata “llicorella”, questa conferisce ai vini una forte connotazione minerale. Anche se la piovosità annua è ridotta i terreni del Priorat sono insolitamente freschi e umidi, quindi le radici penetrano le fessure della roccia per trovare acqua freschissima.

LA DEGUSTAZIONE

PORTAL DEL PRIORAT

Portal del Priorat è un’azienda nata nel 2001 dalle ambizioni dell’architetto Alfredo Arribas, le vigne sono situate nel triangolo collinare compreso tra Bellmunt-Molar-Lloar. Il lavoro si divide su tre progetti Clos del Portal, Gotes e Trosos. Gotes è l’ultimo progetto enologico del Portal del Priorat, nato con la vendemmia 2008. I terreni sono collinari, composti di scisti e orientati nord, nord-ovest, le vigne sono recenti e occupate dalla grenache, carignan e cabernet sauvignon, sono lavorate con metodi biologici. Le uve sono raccolte tra la fine di settembre e le prime settimane di ottobre, mentre la maturazione del vino avviene in barriques di rovere francese. Gotes 2009, si apre su note eteree, una rapida nuance vegetale, bacche nere, amarene, la dolcezza del legno, … Al gusto è ampio con un frutto ricco e maturo, subito affiancato da una grande mineralità che si afferma un carattere salato. Buona la freschezza che accompagna il finale di bocca. NegreDeNegres 2008 è prodotto alla tenuta Clos de Portal, circa 15 ettari dove sono vendemmiate grenache, carignan, cabernet e syrah. Qui il micro-clima è fresco e le vigne sono lavorate con tecniche biologiche in conversione biodinamica. Si dimostra più evoluto, speziato, un tocco “sauvage”, frutta macerata e minerale. Ha una bella struttura e una geometria che ne allunga la forma; ricco all’attacco, scorre lungo con leggerezza e una piacevole energia. Ottimo.

CELLER DE L’ENCASTELL 

Celler de l’Encastell è un’azienda famigliare situata a Porrera, è composta da due micro-aziende: Mas d’en Caçador e Mas d’en Ferran. Mas d’en Caçador occupa 2.5 ettari situati a 500 metri d’altitudine piantati a grenache (50%) e vecchi ceppi di carignan (60-90 anni), uve costituiscono l’anima del Roquers de Porrera. Mas d’en Ferran è più recente, i ceppi grenache, cabernet sauvignon, merlot e syrah furono impiantati nel 1995 e coprono un’area di 5 ettari su terrazzamenti. Fino al 1995 le uve erano conferite alla cooperativa locale ma, considerata l’importanza via via crescente del Piorat, fu deciso di vinificare direttamente i vini. Roquers de Porrera 2006 è costituito da un assemblaggio tra grenache (40%), carignan (40%) e merlot e syrah (20%), viene elevato in fusti di rovere nuove per un periodo di 16 mesi. Gli aromi sono balsamici, la maturazione del frutto è spinta, note speziate, di liquirizia, fumé  e vaniglia, … evolvono nel bicchiere. Risulta essere ancora un po’ aggressivo su tannini intensi e un’acidità ancora da equilibrare al meglio. Ha struttura e lascia presagire un buon potenziale per il futuro. Sembra suggerirci di ripassare tra qualche tempo.

TERROIR AL LIMIT 

Spingere al massimo il territorio, questa è l’idea che lega due vignaioli visionari come Eben Sadie e Dominik Huber. Sudafricano il primo, tedesco l’altro, dal loro incontro nasce nel 200o il progetto Terroir al Limit. L’idea è di lavorare nel pieno rispetto del territorio, un tipo di agricoltura non intervenzionista a favore della biodiversità. Le vinificazioni sono attivate da lieviti indigeni e avvengono in contenitori di cemento a forma ovale. L’Arbossar 2006 provinene da 3.6 ettari di vigne che si situano a 900 metri d’altitudine nelle terre di Torroja del Priorat. Sono orientati verso nord, ceppi di età variante tra i 60 e i 90 anni che producono bassissime rese, 10/12 hl. per ettato. È originato da uve grenache, carignan e syrah (15%), fu prodotto per la prima volta nell’annata 2003; la maturazione avviene in rovere nuovo per il 60%. Al naso è bellissimo e complesso, un rincorrersi tra toni caldi, note di bacche nere e uva secca, sfumature speziate e minerali, la dolcezza del legno, … In bocca è avvolgente ed equilibrato, prende una forma slanciata e tonica, con tannini patinati. Il finale è molto persistente e salino, apportando un’abbondante salivazione. Un primo approccio con questa azienda che lascia il segno. La conferma del livello raggiunto da questi appassionati vignaioli arriva con la degustazione del Dits del Terra 2004. Nasce da una vigna di 1.8 ettari dove alloggiano vecchi ceppi di carignan che raggiungono gli 80 anni d’età. Le vendemmie si svolgono solo il mattino, caricate su camion refrigerati e trasportate in cantina, dove le uve sono scelte e diraspate solo al 50%. Il vino esce dal gruppo, minor presenza alcolica rispetto agli altri Pirorat fin qui degustati. Affascinante, complesso, speziato e calcareo. In bocca si rileva per la grande classe, l’attacco è suadente la grana tannica è setosa, sempre in tensione e profondo. Un vino superbo che evidenzia un forte carattere minerale e una freschezza che inonda il finale di bocca.

VALL LLACH

La cantina Vall Llach fu creata all’inizio degli anni ’90 e la prima vendemmia risale al 1998. L’azienda possiede vecchissime vigne di carignan dove i rendimenti sono limitatissimi. Embruix 2008 è una cuvée  prodotta da una selezione parcellare di uve grenache (38 %), carignan (26%), cabernet sauvignon (15%), syrah 15% e merlot (6%), provenienti dalle vigne più giovani (6-12 anni). Le prime fermentazioni avvengono in tanks inox mentre le seconde si dividono tra acciaio e fusti di rovere. Pure la maturazione avviene per la metà in acciaio e in fusti di 225 e 300 litri, legno di 2° e 3° passaggio. Peccato una bottiglia sfortunata che non ci soddisfa, duro e squilibrato; confidiamo in un’occasione migliore. Vall Llach 2006 è ottenuto dalle vecchie vigne da cui si ottengono mosti ricchi e concentrati, è prodotto da carignan (63 %), merlot (24 %) e cabernet sauvignon (13%) e subisce una maturazione in fusti di rovere nuovo da 225 e 300 litri. Il colore è impenetrabile, al naso è chiuso ma cercando meglio si scoprono note di bacche nere confit e vaniglia. La bocca è molto ricca, la presenza alcolica e rilevante, i tannini sono compatti, il fine bocca manca un po’ di vivacità, ha una buona persistenza aromatica.

BODEGAS MAS ALTA 

La proprietà dell’azienda è costituita da un gruppo d’investitori belgi mentre la conduzione tecnica è affidata a Michel Tardieu, il famoso enologo «rhodanien» che segue con la consueta cura le vinificazioni. Il 75% delle loro vigne si sviluppano su colline esposte verso sud-est mentre il rimanente guarda verso sud-ovest e posizionate ad un’altitudine di 450 metri. La Basseta 2005 è originato da raccolte di carignan (50%), grenache (35%) e syrah (15%), i ceppi di carignan sono centenari. Le fermentazioni avvengono in contenitori di beton mentre per la maturazione dei vini si usano botti di rovere d’Alier, per l’80% nuovo. Un Priorat preciso, tecnicamente accurato e di stile moderno, è speziato e compatto, è intenso e vellutato, prende volume al contatto con l’ossigeno. Un vino all’immagine di Michel Tardieu.

Conclusione: una degustazione veramente interessante che ci ha permesso comprendere il carattere di questo territorio spagnolo salito alla ribalta mondiale nell’ultimo decennio. Il carattere dei suoli si è manifestato in maniera prorompente con una forte impronta salina. Altro fattore comune è l’elevato tenore alcolico dei vini compreso tra i 14.5° e i 15.5°, sensazione percettibile ma non fastidiosa, salvo in rare occasioni. Sotto questo punto di vista ci chiediamo cosa avverrà con i cambiamenti climatici in corso. I vini che più ci hanno entusiasmati sono i due vini prodotti da Terroir al Limit, vini che univano alla ricchezza un’assoluta classe !


Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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