I vini dell’Etna dell’Azienda Terre Nere

La viticoltura siciliana negli ultimi 10-15 anni ha saputo ritagliarsi un importante spazio a livello nazionale, un successo forse dovuto più a un fattore più mediatico che per la vera personalità dei vini, piaciuti soprattutto ai fans dei vini opulenti. Si è preferito puntare su vitigni come il nero d’avola e qualche varietà internazionale come syrah, merlot, cabernet e chardonnay, trascurando un ricco potenziale ampeleografico composto da varietà indigeni. Anche l’arrivo di consulenti enologici provenienti dal continente non ha certo favorito l’originalità, proponendo vini moderni e fotocopia uno dell’altro. Dopo una decina d’anni quando questo effetto si è affievolito solo alcuni territori hanno saputo invertire la tendenza imponendo ai vini la loro unicità, su questi la zona Etnea.

Sulle pendici del vulcano più alto d’Europa l’Etna a costruito nel corso dei secoli un carattere geologico di grandi complessità su cui l’agricoltura trova vantaggi: vigneti, pereti, agrumeti, campi coltivati, … sparsi tra le vallate. La particolare conformazione del vulcano formato da un centinaio di crateri lascia tracce indelebili sul terreno, diversità minerali che sono trasferite ai vini. L’originalità del vigneto ha portato alla suddivisione e alla mappatura delle contrade (vecchie proprietà feudali) dove le vigne sono coltivate ad alberello e si arrampicano su terrazze di pietra lavica nera, qui si trovano solo varietà locali come  nerello mascalese e cappuccio, per la produzione di vini rossi, e carricante, cataratto e minnella per quella dei bianchi. L’altitudine raggiunge i 1000 metri e gode di un microclima fresco e unico in tutta l’isola. Viste le antichissime origini questo distretto viticolo era già conosciuto alle civiltà del passato, ne abbiamo notizia già dal poeta Teocrito nel III secolo a.C.. Nel 1968 l’Etna DOC è la prima denominazione territoriale siciliana riconosciuta, il disciplinare è rimasto intatto dall’anno della sua redazione e prevede la produzione delle tipologie Rosso, Rosato, Bianco e Bianco superiore. L’interprete principe di questo territorio è il nerello mascalese in grado di tradurci le diversità dei territori. Sembra che il suo nome derivi dal colore nero dei suoli lavici su cui da secoli è coltivato, è una varietà a maturazione tardiva, in genere le raccolte sono previste la seconda e la terza settimana di ottobre.

Sotto all’impulso dell’enologo Salvo Foti, negli ultimi anni, questa zona ha attratto anche alcuni “nuovi” vignaioli provenienti da altre regioni italiane o estere,  tra cui alcuni personaggi dello spettacolo. L’azienda che forse è emersa con maggiore prepotenza è Terre Nere, fondata e diretta da Marco de Grazia, un fiorentino nato negli Stati Uniti, fino a quel momento attivo soprattutto nel commercio del vino. Un progetto iniziato nel 2002 con l’acquisto di alcune vecchie vigne situate nel tratto tra Randazzo e Linguaglossa comuni situati sul versante nord del Parco Regionale d’Etna, le altezze sono comprese tra i 600 e i 1000 metri e godono di un microclima fresco e con escursioni termiche rilevanti. Oggi sono lavorati con metodi biologici certificati, 22 ettari occupati da nerello mascalese, nerello cappuccio, carricante, grecanico, inzolia e catarratto, anche se la parte del leone con oltre 18 ettari è fatta dal nerello mascalese.

Il suo modello ? La Borgogna.

“… se i vini delle varie contrade che produciamo sono diversi è per noi un grande complimento, significa che siamo stati bravi nell’strarre la vera anima di questi territori” questo è il suo pensiero, una coltura parcellare che ci ricorda da vicino quella dei produttori della Côte d’Or.

Anche in cantina il lavoro è simile, pochi sono gli interventi e soprattutto un’opera di sorveglianza. Pure la maturazione dei vini è in quella direzione, una percentuale di legno nuovo che non supera il 30% e che non va a intaccare la purezza del frutto e la mineralità dei vini.

I vini di Terre Nere

Etna Bianco 2009

Uve: Carricante (50%), Catarratto (25%), Grecanico (15%) e Inzolia (10%) – Età delle vigne: oltre i 60 anni – Altezza: 700 metri – Suolo: vulcanico

Questo vino introduce alla grande l’aspetto più significativo della degustazione, le varie sfumature della mineralità. Il primo naso è delicato, emergono in particolare note floreali seguite da fragorosi accenni di torba, fumé e pietra focaia. La bocca è piena d’energia e tensione, ha una buona struttura, una bella persistenza e un carattere saporito, lascia la bocca con una lunga salivazione. Un vino con  un’espressione immediata.

Etna Bianco Le vigne Niche 2008

Uve: Carricante (100%) – Età delle vigne: 60 anni – Altezza: tra 700 e 1000 metri – Suolo: vulcanico

Probabilmente il termine Niche fa riferimento al termine dialettale nica e cioè piccola, “piccola vigna”, un territorio tardivo e fresco adatto per produrre vini longevi. Gli aromi sono nitidi ed evocano i fiori d’arancio e la vaniglia, arieggiandolo escono complessità di frutta bianca, agrumi e una mineralità meno importante e più elegante rispetto al vino precedente, un susseguirsi di sfumature che giocano a rincorrersi e a svelarsi. Al gusto ha un elevato potenziale che al momento fatica ad esprimere, necessita qualche grado in più per sviluppare un’elegante struttura e un finale aromatico di qualità. Chiude salato e con una forte salivazione. Un vino di terroir ambizioso che merita ancora di qualche anno per potere esprimersi al meglio.

Etna Rosso 2009

Uve: Nerello mascalese (98%) e Nerello cappuccio (2%) – Età delle vigne: tra 40 e  80 anni – Altezza: tra 650 e 900 metri – Suolo: vulcanico.

Questo assaggio conferma la vicinanza tra il Nerello e il Pinot noir, sensazioni varietali che si assomigliano molto. Il suo colore non è troppo carico, note di ciliegia, frutti a bacca, more, lamponi, rosa, violetta, speziato e fumé. Un vino che merita rispetto, ancora troppo giovane per trovare una propria dimensione. Ha buon corpo, una tessitura fitta e un’acidità spiccata sensazioni ancora da equilibrare al meglio. Piacevoli la freschezza del frutto e la fine sapidità. Pur essendo il rosso meno ambizioso non è un vino scontato e qualche tempo di bottiglia potrà solo fare del bene.

Etna Rosso Calderara Sottana 2006

Cru: Contrada Calderara Sottana a Randazzo (Catania) – Uve: Nerello mascalese (98%) e Nerello cappuccio (2%) – Età delle vigne: tra 40 e  50 anni – Altezza: tra 650 e 700 metri – Suolo: vulcanico ricco di cenere, roccia e lava nera.

Il suo colore è intenso e scuro, immediatamente fà percepire una ricchezza della materia, è intrigante e ricorda i terreni da dove proviene. Frutta nera, note floreali, fumé e pietra lavica. In bocca è ampio, avvolgente e incisivo, sotto la spinta di tannini abbondanti e di grana fine. Una gran bella acidità gioca a dare equilibrio a una ricca componente alcolica, tutto lo sviluppo è accompagnato da grande tensione. Il finale è scintillante giocando su eccellenti complessità tra cui emerge una forte definizione minerale. Gran vino di territorio.

Etna Rosso Feudo di Mezzo 2006

Cru: Contrada Feudo di Mezzo a Castiglione di Sicilia (Catania) – Uve: Nerello mascalese (98%) e Nerello cappuccio (2%) – Età delle vigne: tra 60 e 80 anni – Altezza: tra 650 e 700 metri – Suolo: vulcanico ricco di cenere.

Feudo Di Mezzo è la vigna più precoce, quella che matura più velocemente quindi la prima ad essere raccolta, questo dà un vino meno robusto e più affusolato. Degustandolo ci ha fatto discutere molto, difficile da interpretare per via di quel carattere camaleontico. Gioca sull’eleganza con una buona fluidità e tannini fini, un vino terroso, quasi balsamico, speziato e sapido con un frutto rosso fresco ben definito. Scappa sul finale una piccola nota calorica che leggermente ci disturba.

Etna Rosso Guardiola 2006

Cru: Contrada Guardiola a Randazzo (Catania) – Uve: Nerello mascalese (98%) e Nerello cappuccio (2%) – Età delle vigne: tra 60 e 90 anni – Altezza: tra 700 e 750 metri – Suolo: roccia vulcanica ricco di cenere e piccoli sassi duri.

È un territorio di forte personalità geologica che si riflette sul carattere del vino con sfumature di terra, cenere, fieno, frutta nera … Elegante, morbido con tannini molto fini e con un’intensa acidità che dà slancio e lo accompagna dall’inizio alla fine, una caratteristica che darà le potenzialità di sfidare il tempo; chiude su note di agrumi.

Etna Rosso Santo Spirito 2008

Crus: Contrada Santo Spirito a Castiglione di Sicilia (Catania) – Uve: Nerello mascalese (98%) e Nerello cappuccio (2%) – Età delle vigne: tra 50 e 60 anni – Altezza: tra 700 e i 750 metri – Suolo: vulcanico ricco di cenere.

Un vino superbo in grande forma già oggi ma che sicuramente potrà evolvere per una quindicina d’anni. La componente fruttata è di equilibrata maturazione, quella minerale è intensa. La bocca è potente e ricca, quasi irruente. È succoso, la grana tannica è di grande qualità, intensa ma levigata, i ritorni sono balsamici, fruttati e salini, la lunghezza delle complessità non tradiscono e ne fanno un grande vino; abbondante è la salivazione.

Etna Rosso Prephylloxera “La vigna Don Peppino” 2007 

Cru: Vigna Don Peppino in Contrada Calderara – Uve: nerello mascalese (98%) e nerello cappuccio (2%) – Età delle vigne: oltre i 140 anni – Altezza: 650 metri – Suolo: vulcanico.

Don Peppino è una piccola vigna di un ettaro su cui stanno ceppi impiantati nel 1870, vigne ancora originali pre-filossera, fattore che crea aspettative molto alte. Ha grande eleganza olfattiva, è intrigante e complesso: note d’arancia, ciliegia, pepe bianco, iris, muschio … In bocca ha qualità, allinea finezza, una trama solida e sottile, associata a sapori decisi e balsamici. Gran bel vino, che merita ancora qualche anno di affinamento.

 


Un commento Aggiungi il tuo

  1. claudioT ha detto:

    …bella degustazioni, con vini che affascinano per eleganza e complessita!
    Per fortuna sono passati gli anni dove Sicilia faceva rima con Nero D’Avola legnoso, di goudrot e marmellata e ci si avvicina sempre più frequentemente a vini ricchi di sfumature come quelli dell’Etna, di Faro, ma anche i Nero D’Avola più sussurrari del siracusano e agrigentino.
    Complimenti.

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