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Il Nizza, la Barbera Superiore del Monferrato

Il Monferrato è da sempre considerato l’area d’elezione della barbera, lasciando alle Langhe il nebbiolo, qui gli sono dedicate le maggiori attenzioni e i migliori territori, scelte che favoriscono vini di ottime potenzialità. L’occasione di parlarvi della barbera e del territorio di Nizza Monferrato ci è data dall’incontro organizzato dall’Associazione dei produttori del Nizza in collaborazione con l’Associazione Sommelier Svizzera sezione Ticino. Un appuntamento che ci dà l’opportunità di conoscere appassionati produttori, rappresentati da Gianluca Morino produttore presso Cascina Garitina e trascinatore dell’associazione. Gianluca su Nizza e il Nizza:

” Nizza Monferrato è un piccolo e suggestivo paese che si estende tra il torrente Belbo e il Rio Nizza ed è situato poco lontano da Asti, Canelli, Alba e Acqui Terme. L’abitato è situato in quello che è un tipico paesaggio collinare, in una zona dal clima mite particolarmente favorevole alla coltivazione delle viti e quindi alla produzione del vino. Il progetto della Barbera di Nizza nasce quando si è deciso di selezionare tre sole zone particolarmente adatte a questo vitigno dalla vasta area d’Asti (169 comuni). Si sono così individuate le aree di Tinella, i Colli Astiani e appunto Nizza Monferrato, adatte a produrre vini di qualità omogenea al loro interno.

Nizza è la zona più reattiva perché vi si produceva già vini di qualità ancora quando la barbera veniva venduta sfusa sui mercati europei, un vino di buone complessità e di tenuta nel tempo. Le colline che circondano Nizza sono la culla di diverse aziende che hanno sposato questo progetto e che hanno contribuito a svilupparlo. Il Nizza nasce ben prima degli anni 2000, in questi anni fu costituita la denominazioni ma vini e produttori erano già attivi nei decenni precedenti e operavano con gli stessi criteri riconosciuti dall’attuale disciplinare. Può essere prodotto da uve 100% barbera, in disaccordo con il disciplinare della Barbera d’Asti che stà aprendo ai vitigni internazionali, l’area prevista copre le vigne di soli 18 comuni. Le rese sono basse, non non per ottenere vini più strutturati ma bensì per avere un legame maggiore con il terriotorio, l’affinamento minimo è di 18 mesi di cui almeno 6 in botti di varia capienza, una filosofia che lascia largo margine all’inventiva del produttore. L’associazione raggruppa 42 aziende, per la maggior parte sono cantine disloccate in zona ma anche aziende esterne riconosciute per la loro qualità che vantano vigne nell’area del Nizza e che con la loro esperienza aiutano a crescere il resto del gruppo. L’associazione è volontaria e nata dopo il riconoscimento della sotto-zona, ha per scopo quello di divulgare e comunicare il carattere di nostri vini ma soprattutto, confrontandosi, quello di progredire tutti assieme. L’idea definitiva è quella di legare i vini al territorio, il nome “Nizza” dovrà  identificare la loro provenienza senza specificazioni sul vitigno, come d’altronde avviene in Borgogna.  “

La degustazione ha evidenziato buoni vini di caratterî diversi, alcuni prodotti da uve surmature altri più brillanti e performanti nell’espressione aromatica. Per non essere troppo ripetitivi ecco le note su vini e produttori che più ci hanno impressionato.

Dobbiamo sottolineare che salvo il Neuvsent di Cascina Garitina nessuno dei vini degustati oggi erano da noi conosciuti, quello di Gianluca Morino si è dimostrato un vino solido, importante e potente che ha bisogno di grande forza per trovare equilibrio e sfogo e che per essere apprezzato al meglio deve essere accostato a piatti importanti e complessi.

Ci ha impressionato la grande eleganza della Riserva della Famiglia 2004 di Coppo, si tratta dell’ultima annata in commercio una scelta che premia la serietà dell’azienda. Gli aromi sono avvolti da note speziate e di frutta nera, esalta l’equilibrio e la grana dei suoi tannini.

Il Nizza Superiore di Olim Bauda gioca sulla fragranza e la freschezza. Il 2008 è floreale, tonico e scattante ancorché giovane, mentre più equilibrato e complesso il 2006, piaciono anche per la fine estrazione dei tannini.

Ru è il Nizza dell’azienda Eredi Armando Chiappone, il 2006 non ha ancora trovato il punto di fusione tra la prima e la seconda parte della bocca, esprimendosi in due fasi ben distinte. Ricco e ampio all’attacco, irruente nell’acidità in chiusura; merita qualche tempo per amalgamersi. Più espressivo il 2005, un vino deciso e con una bella tensione, ha equilibrio e un bel sviluppo gustativo.

Nel La Court di Michele Chiarlo si legge l’impronta della “maison”, un 2007 un po’ ruffiano, speziato e succoso con bel corpo e una fine estrazione. Nel 2006 invece emergono ricordi vegetali e marcato da un corpo denso che toglie un po’ di lunghezza.

Il Nizza Superiore 2007 delle Antiche Cantine Brema è legato al ricordo di Luigi Veronelli, un vino ambizioso e ampio, con una struttura tannica levigata e con una fine aromaticità; un vino da alte gradazioni anche se ben sostenute.

La grande sorpresa ci è riservata da il Barcarato di Alessandro Guasti un vino sincero che piace in tre delle quattro annate degustate per la freschezza e la succosità del frutto. Un 2007 vivo, con una forma slanciata e un bellissimo sviluppo; il 2006 è ricco leggermente meno complesso ed entusiasmante, ma piace comunque; il 2004 è dolce nel frutto, ha struttura e lascia la bocca con una piacevole salivazione. Sono vini che lasciano un’ottima impressione. Per contro il 2003 riflette le difficoltà  del millesimo, un vino più evoluto nel colore, terroso negli aromi e con tannini un po’ duri che difficilmente si ammorbidiranno e saranno sostenuti da una struttura già un po’ traballante.

Le Nicchie di La Gironda è una barbera che si avvicina al nostro gusto personale, ha similitudini d’espressione con il Barcarato. Il 2007 si presenta ruspante con note di frutta fresca e sfumature speziate, mostra un bell’equilibrio tra l’alcool e l’acidità. Il 2006 si differenzia per alcune sfumature ma rimane sempre molto piacevole. Diverso il carattere del 2005 più dolce nel carattere dato dall’elevazione in botte anche se quello che leggermente disturba è quel tocco di maturazione eccessiva sul finale che toglie un po’ di finezza.

La vigna dell’Angelo è prodotto dall’Azienda La Barbatella, la degustazione dell’annata 2009 evidenzia un vino di ottimo potenziale che necessita di ulteriore tempo per dare il meglio. Qualche cosa in più lo svela l’annata 2007, un vino decisamente speziato e floreale, è potente e largo con un’intensa carica tannica ancora da smussare. Ottimo il potenziale.

Paolo Avezza produce “Sotto la Muda”, il 2008 è giovane, giovane, … fresco e floreale ma già piacevole in questa fase. Il 2007 mantiene la caratteristica floreale guadagnando però in pienezza ed evoluzione dei tannini. L’annata 2006 evidenzia maggiori complessità e finezza.

Conclusione: una bella degustazione che ha dimostrato la validità dei produttori di questa zona del Monferrato dove si intende valorizzare la Barbera con grande serietà. Gli sforzi sono tanti e verranno premiati con il passare degli anni.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

8 Commenti su Il Nizza, la Barbera Superiore del Monferrato

  1. Ciao Stefano e grazie del bellissimo post. Mi piace molto la tua voglia di sottolineare quelle piccole differenze che differenziano un vino dall’altro. Aver poi portato le vecchie annate è stata una cosa fondamentale per capire l’evoluzione del Nizza in bottiglia.
    A presto questa volta qui a Nizza Monferrato.
    Gianluca

  2. a me in generale quelli presentati sono sembrati dei “vinoni” non molto distinguibili da altri prodotti più o meno similari, in gran parte privi o privati delle caratteristiche proprie della barbera. Poca acidità, che è il tratto più riconoscibile della barbera, tannini levigati, eccesso di legno a scapito della freschezza dei profumi. In breve una barbera che ha studiato da amarone, il risultato di una rinuncia ad essere se stessa con le proprie qualità (tante) e i propri difetti (alcuni adorabili) per aspirare a diventare un vino che segue i dettami della moda (tramontata) dei vini piacevoli, Un produttore mi ha detto che l’uso delle barriques è imposto dal disciplinare di produzione: non mi risulta, Per contro, vero obbrobrio, il disciplinare della sottozona “Nizza” permette (art. 6, ultima frase) che il vino dopo l’invecchiamento possa presentare un lieve sentore di legno, Ho chiesto ad un produttore, non ricordo più quale, la ragione di questo snaturamento. Mi ha risposto che i vini presentati erano quelli ritenuti più adatti al palato ticinese che ama particolarmente i vini strutturati, ma che la gamma produttiva era assai più vasta e comprendeva anche qualche barbera memore del terroir. A primavera spero di andare a vedere in loco se ci sono ancora dei produttori che amano il loro terroir e i prodotti che ne sono naturalmente generati e non si sono venduti a quella che con molto provincialismo alcuni credono sia la tendenza attuale, La vera tendenza attuale è invece essere se stessi, anche quando si fa vino, migliorare le caratteristiche proprie di un prodotto, non mascherarle o cancellarle per cercare di imitare quelle di chi ha successo.

  3. è stata interessante la degustazione, alcuni mi hanno proprio entusiasmato, ho creduto fosse in evidenza il terroir, altri, per i miei gusti, meno, riferito a qualche vino più’ maturo, appensatito dalla nota alcolica di frutta spiritosa comunque la visione di vini ben fatti , curati in cantina, robusti e di immediata piacevolezza e armonia, sono state le mie opinioni, gradisco sempre di queste proposte con la presenza dei produttori e delle discussioni che in seguito genera …. e ringrazio dell’invito all’organizzazione.

  4. Gianluca Morino // 3 marzo 2012 alle 17:23 // Rispondi

    Grazie Alessandro del feedback molto interessante e stimolante. Sono concorde con lei sul fare uscire di più e meglio il binomio berbera e territorio. Ci siamo associati anche per quello. Devo specificare in alcuni suoi passaggi che ci sono chiari errori di comunicazione da parte di alcune cantine. Magari nella calca e fretta una parola può essere mal intesa.
    Mi riferisco all’obbligo della barrique nell’affinamento del Nizza. Non è affatto vero tanto che, il disciplinare, prevede un periodo in legno di minimo 6 mesi senza specificarne le dimensioni.
    Il discorso del riferimento ” sentori di legno” è stato solo messo, in epoca non sospetta, nel disciplinare, solo per distinguere questa tipologia e per non incorrere in incomprensioni con le strane commissioni DOC della camera di commercio.
    Grazie Gianluca

  5. Sarò davvero contento se l’associazione del Nizza spingerà i propri aderenti verso vini più fedeli al loro terroir. Lasciamo che siano i produttori di vini inevitabilmente anonimi ad adeguarsi ai “modelli” che vanno o pretendono di andare per la maggiore, Ma quando, ed è il caso del Nizza, i prodotti hanno una loro identità e specificità, è giusto adoperarsi per affinarli e migliorarli, perché il tempo non si ferma, lasciando però da parte le mode che, come tutte le mode, si riveleranno passeggere. Giusto un esempio. Tutti ci ricordiamo di quei produttori delle Langhe che alcuni anni fa presentavano come propri prodotti di punta dei vini risultanti dall’assemblaggio di diversi vitigni. In alcuni casi sono gli stessi che ora offrono vini rigidamente monovitigni provenienti da micro crus vinificati quasi metro quadrato per metro quadrato, Sarà ovvio, ma credo che per farsi conoscere bisogna mantenere i propri tratti caratteristici. Poi, migliorarli senza alterarli è ricerca dell’eccellenza.

    • Concordo appieno e proprio su questo ultimo punto “bisogna mantenere i tratti caratteristici” che si fonda il nostro progetto e la nostra comunicazione da sempre.
      Il Nizza è 100% Barbera perchè questa è la nostra identità.
      Il discorso di fare o non fare vini più o meno facili o internazionali (o capibili da altri consumatori) è anche dato dal fatto che MAI si è fatta comunicazione delle caratteristiche della Barbera in maniera seria sui mercati del mondo.I produttori si sono trovati nella necessità di smussare alcune tipicità (vedi acidità e sapidità) per trovare un abcino di utenza più pronto.
      Ora il mercato e noi produttori siamo pronti al passo sucessivo: far conoscere la vera Barbera ed il binomio vitigno territorio in maniera chiara e determinata.
      Questa è l’unica via percorribile per sopravvivere alla globalizzazione del mondo vino.

  6. Ciao Stefano, grazie per il tuo meraviglioso post, ha suscitato molto interesse su ogni fronte, quindi hai centrato l’obbiettivo, creare una discussione sul “Nizza” e il Territorio.
    Un caro saluto.
    Arrivederci a Nizza Monferrato.

    Caterina

  7. Alessandro Guasti // 4 giugno 2012 alle 14:56 // Rispondi

    Complimenti per la bella e dettagliata esposizione sulla barbera di Nizza e

    Grazie per le belle parole riservate alla nostra azienda e la lucida critica
    sempre ben accetta. Spero di rincontrarla presto magari a Nizza Monferrato

    Un caro saluto.

    Alessandro Guasti

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