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Ferdinando Principiano ospite di NonSoloDiVino

Se un buon bicchiere di vino ti permette di creare o consolidare amicizie, vivere passioni ed emozioni, … allora si, questo mondo ci affascina e ci appassiona.

Questa era l’aria che si respirava durante l’incontro con Ferdinando Principiano a cui hanno partecipato una ventina di fedeli appassionati. Benché non avvezzo a presentarsi al pubblico, così dice lui, per ore ha calamitato l’attenzione parlandoci di Langa, della sua evoluzione, delle vigne, dei metodi e dei suoi vini. Un giovane, con la necessaria esperienza (una ventina di vendemmie alle spalle) che ha rinnovato una tradizione familiare iniziata dal nonno con la vendita di uve ad aziende allora molto conosciute e tuttora presenti nel panorama viticolo piemontese. Un’attività rimunerativa considerato il pregio delle vigne dei Principiano. Dopo il diploma in enologia segue personalmente la prima vendemmia nel 1993. La strada è oramai in discesa, facile quindi accodarsi alla tendenza allora in voga e che garantiva un rapido successo, alti punteggi sulle guide e la possibilità di girare il mondo per promuovere la vendita dei vini. Una decina d’anni dopo però qualche cosa si rompe e Ferdinando non trova più piacere ed entusialmo nel suo lavoro. Dopo una riflessione comprende che tutto ciò non era quello che sognava. Il suo desiderio era quello di tornare ad essere “un contadino a cui piace fare il vino” quindi riappropriarsi delle proprie vigne e riassaporare i profumi del vino in cantina. Per realizzare questa nuova dimensione la virata è decisa: si passa alle botti di grandi dimensioni, nessun uso della chimica in vigna e in cantina, il tutto senza però abbracciare nuove tendenze ma sviluppando un “metodo Principiano”.

LA DEGUSTAZIONE

Finalmente eccoci a parlare dei vini. È stata toccata tutta la produzione aziendale: Dolcetto St. Anna, Barbera d’Alba Laura, Langhe Nebbiolo Coste, Barbera Romualda, Barolo Serralunga e Barolo Ravera. In particolare per questo incontro è stata degustata una verticale di Boscareto, un Barolo di Serralunga d’Alba concepito con metodi naturali: 2007, 2006, 2005, 2004 e 1999.

Dolcetto St. Anna, Barbera d’Alba Laura, Langhe Nebbiolo Coste hanno un filo conduttore, puntano sulla qualità del varietale partendo, fortunatamente, da vigne vecchie. Sono vinificati esclusivamente in vasche d’acciaio grazie a lieviti indigeni, i solfiti sono aggiunti solo in minima parte prima dell’imbottigliamento.

Dolcetto St. Anna 2010 ci sorprende per la complessità e l’evoluzione nel bicchiere. Il suo colore è purpureo, i profumi sino intensi e mentolati, variano dai piccoli frutti rossi, alle spezie. L’attacco è fruttato e fresco, la struttura presenta bei tannini e un finale su note di graffite. Barbera d’Alba Laura 2010 è un vino molto profumato, note di ciliegia, rosa e violetta. Risulta essere morbido con una bella dolcezza di frutto e un’acidità che rinfresca la bocca. Piace per il frutto succoso, senza per altro essere troppo alcolico. Nebbiolo Langhe 2010 raggruppa le uve raccolte nell’omonima frazione ad in una parte declassata del Boscareto. Il colore è scarico e ricorda il nebbiolo di un tempo, i profumi sono nitidi più floreali che fruttati. L’attacco è piuttosto ampio, la presenza tannica é intensa, matura e sottile, un vino di piacevole eleganza e persistenza. Sorprende trovare in una denominazione sovente trascurata come il Nebbiolo Langhe una completezza tale.

Sono tre vini di diverso carattere ma accomunati da una fine impronta aromatica e da un’originalità oramai persa. Vini fatti per la gastronomia, cioè per essere bevuti e non degustati. Da berne a secchi !

La Romualda è una Barbera che per complessità, nel tempo “baroleggia” come ci suggerisce Ferdinando. Raccolta da vigne impiantate negli anni ’30 in Pian di Romualda a Monforte d’Alba, fino agli anni ’90 queste uve erano vendute a Prunotto. Sono solo 1800 le bottiglie prodotte a rese che non superano i 40 hl. per ettaro, è vinificato in tempi lunghi finchè il vino non consumi totalmente gli zuccheri. Probabilmente nei prossimi anni subirà mutamenti, Ferdinando ha la speranza di poterlo rendere più sottile, producendo uve meno zuccherate e con una perfetta maturazione fenolica. Questo sarà possibile solo rinunciando ai diradamenti in vigna. Barbera la Romualda 2008 è un vino che può sopportare decenni d’invecchiamento. Inizialmente mostra una fase di chiusura, con una decisa impronta ferruginosa e di erbe di montagna. L’entrata in bocca denota una lieve sensazione calorica che va, via, via scomparendo più in vino si ossigena, riscattandosi poi sul piano aromatico. Un vino ambizioso e minerale (graffite) che merita anche 6-7 anni di affinamento prima di essere apprezzato al meglio.

Le bottiglie stappate per la degustazione

La prossima trilogia ci porta nell’area Barolo tra Serralunga e Monforte d’Alba dove si arrampicano le vigne di Principiano. Serralunga, Ravera e Boscareto completano una gamma di assoluta qualità.

Barolo Serralunga può assemblare uve provenienti dalle varie vigne del comune. La versione di Principiamo nasce dalle giovani vigne del Boscareto ed ha un solo obiettivo, quello di smitizzare la serietà del Barolo offrendo un vino non complicato, già piacevole e godibile in gioventù ma che sa evolvere complessità con lo scorrere degli anni. Barolo Serralunga 2007 gioca sulla freschezza degli aromi, è balsamico, mentolato, floreale e finemente speziato. Si esprime con tutta l’irruenza e la sfrontatezza giovanile, succoso e pieno di vigore, termina su note fruttate e ferrose. Una delizia.

Ravera é una vigna situata in territorio di Monforte d’Alba, durante la nostra visita aveva attirato l’attenzione perché, oltre ad essere scoscesa e difficilmente percorribie, é circondata da una zona boschiva proprio al limite del’area Barolo e confinante con l’Alta Langa. Niente a che vedere con gli estesi anfiteatri di La Morra, Barolo e Serralunga d’Alba anche se da qui dista poche centinaia di metri. Una situazione geografica che contribuisce a mantenere un giusto ecosistema. Su questi terreni sabbiosi la varietá lampià dá un Barolo Ravera 2008 molto fine, elegante, l’attacco gustativo è morbido e i tannini patinati. Con un po’ di pazienza l’ossigeno risalta aromi agrumati (buccia d’arancia), floreali ed erbacei. In degustazione confrontato tra due baroli di Serralunga 2007 nati su terreni calcarei e da un’annata riconosciuta per la bell’acidità paga dazio sembrando un pò spento.

Boscareto è l’orgoglio di Ferdinando, il vino che più ruba tempo, impone fatiche e innesca riflessioni, un vino sempre in continua evoluzione e crescita. Boscareto si trova nelle vicinanze di Cascina Francia dove Giacomo Conterno produce il Monfortino, occupa il crinale di Serralunga che guarda verso Monforte. Solo due i produttori, Principiano e Battasiolo, forse il piú conosciuto tra i due. Battasiolo ha costruito tra i filari del cru un Hotel 5 stelle con annesso SPA e ristorante stellato, un’operazione che ci lasia perplessi e che sicuramente deturpa un’incantevole paesaggio, mah … Con questo vino dimostra una sensibilità tutta “borgognona” un nebbiolo che si specchia nel grande pinot noir e racchiude estrema finezza, energia, profondità e distinzione aromatica. I metodi usati per ottenerlo potrebbero sembrare un pò folcloristici: lunghe e lente macerazioni sui raspi, pigiature con i piedi, nessuna aggiunta di anidride solfrosa, … . Non vogliamo entrare in merito, ma siamo fermamente convinti che questi metodi stanno contribuendo ad elevare ulteriormente la qualità di questo territorio non certo tra i più conosciuti. Barolo Boscareto 2007 è ancora tutto da scoprire lascia solo trasparire quanto grande sia il suo potenziale. Avvolgente, con tannini ancora compatti ma racchiusi in una struttura carnosa, un vino pieno di energia minerale, che non manca di far sentire la propria presenza aromatica. Un “inchino”, vino di grande spessore e forti emozioni !

2004, 2005, 2006, in questi anni il Boscareto ha subito una continua evoluzione alla ricerca della formula definitiva raggiunta solamente a partire dal 2009-2010. L’annata 2004 segna la nuova svolta, nessun uso chimico in vigna e maturazioni in grandi tini. Il 2004 fu ancora vinificato in acciaio e affinato, come il 2005, in tonneaux usati di rovere francese. Nel 2005 e 2006 le fermentazioni furono ottenute in legno, mentre l’affinamento del 2006 fu in fusti di slavonia. Per tutte queste annate l’aggiunta di anidride solforosa raggiungeva quantitativi ritenuti normali.

Boscareto 2006 ha un colore granato più evoluto degl’altri, più consono al nebbiolo. Balsamico, terroso e speziato, in bocca è compatto e al momento di difficile comprensione. Un carattere temporaneo che ritarderà ulteriormente la commercializzazione. Boscareto 2005 ha avuto qualche ritardo nella vinificazione, infatti sono stati necessari quasi tre mesi di fermentazione per azzerare completamente gli zuccheri. Oggi ha un carattere piuttosto etereo e minerale, la percezione tannica è leggermente asciutta con una struttura che fatica ad integrare questa esuberanza. Il finale lascia una lunga scia di freschezza e salinità. Un vino sottovalutato da una certa critica ma che ci potrà sorprendere con il tempo. Pensiamo ad una fase di chiusura visto che l’assaggio dell’anno scorso dava altri risultati. Pensiamo che ne vedremo delle belle. Boscareto 2004, quelle degustate sono le ultime due bottiglie a disposizione in azienda. Il suo colore è di un bel rosso brillante e abbastanza intenso, è sul frutto e minerale, il vino è robusto e solido, avvolgente e di lunga persistenza. Tra qualche anno darà importanti sensazioni.

Boscareto 1999 è stato scelto per motivi didattici volevamo infatti comprendere se tutte le belle parole di Ferdinando avevano influito nell’espressione di questo Barolo. Ammesso che è di qualche anno più vecchio, presenta un frutto nero (meno fresco), note di cuoio, pellame, torbate, fumé, un carattere meno aromatico e impregnato nel legno. Ha materia ma meno espressivo e vivo. Un vino stanco, un pò “gnucco” che neanche l’ossigeno riesce a modificare e a dar vita.

Questi assaggi confermano chiaramente quanto le intuizioni di Ferdinando Principiano sanno incidere sui vini: guadagnano in definizione e freschezza aromatica, riescono ad esprimere sia il carattere varietale che quello territoriale, il tutto associato a una grande bevibilità. Complimenti amico e continua su questa strada.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

2 Commenti su Ferdinando Principiano ospite di NonSoloDiVino

  1. D'Inca Enrico // 18 ottobre 2012 alle 21:29 // Rispondi

    Articolo molto interessante e completto su un produttore che ho incontrato per la prima volta quest’anno. Ancora poco conosciuto in confronto ad altri “star” della zona langhe, sono sicuro che lo diventera grazie alle sue idee “novatrice tradizionale” e la ricerca della qualita assoluta, non solo dei suoi vini, ma anche nel suo concetto piu largo di ecosistema. Ferdinando e un ragazzo molto simpatico e entusiasto e gli auguro di riuscire nella sua strada .. e sicuro che non manchero i suoi prossimi imbottigliamenti ;o)
    Se non sbaglio, la varieta dell’uva in Ravera e il Nebbiolo Michet e a circa 50 anni. E il vigneto storico della sua famiglia.
    saluti al club !
    D’Inca Enrico, Francia.

  2. Leggo sempre più che volentieri i vostri post, sicuramente l’interesse per i vini di Ferdinando Principiano lo devo a voi. Spero di visitare questa azienda nella mia prossima visita nelle Langhe. Saluti

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