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Ticino: degustazione annata 2010

Come ogni anno ad inizio settembre il Viso del Vino festeggia i vini ticinesi dell’annata che si appresta ad essere commercializzata, arruolando quasi la totalità dei produttori nostrani. La manifestazione è organizzata da Ticinowine e comprende oltre 200 vini tra bianchi, merlot tradizionali, riserve e assemblaggi. Dopo un 2007 ottimo e abbastanza omogeneo, un 2008 difficoltoso e contraddittorio dove solo alcuni hanno saputo farsi rispettare e un 2009 ricco e ampio che merita diversi anni di riposo, eccoci alla scoperta di quest’annata. Già dagli assaggi su campioni avuti nel corso dell’anno abbiamo avuto ottime impressioni specie nella regione del Sopraceneri, ma eccoci qui per la conferma. In modo generale i vini preservano una bella freschezza aromatica e distintamente un frutto a polpa rossa, hanno acidità e tannini maturi ben integrati nella struttura, ma il tutto merita un’analisi più approfondita …

Riordinando gli appunti di degustazione partiamo dai produttori che più ci hanno impressionato, tra loro spicca il solito Sassi Grossi di Feliciamo Gialdi che sembra non sbagliare un colpo, una personalità ben difesa ad ogni apparizione. Andando a spulciare gli appunti di un recente assaggio del campione definitivo, parlavamo di “un vino di grande forza, abbondanza e lunghezza che riesce ad assorbire alla grande l’affinamento in legno. Prevediamo per lui un grande e roseo futuro”. Il test odierno conferma questo carattere, tanto da essere probabilmente la miglior versione di Sassi Grossi assaggiata.

Veramente molto buoni pure i vini di Anna Barbara Kopp Von der Crone e Paolo Visini: Scala gioca sulla finezza e l’eleganza, i tannini sono delicati e sostengono una buona struttura, piace pure per la sua bevibilità. Balin stà diventando uno dei nostri preferiti, ma per diventare ciò ha dovuto modificare quel carattere opulento che lo caratterizzava nel decennio scorso. Oggi esprime freschezza, agilità ed energia, grande il profilo aromatico. Sensazioni queste che danno al vino profondità e complessità. Piace anche per quella bella nota vegetale che rinfresca un finale elegante. L’assemblaggio tra merlot (non più di 20%), petit verdot, arinarnoa, cabernet sauvignon e franc danno origine a l’Irto, un vino di spessore con grandi complessità e avvolgente, ancora un po’ rugoso nei tannini mostra i muscoli però senza alcun eccesso. Fresco e speziato il finale. Eccellente.

Enrico “Rico” Trapletti è l’uomo che ha lanciato il sasso e che poi ha nascosto la mano, infatti è stato uno dei primi ad introdurre l’appassimento degli acini sulla pianta, per poi tornare sui propri passi una decina di anni dopo. La tecnica della concentrazione eseguita grazie al taglio del tralcio fu in seguito sfruttata da gran parte dei viticoltori e lo è ancora tuttora, condizionando con fortune alterne la viticoltura ticinese. Il suo Culdrée ha così perso l’opulenza riconusciutagli per anni per indirizzarsi verso l’eleganza, come dimostra questo 2010 (un campione) di struttura ampia ma più soffice ed equilibrata, basata su tannini sottili e vellutati. Una sensazione asprigna rinfresca il finale rendendolo vivo e complesso. Meno ambizioso il Terra Creda, un vino tradizionale, meno strutturato e complesso rispetto al Culdrée ma sempre degno di nota, piacevole e godibilissimo.

Questo è il nostro primo approccio verso i vini dell’azienda Fumagalli, elaborati a partire dal 2010 da Enrico Trapletti anche se in questo millesimo ha presenziato esclusivamente alle vinificazioni. Stortacòl (Rosso Ticinese) è ottenuto dall’unione di merlot gamaret e carminoir. È un vino godereccio, fresco e speziato. Ha una delicata tannicità e una struttura fruttata accompagnata da una bella acidità. La persistenza è convenevole. Ronco di Arzo è trattenuto, lascia però trasparire una definizione minerale, dolci sensazioni derivanti dall’affinamento in legno e una viva nota fruttata. È morbido, vivificato da un finale asprigno e sapido. Molto piacevole e di buona persistenza. Sud Sud Sud, celebra con forza il carattere meridionale del vigneto posto più a sud di tutta la Svizzera, posto nel territorio di Pedrinate. Denso, con un frutto maturo e un’incidenza del rovere francese (100% nuovo) piuttosto elevata. La materia è voluminosa e carnosa, i tannini intensi e ancora un po’ rugosi. La chiusura ha un carattere fumé.

Ancora un bravo a Marco e Vincenzo Meroni, l’insieme della loro gamma sa porsi su livelli molto alti, vini ricchi di materia che sembrano digerire bene sia le concentrazioni che l’affinamento in legno 100% nuovo. Il Biasca si conferma un vino profumato, polposo e con una bella freschezza gustativa e aromatica, come sempre piacerà molto agli appassionati per la sua grande bevibilità. Cardo è più ampio e ricco ma al momento chiuso sul finale. Le Pergole non è mai stato un vino facile, ma proprio per quel carattere serio e ruvido, in gioventù, affascina. Racchiude tutto quanto un vino ha bisogno per dare grandi complessità nel corso degli anni. Rampèda fa, una volta di più, faville. Ha grande concentrazione ma anche tanta energia, forza e mineralità da rimettere ogni cosa al giusto posto. Ne sentiremo di nuovo parlare. Manca all’appello, il Semione e qui Marco e Vincenzo sanno bene quello che pensiamo di questo vino. Infatti concentrazione ed la sosta in barrique totalmente nuove, tolgono al vino un po’ di finezza e brillantezza. Sia le Pergole che Rampèda non saranno commercializzati prima della primavera prossima.

Solo due i rossi presenti all’appello da Eric e Fabienne Klausener, mancano infatti il Tramonto Rosso (non prodotto nel 2010) e il Gran Risavier, non ritenuto ancora idoneo alla degustazione. Belcantonissimo è vinificato in modo tradizionale e senza l’uso del legno, questo non toglie al vino un suo carattere profumato, fragrante e fresco. Al gusto è morbido e con una buona struttura. Sicuramente uno dei migliori della tipologia. Rosso di sera inonda il bicchiere di freschezza, frutta rossa e un bel vegetale si associano ad un legno nobile, in bocca è incisivo, con tannini abbondanti e di qualità. Ottimo.

Fawino, si proprio con la “w” propone un nuovo team composto dagli enologi Simone Favini e Claudio Widmer. Vino di Giò è originato da un assemblaggio “segreto” proveniente dalle vigne del Mendrisiotto, il colore è porpora, gioca sulla finezza e la morbidezza dei tannini e su un finale piacevole speziato e floreale, vivacizzato da una bella sensazione asprigna. Meride è soffice, ha una delicata struttura garantita dalla fine estrazione dei tannini e da una maturazione in botte ben gestita. Musa (ex Temporivo) ha più spinta minerale, è lineare, speziato e lascia il finale con una forte salivazione. Un complimento a Simone e Claudio per la nuova avventura enoica.

Gran bel risultato d’insieme anche dai fratelli Pelossi: Agra Collina d’oro Riserva offre un attacco ampio e concentrato, ha equilibrio e un finale trattenuto e in via di costruzione. Lamone per contro mostra maggior vigore, profumi freschi, minerali, leggermente vegetali e un’affinamento nobile. È solido e incisivo, i tannini sono robusti ed il finale brioso e profondo. Riva del Tasso è complesso e con un bel vegetale. È potente, strutturato ma con una bellissima acidità che rinfresca la bocca, i tannini sono ancora intensi ma di ottima estrazione, chiude persistente con sfumature speziate.

I vini di Adrian Kaufmann hanno un’identità propria ben definita che esula dal gruppo, un carattere che evidenzia la freschezza e la fragranza. Il Rubino ha una definizione minerale e floreale, è asciutto e sottile, si allunga con brio. Pio della Rocca avvolge il palato, ha forza e tensione, certo i tannini sono da smussare ma non invadono il finale dove sono evidenziate una bella mineralità, note floreali e un’abbondante acidità. Piace per la sua virilità.

Colle d’Avra Merlot Riserva Barrique ha uno stile moderno e di stampo bordolese, i profumi sono maturi, mentolati e fumé. La materia è ricca e avvolgente, morbido ed elegante nella texture tannica. Anche nel finale domina il carattere boisé. Ben fatto, ma meno in linea con l’annata.

A Monte Carasso Nicola e Raffaele Marcionetti modellano il loro Vindala con grande cura e passione. Un vino che riesce a ingannarti e sorprenderti, soprattutto nelle ultime versioni. Abbiamo infatti l’impressione che i Brothers abbiano, dopo anni di ricerca, trovato e focalizzato il vino che cercavano. Quando lo vedi scendere nel bicchiere è opulento ed inpenetrabile, fa pensare ad un vino grasso e ampio, senza energia. È a questo punto che ci si sbaglia, certo la struttura è ricchissima ma il 10% dell’assemblaggio formato da carminoir e marselan (una varietà molto tardiva raccolta anche a novembre) riesce a dare fondo, equilibrio e freschezza al vino tanto da essere marcato da note floreali. La trama tannica è molto fine e ritorna su note fumé. Un vino di grande spessore.

Mike Rudolph è un’altro degli svizzeri tedeschi scesi in Ticino per applicarsi alla viticoltura presso Tenuta San Giorgio. Molto buoni anche da lui i 2010: Sottoroccia è un vino vigoroso e speziato, con una bella intensità e freschezza di frutto. Crescendo ha una complessa freschezza vegetale, ha densità, bei tannini e una finezza aromatica ben distinta. Piace sempre di più. Arco Tondo, grazie ad una piccola aggiunta di cabernet franc, ha un colore brillante ed intenso, ha corpo, vigore e una bella spinta, si distingue per la persistenza e la grana sottile e matura dei tannini.

La cantina Moncucchetto di proprietà della famiglia Lucchini ha avuto un importante restiling diretto dal famoso architetto ticinese Mario Botta. In questi ultimi anni anche i vini sono molto progrediti, Moncucchetto rappresenta la tipicità e la fragranza del merlot ticinese, è ben vinificato da Cristina Monico, trova una buona maturazione, tannini delicati e un boisé non invadente. Moncucchetto Merlot Riserva è il merlot che nella versione 2009 ha sbaragliato la concorrenza all’ultimo Grand Prix du Vin Suisse. Anche il 2010 offre un vino di spessore ben modellato, di stile bordolese, mostra in fase di gioventù un carattere aromatico di torrefazione e un frutto intenso e fresco. È di ottima struttura, speziato ed incisivo, i tannini sono abbondanti ma di grana sottile, nentre finale è vivacizzato dall’acidità che contraddistingue l’annata. Complimenti !

Chez Mondò qualche novità, il Ronco dei Ciliegi 2010 passa dalla denominazione Merlot del Ticino a quella di Rosso Ticinese, questo grazie ad una componente di cabernet sauvignon che supera il 10%. Al naso offre un frutto maturo, ha materia e densità, perde forse un po’ di quella dolce eleganza che gli riconoscevamo a scapito di maggior vigore. Dobbiamo abituarci a questo nuovo carattere anche nelle prossime annate ? Se si, ci abitueremo velocemente.

Tenimenti dell’Ör ad Arzo e La Prella a Genestrerio sono le due tenute di proprietà di Meinrad Perler, da entrambe sono elaborate due versioni di Merlot Riserva. Prella Merlot Riserva è un vino che immediatamente sa farsi piacere, per la nitida espressione aromatica e la sua finezza. Per contro la Riserva dell’Ör offre maggiori complessità e una rispondenza più in là nel tempo, oggi è ancora chiuso, lascia però trasparire maggior fondo e una struttura ben bilanciata dall’acidità, i tannini sono compatti e con qualche asperità da smussare. Un vino con un futuro da costruire.

Conclusione: È un’annata che ci soddisfa molto, mediamente può essere valutata ottima, con alcune punte d’eccellenza. Al top, tra quelli da noi degustati, il solito Sassi Grossi (oramai un valore sicuro in ogni millesimo), Rampèda (pure), Balin, Irto, Lamone, Vindala, … e qualche altro. Ci piace sottolineare il risultato dei vini sopracenerini (putroppo pochi rispetto al resto del Ticino), ricchi di materia e polpa, capaci al momento d’integrare a meraviglia l’effetto dell’elevazione in legni nuovi. Un’annata meno opulenta rispetto alla precedente, sembra preservare la freschezza del frutto, evidenziando l’eleganza, i profumi e, grazie a una viva acidità, l’equilibrio. L’effetto aromatico (più fruttato che boisé) ci fa pensare ad un’annata già godibile ed espressiva in questo momento, un carattere adatto alla gastronomia. Vediamo come questi vini evolveranno con il passare degli anni.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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