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Vini & vitigni, le rarità svizzere

L’idea di questa serata d’approfondimento è maturata nell’agosto scorso durante Mémoire & Freinds, una degustazione che raggruppava più di 150 produttori elvetici di grandissimo valore, in grado  di elevare la pur piccola Svizzera tra le nazioni viticole di primo piano. Le nostre dimensioni, il carattere territoriale e il clima di tipo alpino ci impediscono di produrre grandi quantitativi, ma di eccellere nella produzione di rarità e le specialità. Vini che si possono bere solo da noi. Vi sfidiamo a stappare bottiglie di Resi, Himbertscha, Plantscher, Amigne, Petite Arvine, Eyholzer roter, Completer, Räuschling, Cornalin, Humagne rouge e blanc, … al di fuori dei confini elvetici.

I VINI DELLA SERATA

Le rarità dell’Alto Valesse

L’Alto Vallese (la parte di lingua tedesca) anche se non rappresenta l’area più pregiata offre un’inestimabile patrimonio viticolo rappresentato da vitigni rari che si coltivano esclusivamente tra queste montagne. Le zone sono piuttosto fredde con escursioni termiche importanti e, salvo eccezioni, con insolazioni limitate. Sono uve abituate a stare qui da tanti decenni e capaci di adattarsi a meraviglia a queste situazioni. Il loro nome è pressoché sconosciuto e d’indubbia matrice dialettale tedesca: Païen (Heida), Gwäss, Resi, Himbertscha, Plantscher, Lafnetscha, Eyholzer roter.

          

HIMBERTSCHA 2011 – Chanton:  Rappresenta un’esclusività mondiale dell’azienda Chanton quindi per assaggiarlo bisogna per forza passare a Visp dove sono prodotte solamente circa 800 bottiglie annue. Negli anni ’70 furono scoperti alcuni ceppi di questa varietà a Zeneggen, un piccolo vigneto sperso tra le rocce nella vallata della Visper ad un’altezza di circa 1’000 metri. In via d’estinzione, grazie all’intervento di Josef-Marie Chanton, gli fu dato un futuro. La sua origine è stabilita da un incrocio tra l’humagne blanc e il muscat, anche se non si conosce con precisione quale tipo di muscat. Oggi à coltivata ai 700 metri di Varen. In degustazione mostra un colore quasi trasparente che già ci fa presagire sensazioni acide rilevanti. Ha un bellissimo profilo aromatico avvolto da freschezza e finezza. Più floreale (salvia, erbe aromatiche) che fruttato si distingue soprattutto per una decisa impronta minerale. Al gusto il vino è sottile e nervoso ma dotato di una rigida dorsale data dalla vena acida che lo accompagna. Il finale è secco, agrumato, saporito e lascia salivare a lungo. Un vino di montagna dotato di grande spontaneità.

HEIDA DI VIESPERTERMINEN 2011 – Chanton: Päien o Haida sono i nomi dati in Vallese a questo vino, tratto dal savagnin, un vitigno molto considerato nella regione francese del Jura. Conosciuto in tutto il cantone trova favorevoli condizioni nella zona dell’Alto Vallese, in particolare sui ripidissimi pendii di Viesperterminen considerate tra le vigne più elevate d’Europa. I filari partono dai 650 metri di Visp fino raggiungere l’apice ai 1150, terrazze sostenute da ben 47 km. di muri in pietra. La zona è molto soleggiata ed è sotto l’influsso del foen (vento caldo). La quasi totalità di questa superficie è gestita da oltre 500 vignaioli che conferiscono i frutti alla cooperativa di St. Jodern Kellerei. Su questi terreni l’azienda Chanton è l’unica produttrice in proprio, le loro vigne si trovano ad un’altezza di 800 metri con ceppi di una cinquantina d’anni. Il risultato genera un vino strutturato, ricco di sensazioni e complessità. È profumato, il frutto è maturo ma l’insieme ben rinfrescato da un tocco minerale; si percepiscono anche sfumature di sottobosco. L’attacco avvolge la bocca anche se ben equilibrato; dal centro bocca un’esplosione di forza minerale (molto salino), con un’acidità che dona al vino profondità e una viva salivazione alla chiusura, dove ritornano aromi di agrumi.

Vaud: Chasselas & Terroir

La viticoltura vodese si rispecchia nello chasselas, un vitigno che sulle soleggiate sponde del Lago Lemano riflette le diversità dei territori. Sono circa 2’300 gli ettari occupati da questa varietà, rappresentando il 62% dell’intera superficie cantonale. Qui lo chasselas dà voce alle zone di Féchy, Mont-sur-Rolle, … (La Côte); Dézaley, Calamain, Chardonne, Epesses e St Saphorin (Lavaux); Yvorne e Aigle (Chablais).

                    

YVORNE CHÂTEAU MAISON BLANCHE 2007 – Château Maison Blanche: La Maison Blanche si trova nel cuore del comune d’Yvorne, una struttura che trova radici nel 1573. Dal 1987 la parte viticola della tenuta è curata dal talentuoso vignaiolo Jean-Daniel Suardet che ha contribuito alla sua rinomanza. La superficie non supera gli 8 ettari totali di cui circa 6.5 occupati dallo chasselas. Il vino miscela l’espressione di 4 territori (Maison Blanche, Au Lamont, Vers le Torrent, Les Planteux) che si combinano alla perfezione, vigne situate a 485 metri d’altitudine, rivolti verso sud e sud-ovest. Abbiamo conosciuto questo vino poco più di un mese fa sorprendendoci per la capacità di durare nel tempo, caratteristica non usuale nei bianchi elvetici. Ricordiamo uno stupefacente 2003 per niente evoluto e sempre molto brillante a scapito dell’annata non certo tra le migliori, aprendoci nuovi orizzonti sulla capacità d’invecchiare dello chasselas. Al naso è compatto e al momento difficile da codificare, la sensazione più marcata è legata alla mineralità espressa con forti note di pietra scalfita e zolfo. In bocca è ampio e grasso, marcato da una buona freschezza. Sembra essere un po’ contratto e non lunghissimo ma pensiamo solo a un peccato di gioventù.

FÉCHY LES BREZ 2007 – Domaine La Colombe: Raymond Paccot proviene da una famiglia di viticoltori provenienti dalla Savoia, dal 1978 coltiva vigne nella regione di La Côte. È un grande appassionato dello chasselas, un vitigno che gli permette di emerge e di produrre vini originali e unici. Al domaine de La Colombe lavora con metodi biodinamici una decina di ettari di vigna con lo scopo di ottenere vini più vivi e minerali che s’identificano nel territorio. Questo vino nasce dalla frazione di Le Brez, circa 1.2 ettari di vigneto suddivisa in tre parcelle situate a Féchy. Sono rivolti verso sud ad un’altezza di 450 metri, i suoli sono bruni, profondi e ciottolosi; è vinificato a partire da lieviti indigeni. È profumato, con note di citronella e pesca a esaltarne la dolcezza, è gessoso e fresco. Ha una bella tenuta gustativa, la struttura sfoggia freschezza, energia e vivacità. Chiude con precisione su note saline.

AIGLE CLOS DU CROSEX GRILLE CUVEE DES IMMORTELS 2008 – Terroir du Crosex Grillé: Philippe Gex e Bernard Cavé producono questo vino al Domaine Pierre Latine su uno dei più bei territori di Aigle. L’acquisizione del Clos du Crosex Grillé consiste in una vigna a terrazze di 2.5 ettari che appartenne, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, alla dinastia dei Churchill. Il vigneto è delimitato da mura perimetrali che legittimano il termine di “clos”. È situato a un’altezza compresa tra i 500 e i 600 metri d’altitudine, perfettamente orientato verso sud. Sono ripide pendenze che raggiungono il 50% d’inclinazione, ad alta densità d’impianto (raggiungono i 10’000 ceppi a ettaro), i suoli sono profondi, sassosi e con un sotto strato calcareo. Un vino che ci ammalia per la finezza e la purezza, note di agrumi, di fiori di tiglio e minerali ne compongono il bagaglio aromatico.  Al gusto è elegante e raffinato, un equilibrio dato da struttura e freschezza, lo sviluppo evolve sullo stesso registro. Splendido.

Strabiliante la ricerca dell’originalità e l’approfondimento del territorio svolte in queste zone, infatti sembra non riconoscere le caratteristiche varietali dello chasselas di gran lunga superate da quelle del terroir. Complimenti, una rivincita su quelli chi ritiene questo vitigno dozzinale.

Svizzera Orientale (tedesca): Completer vs. Räuschling

Questo è un confronto tra due varietà svizzero tedesche, il primo originario del Canton Grigioni, il secondo in uso nel Canton Zurigo ma di probabili origini teutoniche. Del completer si hanno poche tracce, oramai considerato una rarità è prodotto da solo una decina di produttori su una superficie di pochi ettari. Del räuschling avevamo parlato con un noto produttore ticinese presente ad una straordinaria verticale, una degustazione che ha permesso di percorrere oltre un secolo di vita di questo straordinario vitigno. Anni ’90, ’80, ’70, ’60, ’50, ’40, ’30, ’20, ’10, … giù, giù fino al 1895. Si, avete capito bene, 1895 !

          

COMPLETER “MALANSERREBE” 2008 – Donatsch: Donatsch fu una delle prime aziende in Grigioni a lavorare il pino nero con i metodi borgognoni e oggi una delle poche a trattare con entusiasmo il completer. Chiamato pure “Malanser Rebe” conferma la sua  relazione con il territorio grigionese, una varietà storicamente già presente nel Medio Evo. L’azienda dispone tre piccole vigne una, di una ventina d’anni, e due più recenti situate ad altezze attorno ai 550 metri. È vinificato con fermentazioni in barrique attivate spontaneamente da lieviti indigeni. Martin Donatsch ha modellato questo vino con maestria, ci mostra una bella carica cromatica di colore dorato, gli aromi seducono per la loro qualità e per ottime complessità, sono maturi, esotici e minerali, l’uso del legno lascia delicate tracce speziate. In bocca risulta concentrato, avvolgente e con un pregevole equilibrio. Lo stile è moderno, la vinificazione ineccepibile, un vino portato a giocarsi le migliori carte in questi anni.

MEILENER RÄUSCHLING SEEHALDEN 2006 – Schwarzbach: L’azienda di Cécilie e Hermann Schwarzenbach si trova a Meilen sulle sponde del Lago di Zurigo, una zona residenziale collinare. La loro proposta è vasta e varia ma è soprattutto grazie al räuschling che l’azienda si è fatta conoscere nel panorama elvetico. Anche se la superficie di coltivazione è diminuita drasticamente con il passare degli anni, è la varietà che più li appassiona. La vigna che dà origine a questo vino occupa 0.26 ettari, esposta verso sud e posta a un’altezza di 420 metri. Il Räuschling 2006 si sta costruendo un futuro, oggi si offre ancora un po’ scontroso non ancora perfettamente equilibrato, ma per questo c’è tempo. Gioca sulla mineralità e sull’acidità che formano la struttura su cui poggia il vino. Ha forza, incisività e una lunghissima persistenza. Un vino che piace molto per l’originalità e l’intransigenza che mostrerà tutto il proprio carattere nei prossimi decenni.

Specialità bianche vallesane: Humagne blanc vs Ermitage

L’humagne blanc (o humagne blanche) fa parte integrante dei vitigni autoctoni vallesani, questo già attestato dal XIV secolo. Impossibile trovare questo vino al di fuori del Canton Vallese, recenti studi sul DNA raccontano di una parentela con il colombaud blanc di Provenza e con il chichaud d’Ardèche. Si tratta di una varietà tardiva che arriva a maturazione quasi tre settimane dopo lo chasselas. È poco produttivo, capriccioso e sensibile alla muffa per questo ha bisogno di buona esposizione e di zone ventilate. L’Ermitage in Vallese è prodotto con la marsanne blanche, sembra che la denominazione sia stata così attribuita in omaggio alle terre di Tain l’Hermitage. È coltivata su soli 37 ettari e si adatta molto bene ai dintorni di Martigny e Fully, dove, appassita o attaccata dalla botritys, genera vini dolci di grande nobiltà.

          

CLOS DE MANGOLD HUMAGNE BLANC GYPSUM 2010 – Domaine Cornalus: Stéphane Reynard e Dany Varone sono l’anima del Domaine Cornalus, i due cugini lavorano tra Sion e Sierre circa 14 ettari di vigne situate su terrazzamenti o pendenze vertiginose. Il cuore dell’azienda è il Clos des Corbassières, 3 ettari di vigne che raggiungono i 90 anni di età. Il secondo vigneto per eccellenza è rappresentato dall’anfiteatro di Clos de Mangold un territorio lavorato con metodi biodinamici e costituito da una roccia sedimentaria chiamata “gypse”. Un carattere geologico in grado di dare vini di grande spessore che si esprimono al meglio dopo qualche anno. Questo vino è risultato la grande sorpresa della serata, ci aspettavamo un vino più banale e non in possesso di tale personalità. Il suo colore brillante e scarico mostra una freschezza ben riscontrabile sia in fase olfattiva che gustativa. I profumi sono delicati, floreali e minerali. La bocca è piena di energia, dinamica e tesa, è persistente ed evidenzia note d’agrumi e saline. Gran bel vino che merita qualche anno d’attesa.

ERMITAGE LES SERPENTINES 2007 – Gérald Besse: Gérald e Patricia Besse si occupano di viticoltura dal 1979 appoggiandosi esclusivamente sulla loro passione verso questo lavoro. La prima annata vinificata risale al 1984. Oggi sono proprietari di una bell’azienda che si sviluppa su 18 ettari di vigne terrazzate sostenute da muri in pietra secca. La produzione copre praticamente tutta la gamma vallesana senza alcun punto debole, si eleva nell’espressione di Ermitage Les Serpentines. Questo vino nasce da 0.4 ettari situati nella frazione di Le Liappey a Martigny-Combe, filari esposti verso sud, sud-est, al un’altezza compresa tra i 560 e i 600 metri; la densità d’impianto è di 10’000 ceppi per ettaro e i suoli di tipi granitico. Il carattere climatico della zona di Martigny e le vendemmie ritardate portano il vino a sfiorare i 15.0% di volume alcolica togliendogli un po’ di brillantezza. Il colore è dorato, gli aromi fruttati sono surmaturi, si accompagnano a sfumature di sottobosco, tartufo, fogliame, … L’attacco è secco, concentrato e ampio, un’intensa sensazione minerale concorre a dare complessità ad un finale speziato di buona persistenza.

Specialità rosse vallesane: Humagne rouge vs Cornalin 

Sono varietà con diverse similitudini, caratteristiche dell’arco alpino, poco diffuse e coltivate esclusivamente in Vallese. L’humagne rouge non ha alcuna parentela genetica con l’humagne blanc, le prime menzioni risalgono alla fine dell’800, in precedenza probabilmente era chiamato con altro nome. È una delle varietà più tardive e particolarmente sensibile all’oidio; le prime commercializzazioni di questo vino risalgono alla metà del XX secolo. Il cornalin oggi è considerato un tesoro del patrimonio ampelografico elvetico, può vantarsi di essere una delle varietà più antiche del cantone Vallese. È un vitigno capriccioso che subisce mutamenti da annata in annata per questo motivo è quasi scomparso dalle vigne; oggi infatti è considerato una rarità e coltivato solo su 27 ettari. C’è ancora confusione tra questi due nomi, anche in Valle d’Aosta si produce del Cornalin che però sembra corrisponde all’Humagne rouge vallesana.

          

HUMAGNE QUINTESSENCE 2009 – Benoìt Dorsaz: Benoìt Dorsaz è un bravissimo vigneron di Fully dove lavora 5 ettari di vigne. Cresciuto tra i filari, ha continuato a svolgere questo lavoro in maniera artigianale e con grande passione. Produce le classiche varietà riconosciute nel Canton Vallese, la gamma spazia tra una ventina di vini: dalle tipologie vinificate in acciaio a quelle elevate in piccole botti di rovere (linea “Quintessence”) fino alle selezioni Grain Noble. L’Humagne rouge Quintessence nasce da due comuni Fully (frazione Les Perches) e Leytron, queste uve raggiungono in genere la maturità dopo la metà di ottobre. Solo il 60% della massa prodotta viene maturata per 12 mesi in pièces bourguignon da 228 litri (botti già usate), il rimanente sosta in acciaio. L’abilità di Benoït Dorsaz è confermata dal saper domare questo vitigno indisciplinato. Il colore è di un rubino abbastanza scarico fatto che conferma la sensibilità usata durante le vinificazioni. Con purezza evidenzia freschi aromi di bacche di bosco, frutti selvatici, speziati e un tocco di vegetale. Al gusto ha una bella fluidità e una splendida beva, i tannini sono intensi, smussati e senza asperità. Il finale rimarca una bella freschezza e il carattere fragrante del vitigno.

CORNALIN 2006 – Denis Mercier: Anne-Catherine e Denis Mercier sono una copia di vignaioli che lavora in maniera artigianale. Coltivano le tradizionali varietà vallesane ma hanno una forte predisposizione per quelle rosse, syrah e cornalin in particolare. Questo vino nasce da tre parcelle diverse, 0.72 ettari sparsi nel comune di Sierre. La loro esposizione è verso sud, l’altitudine di 570 metri, la densità di 10’000 ceppi a ettaro, i suoli leggermente calcarei e argillosi. Prendere o lasciare, il buon Cornalin è fatto così: scorbutico, ruvido, mascolino, …, anche la versione di Denis Mercier non sfugge a questa immagine. Il colore è concentrato e impenetrabile, i profumi sono intensi, risalta fresche note vegetali, frutta rossa e nera matura addizionate a sfumature minerali. In bocca è succoso, denso e con una bella acidità a dare nerbo. Il corpo è slanciato, i tannini sono piuttosto ruvidi, il finale è decisamente lungo e speziato. Un vino sincero, non amato da tutti i palati ma piacerà sicuramente agli appassionati dell’originalità.

Vallese: Dolci nobiltà (Grain Noble ConfidenCiel)

È impossibile parlare di vini svizzeri senza citare i vini “flétris (appassiti naturalmente sulla pianta) o botrizzati” elaborati nel Canton Vallese. Per tutelarne la tipologia verso la metà degli anni ’90 è stato istituito il label Grain Noble ConfidenCiel. L’associazione che comprende una trentina di produttori, determina i vini autorizzati (Amigne, Arvine, Ermitage, Johannisberg e Malvoisie), l’età dei vigneti (minimo 15 anni), il grado zuccherino dei mosti (non inferiore ai 130° Oechslé) e il tempo minimo d’invecchiamento in botte (12 mesi).

          

MALVOISIE GRAIN NOBLE 2008 – Maurice Zufferey: Maurice Zufferey è uno dei talentuosi vignaioli vallesani, la sua cantina si trova a Muraz-sur-Sierre. Dal 1982 ha ripreso le vigne dello zio Charles Caloz, poco a poco ha saputo allargare la superficie fino raggiungere gli attuali 8.5 ettari equamente divisi tra vitigni rossi e bianchi. Dal 1991 ha seguito con interesse anche la produzione di vini dolci surmaturati, tra cui emerge la Malvoisie Grain Noble. La Malvoisie vallesana non ha nulla a che vedere con la classica malvasia aromatica conosciuta in Italia, qui rappresenta la tipologia dolce ed è ottenuta dal pinot gris. Il termine Malvoisie apparve per la prima volta verso la fine del 1600 ma solo 1869 grazie al chimico zurighese Kohler si stabilì che dietro si celasse il pinot gris. Questo vino ha un bel colore dorato intenso tendente all’arancio. Al naso rileva aromi confit: mela cotogna, pera, zafferano e caramello. La bocca è piacevolmente dolce, equilibrato da una bella vena acida; è cremoso, lungo nella persistenza dove ritornano gusti agrumati e tostati.

GRAIN NOBLE ARVINE 2004 – Marie-Therèse Chappaz: Marie-Thérèse Chappaz è la star numero uno di questa tipologia, ricordiamo autorevoli commenti che accostano questo vino allo Château d’Yquem, forse un po’ esagerati però ci spiegano in livello qualitativo. Marie-Therèse Chappaz applica a Fully i metodi della coltura biodinamica, lo scopo è quello di fare dei vini senza modificare il corso della natura. Le condizioni climatiche della zona permettono alle uve di asciugarsi al sole diventando di colore violetto. Gli acini sono raccolti uno per uno solo quando la muffa nobile ha raggiunto il punto migliore. Le versioni sono tre: Malvoisie, Marsanne e Pitite Arvine. Se l’origine della petite arvine non è ancora chiara quello che non ammette dubbi è che l’adattamento di questo vitigno alle ripide terrazze di Fully dà risultati stupefacenti. Questo vino proviene da 1 ettaro di vigna posta nella frazione di Claives. I filari sono rivolti verso sud a 550 metri d’altitudine, sono ceppi piantati ad altissima densità (tra 10’000 e 14’000 per ettaro) negli anni ’60. Il vino è vinificato e allevato barrique di rovere nuovo per 28 mesi. È al top della tipologia, un vino di classe assoluta. Nel bicchiere si mostra in tutta la sua opulenza, i profumi intensi, confit di albicocca, arancia, miele, zafferano, rabarbaro, … È seducente, di grande eleganza, complesso e di persistenza interminabile, la qualità ineccepibile. Un vero campione, non te ne annoieresti mai.

Conclusione: la conclusione è semplice ed è conferma dell’assoluta originalità del nostro territorio e la bontà dei nostri vini.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

2 Commenti su Vini & vitigni, le rarità svizzere

  1. Andrea&Monica // 22 ottobre 2012 alle 20:09 // Rispondi

    caro Stefano & Giorgio

    Grazie mille a voi ancora

    Come sempre una serata rilassante: all’insegna di gusto, profumi, emozioni, riflessioni, dibattito, confronto … insomma, la migliore celebrazione della socialità dell’essere umano!

    Alla prossima

    Andrea & Monica

  2. Mi spiace averla persa …

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