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Marsannay: Domaine Martin e Pierre Bart

Non è stato facile fissare un appuntamento da Martin, Odille e Pierre Bart, sono oramai alcuni anni che li rincorriamo ma la risposta fu sempre la stessa “désolé …”. Questa volta un improvviso colpo di fortuna ci ha aperto all’ultimo momento le porte di questa piccola azienda famigliare di Marsannay, una visita che ha mantenuto le premesse e che ci ha dato ragione nell’attendere il momento propizio.

Marsannay-la-Côte è il comune viticolo più a nord della Côte d’Or distante solo pochissimi chilometri da Gevrey-Chambertin. Non è uno dei territori più conosciuti e non ha, al momento una denominazione 1er cru, ma il nome delle migliori vigne segue in etichetta quello del villaggio. Qui si stanno facendo le cose per bene, i migliori produttori si applicano affinchè le migliori vigne possano un giorno fregiarsi della denominazione 1er cru. Visto la serietà e l’impegno profuso auguriamoci che questa ambizione sia premiata a breve tempo.

L’equipe formata da Martin Bart e dalla sorella Odille si è allargata, a metà degli anni 2000, con l’arrivo il azienda di Pierre, figlio di Odille. Il 70% delle loro vigne (22 ha.) è situato nel comune di appartenenza generando vini bianchi, rosati e rossi, mentre il rimanente è composto da alcune parcelle in Fixin Les Hervelets, Chambolle-Musigny Les Véroilles, Chambertin-Clos de Bèze e Bonnes Mares. Marsannay è rappresentato da diverse cuvées: Les Favières, Longeroies, Les Echezeaux, Saint-Jacques, Clos du Roi, Au Champ Salomon, Finottes e Les Grandes Vignes esprimono un’ampia gamma di territori. Solo il 70% della loro produzione è venduta sotto l’etichetta del domaine, il rimanente è ceduto alle imprese di “negoce” (Aligoté, Bourgogne rouge e Marsannay rouge). Nessun schieramento per quanto concerne l’attività in vigna (lutte raisoné), nessun uso di diserbante, lavori dei suoli … e tanta, tanta serietà. Le persone sono schive e non amano troppe attenzioni, senza fare rumore operano quotidianamente con cura maniacale dei dettagli  ottenendo il massimo dalle loro vigne.

Martin & Pierre Bart

LA DEGUSTAZIONE (12 novembre 2012)

MARSANNAY BLANC Les Favières 2011: succede raramente di assaggiare in Borgogna un vino di queste caratteristiche, nasce da un mix tra chardonnay muscaté (incrocio tra chardonnay e moscato) e chardonnay (70 + 30%). Esprime l’intensità e l’esuberanza aromatica tipica del moscato, sensazione più marcata al naso che gustativamente. In bocca è rilevata una buona struttura (data dallo chardonnay) la vivacità e la finezza. Un vino delicato.

SANTENAY En Bieveaux 2010: Siamo fuori zona, Santenay infatti si trova dalla parte opposta della Côte. Qui i Bart possiedono una piccola vigna (0.3 ettari) di pinot. Il risultato è un vino salino e, in particolare, floreale. Manifesta una discreta struttura, una buona freschezza, una piacevole e delicata lunghezza dove ritornano le classiche note sapide.

MARSANNAY Longeroies 2010: Longeroies è l’unione di tre diverse parcelle per una superficie totale di 0.8 ettari. Il suo profilo aromatico è composto da sfumature vegetali e piccole bacche selvatiche, una fragranza ben riconoscibile anche al gusto. È succoso con una presenza tannica austera, una bella freschezza e aromi finali di fragola e pepe. Piace !

MARSANNAY Les Echezeaux 2010: È il territorio più freddo e tardivo dell’azienda, infatti sono le ultime uve a rientrare in cantina al momento delle vendemmie. È un vino severo che poggia su tannini leggermente ruvidi e spigolosi. Si identificano note sapide e decisamente speziate. Un vino virile che non piacerà a tutti ma gli si riconosce l’originalità, in un mondo dove regna la standardizzazione questo è sicuramente un pregio.

MARSANNAY Saint-Jacques 2010: Saint-Jacques sono 0.2 ettari di pinot noir. Originano un vino speziato, la dolcezza del frutto evidenzia sfumature di frutti di bosco, gelatina di fragole, lamponi e liquirizia. In bocca è una delizia, preciso, sempre in tensione e vellutato, la freschezza è al servizio dell’equilibrio. Très gourmande.

Pierre Bart in cantina durante l’assaggio delle ultimissime annate di Bonnes-Mares e Chambertin-Clos de Bèze

MARSANNAY Clos du Roi 2010: Clos du Roi è uno dei territori destinati a divenire 1er cru in futuro. L’alta percentuale di vendemmie intere (30%) dà al vino struttura e spessore. I profumi sono nitidi: note di lamponi, piccole bacche, un lato selvatico e un tocco di salinità. Ha materia, vigore e una presenza tannica che non lascia indifferenti per qualità e forza. Gioca sulla lunghezza e un’importante salinità sul finale. Molto buono.

MARSANNAY Au Champ Salomon 2010: È originato da 1 ettaro con vigne di età media di 35 anni, i suoli sono argillo calcarei ricchi di sassi e detriti alluvionali. Come Clos du Roi merita un trattamento importante infatti il 25% dei raspi è lasciato a macerare durante la fermentazione. Al naso mostra un timbro mentolato e speziato, emana aromi di frutti di bosco, bacche selvatiche, floreali e fumé. La bocca è bellissima, complessa e ricca materia estrattiva, la grana dei tannini è sottile e presenta un bell’equilibrio tra densità e acidità, evolve sulla lunghezza. Un vino che dà nobiltà a Marsannay.

FIXIN LES HERVELETS 1er cru 2010: Les Hervelets salgono sulla collina di Fixin situati su terre poco profonde e rocciose, qui i Bart possiedono 1.5 ettari di vigna. Il vino ha un suo carattere ben definito, è intrigante, fresco e complesso, le sfumature sono minerali e di frutti rossi. La caratteristica di questo territorio è un’accentuata presenza di note floreali, erbe di montagna e aromatiche. In bocca piace per la coerenza, è succoso, fresco, con tannini di sottile estrazione e di intensa presenza. Ha tensione, energia e un finale salino. Un vino che per personalità merita una decina d’anni di maturazione. Eccellente.

Chambertin-Clos de Bèze - ® nonsolodivino.com

Chambertin-Clos de Bèze, la cabotte di Damoy

CHAMBERTIN-CLOS DE BÈZE: Clos de Bèze è idealemte posizionato nella parte mediana della collina a braccetto con il celebre Chambertin, quindi nella parte più pregiata di Gevrey. Fu istituito attorno al 640 dai monaci dell’abbazia di Bèze. Il vecchio Clos, una volta circondato da muri per delimitarne il perimetro, si estende su 15.5 ettari. È rivolto verso est, le pendenze sono moderate, il sotto suolo è formato dalla classica roccia calcarea ricoperta, nella parte alta, da terre bianche e da una marna; scendendo il suolo è bruno e ricco di sali minerali. I venti da nord permettono l’ideale ventilazione proteggendo l’area dai venti provenienti da ovest portatori di pioggia. È frazionato in una quindicina di proprietà diverse, la maggiore estensione è del Domaine Pierre Damoy che ne possiede circa 5 ettari. Qui Bart possiede circa mezzo ettaro. Chambertin-Clos de Bèze 2011 è un vino che ha bisogno di ossigeno per reagire e mostrarci un carattere terroso e floreale. Sintetizza una struttura di buon volume, equilibrio ed eleganza. Mostra un potenziale raffinato che potente. Dai Bart anche nelle annate più difficili il risultato è di quelli che lascia il segno, Chambertin-Clos de Bèze 2012 ha visto una drastica riduzione perdendo circa il 40% della produzione. Il succo rimasto era di alta qualità meritando l’aggiunta del 60% di vendemmie intere. Al momento dell’assaggio il vino non aveva ancora compiuto la seconda fermentazione (malolattica), questo non ci ha impedito di interpretarne il carrattere. Bella concentrazione, alta qualità estrattiva, fresca vinosità e finezza aromatica (sui primari). Tempo al tempo !

Bonnes-Mares - ® nonsolodivino.com

Bonne Mares, le vigne su Morey-Saint Denis

BONNES MARES: Non è uno dei grands crus più conosciuti, i suoi 15.5 ettari si dividono tra Morey-Saint Denis e Chambolle-Musigny sul quale si sviluppa la stragrande maggioranza della superficie. Dall’ettaro di proprietà del domaine situato su Chambolle sono prodotte annualmente circa 5-6 pièces vinificate con l’aggiunta del 50% di vendemmie intere; la maturazione avviene in fusti per il 50% nuove. Bonnes-Mares 2010, è un po’ troppo presto per definirlo un grande vino ma ne ha tutte le potenzialità. Complesso, dalle mille sfaccettature e raffinatissimo. Una miscela d’aromi ancora un po’ trattenuti ma di elegante espressione: la nobiltà del legno, mentolato, con sfumature di frutta rossa e di bosco, floreali, erbe aromatiche, speziato … In bocca è superbo, la grana è sottilissima e si sta addolcendo pian piano, è pieno di vita ed energia. Il finale è da fuochi d’artificio: salino, gessoso e con una persistenza interminabile con ritorni aromatici in continua evoluzione. Scendendo nelle cantine con Pierre abbiamo anche la possibilità di valutare le due ultime annate. Bonnes-Mares 2011 dà sensazioni di finezza e tensione, la struttura è presente, precisa e con una tessitura levigata. Stà acquisendo lentamente in persistenza e lunghezza. Bonnes-Mares 2012, il rendimento di 25 hl. per ettaro è più da vini appassiti che da vini rossi. Il vino è concentrato, la vivace acidità interviene a dare equilibrio a una struttura esaltata da tannini super vellutati. Sicuramente ne vedremo delle belle in quest’annata difficile per i viticoltori della côte.

Conclusione: È certo che i Marsannay di Martin & Pierre Bart sono tra i migliori del comune, vinificati con precisione e maestria. Vini di alto profilo capaci di evolvere per una decina d’anni ma già molto piacevoli dopo qualche anno dalla vendemmia. Sono venduti tra i 15 e i 20 € prezzi ancora accessibili per una zona come la Borgogna, ma su questo vedremo che succederà dopo un’eventuale autorizzazione a 1er cru. La personalità di Fixin Les Hervelets non teme il confronto con i migliori 1ers crus del settore nord di Gevrey-Chambertin, mentre Chambertin-Clos de Bèze e Bonnes Mares rappresentano l’essenza della Côte de Nuits.

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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