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Quattro chiacchiere con Camillo Favaro …

Quattro chiacchiere con Camillo Favaro, parlando soprattutto di Borgogna

Qualche anno fa fummo contattati dall’ufficio stampa di Artevino, un gruppo piemontese che si occupa di comunicazione nel mondo del vino, un interessamento dovuto ad una nostra degustazione sull’azienda di Jacques Prieur di Meursault. Immediatamente con Riccardo Zola, uno dei conduttori del progetto, è scattato un feeling che si è tradotto in vera amicizia e che ci ha permesso di condividere passioni per il vino e per la Borgogna in particolare. Oggi che Zola ha percorso altre strade professionali, gran parte del peso di questo lavoro è sulle spalle di Camillo Favaro. La passione di queste persone per la Borgogna ha portato alla pubblicazione di due interessanti libri e all’organizzazione di eventi che mettessero in luce produttori e vini di questa storica ed affascinante regione francese. Su questi temi ecco quattro chiacchiere con lui.

Camillo Favaro

Il buon vino, la vera passione di Camillo Favaro 

NonSoloDiVino: Come e quando Camillo Favaro si è avvicinato e appassionato al mondo del vino in generale ?

Camillo Favaro: Il vino per me fino agli inizi degli anni ’90 era poco più di una bevanda. Quando mio padre, nel 1991 ha deciso di tornare alle sue origini, ovvero alla campagna, mi ha coinvolto, insieme a tutta la nostra famiglia, nel progetto di piantare il primo vigneto di erbaluce dando così vita alla nostra piccola azienda agricola che oggi inizia ad essere conosciuta anche a livello internazionale. La morale è che grazie a mio padre ho scoperto quanta vita c’è in un bicchiere di vino. Quindi, non posso che dire a papà Benito: grazie di cuore!

NonSoloDiVino: E … della Borgogna che ci dici, com’è nato e cresciuto tutto questo grande amore ?

Camillo Favaro: Per caso. Una vacanza nel 2004 mi ha portato a Beaune. Qualche vino di Borgogna l’avevo ovviamente già assaggiato negli anni precedenti, ma solo andando in Côte d’Or si è accesa la scintilla che mi ha portato a diventare avidamente curioso di quella terra e i suoi vini. In seguito, dopo essere tornato altre volte, mi sono reso conto che in Borgogna potevo trovare molte risposte riferite alla strada migliore per fare vino. Ovvero attenzione e rispetto in vigna, lasciar perdere molte sovrastrutture enologiche e sano buon senso.

NonSoloDiVino: “Vini e Percorsi di Borgogna”, prima, e “Vini e Terre di Borgogna” poi, com’è nata l’idea, cosa vogliono rappresentare e a chi sono indirizzati ?

Camillo Favaro: Il primo nostro libro oggi lo vedo come un atto di pura incoscienza fatto di entusiasmo e spirito di iniziativa che ha sempre contraddistinto il sottoscritto e le splendide persone con cui lavoro. Diciamolo chiaramente: pensare di scrivere, senza avere un’esperienza consolidata e riconosciuta, un libro sui vini di Borgogna oggi non so definirlo meglio se non come una cosa un po’ da pazzi! È altrettanto vero che senza quel primo libro, a cui sono profondamente legato, non avremmo mai avuto l’occasione per mettere in cantiere il secondo volume “Vini e Terre di Borgogna”. Questa direi che è una guida matura e consapevole. Aver lavorato a fianco di un giornalista capace e meticoloso come Giampaolo Gravina ha dato peso e qualità al progetto. Ma va sottolineato come tutta la squadra che ha lavorato alla redazione del libro, oltre a me e Giampaolo, abbia contribuito in modo determinante nel trasformare una buona idea in un gran bel lavoro.

Questo libro ritengo sia una finestra aperta sulla Borgogna del vino. Credo possa essere un ottimo punto di partenza per chi la Borgogna la vive da neofita. Altresì sono convinto che anche l’appassionato più smaliziato di Côte de Nuits e Côte de Beaune possa trovare, tra le 320 pagine del volume,  spunti, approfondimenti e riflessioni interessanti con cui confrontarsi.

La copertina di "Vini e terre di Borgogna

La copertina di “Vini e Terre di Borgogna” tratta da una foto di Maurizio Gjivovich

NonSoloDiVino: Come vi siete organizzati per le ricerche, le visite in cantina, gli incontri, le degustazioni, … ?

Camillo Favaro: Questo lavoro, come credo si possa intuire, nasce sulla base di diversi anni di degustazioni e viaggi in Borgogna, sia miei che di Giampaolo. La selezione è di conseguenza una stratificazione di esperienze e di una seria ricognizione fatta tra i domaines della Côte d’Or. Abbiamo visitato tutti i domaines presenti in guida. Nel libro sono recensite cantine celebri ed altre ancora poco frequentate dagli appassionati. Grazie a qualche “entratura” di amici giornalisti italiani siamo riusciti a “forzare” una certa difficoltà ad essere accolti da vignerons non propriamente accessibili.

Durante le settimane di permanenza in Borgogna (prima a Meursault e poi a Chorey les Beaune) abbiamo visitato quattro domaines al giorno. Un tour de force conclusosi nei giorni de Grand Jours de Bourgogne 2012 dove abbiamo quadrato il cerchio del lavoro.

NonSoloDiVino: Qualche aneddoto di quei periodi ?

Camillo Favaro: Qui per me la risposta è facile. Durante il lavoro del primo libro, nel 2006, ho incontrato la donna che poi ho sposato (a Vosne-Romanée !). Credo che questo aneddoto sbaragli il campo da qualsiasi rivale!

NonSoloDiVino: Quali sono i produttori che più ti hanno colpito, in particolare sotto l’aspetto umano ?

Camillo Favaro: Molti produttori mi hanno colpito. Essendo io stesso un produttore di vino ho trovato con molti di loro feeling anche a livello professionale. Se dovessi citare alcuni nomi senza dubbio penso a Yves Confuron, un personaggio autentico, di quelli che ce ne vorrebbero di più in questo patinato e anche un po’ noioso mondo del vino. Poi penso a Jean-Charles de la Morinière, un gran signore in tutti i sensi e a Sylvie Esmonin tanto riservata quanto affascinante. Infine voglio ricordare quelli che ormai considero anche degli amici come Jean-Baptiste Bouzereau, Armelle e Bernard Rion, Isabelle e Christian Clerget.

NonSoloDiVino: Quali sono i produttori che ti attirano ma che non hai ancora avuto l’opportunità di incontrare ?

Camillo Favaro: Partirei dalla vetta della piramide. Incontrare Hubert de Villaine non nascondo che sarebbe una bella ciliegina sulla torta. Ma forse ancor di più sarei curioso di conoscere Lalou Bize. È una figura chiave della moderna Borgogna del vino. Quando dico che vorrei incontrare questi personaggi sottintendo che vorrei anche degustare la maggior parte dei loro vini! Sono altrettanto convinto che ci siano ancora decine di vignerons, in particolare giovani, che non ho ancora avuto modo di conoscere. C’è fermento in Côte d’Or, particolarmente in appellations meno blasonate (Marsannay, quelle intorno a Beaune oppure Santenay). Sono convinto che nei prossimi 10/15 anni datate e consolidate gerarchie verranno scosse da alcuni nomi nuovi.

NonSoloDiVino: Oltre ai libri dedicati alla Borgogna, “Le Loro Maestà” ce ne vuoi parlare ?

Camillo Favaro: La nostra agenzia Artevino lavora dal 2006 per motivi diversi sia in Piemonte che in Borgogna. La prima edizione, nel 2009, è nata per gioco, quasi per caso. Il successo fu incredibile e dopo 3 anni e dopo la pubblicazione di Vini e Terre di Borgogna, abbiamo capito che era arrivato il momento di mettere in cantiere la seconda edizione.

Ma oltre a questo aspetto, anche romantico, penso che siano due zone tra le più vocate al mondo dove produrre grandi vini. Borgogna e Piemonte hanno punti di contatto da un punto di vista produttivo: piccole aziende condotte spesso a livello familiare, grande frammentazione della proprietà, profonda conoscenza del valore della singola vigna. Inoltre sono le due terre dove i due vitigni più nobili e complessi, nebbiolo e pinot noir (aggiungendo probabilmente il sangiovese), si esprimono ai massimi livelli. Quindi un evento che sappia riunire queste due regioni credo abbia senso e vada oltre l’esercizio di stile.

Un momento di “Le Loro Maestà”, grandi produttori alla mescita

NonSoloDiVino: Quali sono i vini che più ti hanno fulminato ?

Camillo Favaro: Qui è davvero dura fare la classifica. Allora vado in ordine sparso e provo a salvarne almeno cinque, ascoltando il cuore oltre ad un più rigido ma irrinunciabile parametro qualitativo. Il Gevrey-Chambertin 1er Cru Clos Saint-Jaques 2010 di Sylvie Esmonin, il Morey Saint Denis Clos Saint Denis Grand Cru 2010 di Ponsot, il Vosne-Romanée 1er Cru Les Suchots 2010 di Confuron-Cotetidot, il Pommard 1er Cru Les Grands Epenots 2010 di Lejeune e infine il Montrachet Grand Cru 2010 di Lafon.

NonSoloDiVino: Quali consigli ti senti di dare per apprezzare nel migliore dei modi questa splendida regione ?

Camillo Favaro: Prima cosa direi andarci per non meno di 4 o 5 giorni. Secondo se si vuole visitare dei piccoli domaines è fondamentale mandare una mail o telefonare per essere certi di poter essere ricevuti. Ma la cosa fondamentale è ricordare che in quella terra ci passa davvero il mondo. Pertanto se qualche volta non si viene considerati non è per scortesia o peggio ancora per una sorta di snobismo nei confronti, bensì perché i vignerons dedicano la maggior parte del loro tempo, giustamente, soprattutto alla vigna.

Nel libro c’è un capitolo intitolato “Le dritte dei vignerons”, idea nata dall’anima femminile della mia squadra. Sono suggerimenti di viaggio e suggestioni sulla Côte d’Or raccontati da alcuni produttori presenti nella guida. Prendersi il tempo per seguire queste “dritte” è una strada alternativa per cercare il cuore di questo angolo di Borgogna.

Un grande ringraziamento a Camillo per la disponibilità a condividere con noi queste belle ed interessanti esperienze.

 

Informazioni su Stefano & Giorgio ()
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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