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Approfondimento Bordeaux 1996

Bordeaux 1996 – Tra Margaux, Pauillac, Saint Estèphe e Saint Julien

L’annata ’96 è un’annata ritenuta, sulla sponda sinistra di Bordeaux, tra le migliori del periodo compreso tra il 1991 e il 1999. Oggi, in linea generale, è considerata in una buona fase espressiva con ottime prospettive per il futuro. Grazie alla perfetta maturazione del Cabernet Sauvignon unisce qualità alla quantità. Interpretando le statistiche degli esperti si intende che i migliori risultati si sono verificati in particolare nei comuni di Pauillac e Saint Julien con vendemmie d’eccellenza. Leggermente sotto questo livello il risultato dei comuni di Margaux e Saint Estèphe.

LA DEGUSTAZIONE

La degustazione si è svolta a bottiglie coperte, l’apertura e l’ossigenazione in caraffa varia dalle 3 alle 4 ore a seconda dell’ordine di degustazione. Teniamo a precisare che i nostri appunti di degustazione fanno esclusivamente riferimento alle bottiglie degustate.

1 ) CHÂTEAU PALMER – Margaux (3ème Grand Cru Classé)

Château Palmer 1996

Château Palmer è incontestabilmente riconosciuto come uno dei migliori crus del comune di Margaux. La sua storia inizia nel XVIII secolo quando era conosciuto come Domaine de Gasq. Dal 1814 la proprietà della tenuta passa nelle mani del generale inglese Charles Palmer. Oggi appartiene ad una società e diretto dal 2004 da Thomas Duroux (direttore generale), sviluppa circa 50 ettari di vigne posizionate su uno dei migliori territori dell’Haut-Médoc. Una superficie divisa tra Merlot (47%), Cabernet Sauvignon (47%) e Petit Verdot (6%). La condotta del vigneto è particolarmente minuziosa e rigorosa, sforzi protesi verso il pieno rispetto di un territorio d’eccezione e che permettono di elaborare con regolarità vini di altissima qualità. Palmer si trova ai bordi della Gironda su un dosso formato da ciottoli depositati nei secoli dal fiume. Le vendemmie sono manuali, dove sono selezionate le uve più sane e mature. L’invecchiamento del vino prende da 18 a 24 con una scelta di legno nuovo del 50-60%.

Château Palmer 1996

Nell’anno ’96 le vendemmie furono comprese tra il 23 settembre e 8 di ottobre, l’assemblaggio fu di Cabernet Sauvignon (55 %), Merlot (40 %), Cabernet Franc (4 %) e Petit Verdot (1 %).

La degustazione: Anche se degustato come primo vino ha saputo immediatamente farsi apprezzare per un carattere ben definito. Il colore mostra una gran tenuta nel tempo. Al primo naso presenta una fase di chiusura riassunta da note vegetali, via via con il passare del tempo emerge una fresca sensazione fruttata, una piccante sensazione speziata e un fondo minerale. L’attacco gustativo esprime una sensazione succosa e di morbidezza, si muove con un bello slancio, con energia e una bella finezza. Anche se il finale non é lunghissimo si evidenzia sicuramente per alta qualità ed eleganza. Fa presagire un’ulteriore evoluzione nel corso dei prossimi anni.

2) CHÂTEAU PICHON LONGUEVILLE BARON – Pauillac (2ème Grand Cru Classé)

Château Baron de Pichon-Longueville 1996

Château Pichon Longueville Baron è situato a Pauillac, fino al XVI secolo era chiamato “la Baderne” o “la Bastide”, a quell’epoca non vi si trovava vigna. Dopo diversi cambiamenti di proprietà prese il nome di Pichon Longueville affermandosi per la grande qualità del proprio vino. Con il passare degli anni la superficie a vigna si ingrandì e alla metà del XVIII secolo fu divisa in due parti. Una diede origine ai vini di Pichon Longueville “Baron” mentre l’altra a quelli della “Comtesse de Lalande”.  Dal 1987 questa tenuta è di proprietà del gruppo assicurativo AXA. Le vigne di Pichon Baron coprono 73 ettari, sono coltivate su terreni sassosi e beneficiano di un clima caldo e umido. L’impianto è formato da Cabernet Sauvignon (70%), Merlot (25%) e Cabernet Franc, i ceppi sono di una trentina d’anni. Durante le vinificazioni il lavoro è minuzioso ed adattato al profilo caratteriale di ogni singola parcella; l’invecchiamento dei vini avviene in barrique per l’80% nuove.

Château Pichon Longueville Baron 1996

Visto l’annata molto favorevole alla maturazione del Cabernet Sauvignon, l’assemblaggio del vino prevedeva l’80% di questa varietà e il  20% di Merlot.

La degustazione: Mostra un colore già più evoluto con riflessi aranciati. Gli aromi rimarcano la dolcezza del frutto e del legno, complessità che poi virano su un aspetto animale. Con un frutto dolce e confit esprime la solarità, l’attacco è ampio, i tannini sono vellutati, ma il suo sviluppo rimane un po’ fiacco e poco brillante. Anche la chiusura manca un po’ di freschezza e non ci entusiasma per qualità. Onestamente rimaniamo un po’ delusi dall’espressione di questa bottiglia.

3) CHÂTEAU COS D’ESTOURNEL – Saint Estèphe (2ème Grand Cru Classé)

Château Cos D'Estournel 1996

Cos d’Estournel è riconosciuto come una delle meraviglie di Saint Estèphe. Come gran parte degli châteaux bordolesi nasce alla fine del XVIII secolo quando Louis Joseph Gaspard Lacoste de Maniban Marquis d’Estournel, grande appassionato di vini e grande viaggiatore, fece costruire il castello per ospitarne le cantine. Dal 2000, dopo essere stato di proprietà per 80 anni della famiglia Prats, è un possedimento dell’industriale Michel Reybier. All’inizio del nuovo millennio gli stabili furono ristrutturati, con un progetto ambizioso realizzato grazie alla consulenza di un famoso architetto, Jean-Michel Wilmotte. Con “Cos”, in guascone, s’intende una collina di ciottoli. In effetti si trova in una zona ricca di sassi miscelati ad argille calcaree, poco distante da Lafite Rothschild. Le vigne si distendono su 90 ettari, un territorio che si addice in modo particolare al Cabernet Sauvignon (60% della superficie) e al Merlot (40%). I ceppi hanno un’età media di circa 35 anni e furono piantati con densità che variano tra gli 8’000 e i 10’000 piedi per ettaro. Solo i vini provenienti da vigne superiori ai 20 anni entrano nell’assemblaggio del “premier vin”.

Château Cos d’Estournel 1996

L’estate a Cos d’Estournel ha goduto di grandi favori climatici, infatti dal 26 agosto un anticiclone si è stabilizzato sulla zona atlantica. Per 24 giorni si sono succedute giornate calde e soleggiate, ventilate da correnti fresche. L’assemblaggio in quest’annata fu 65% di Cabernet Sauvignon e 35% di Merlot.

La degustazione: Il bicchiere mostra un granato di bella integrità e ricco di materia colorante. Rileva un forte carattere riduttivo che fatica a lasciare spazio a più precisi riconoscimenti. In bocca trova una bella struttura, una buona densità che si integra con una viva freschezza. L’ossigenazione porta maggiore definizione aromatica e finezza ad un lungo finale. Ad oggi piace maggiormente nella fase gustativa ma sembra che abbia ancora molto da svelare.

4) CHÂTEAU CANTENAC BROWN – Margaux (3 ème Grand Cru Classé)

Château Cantenac Brown 1996

Dal nome si intravvede un origine anglosassone, infatti questa tenuta fu costruita nel XIX secolo da John Lewis Brown. Nel 2006 Cantenac Brown passa nelle mani di Simon Halabi che spinse per dare nuovi impulsi a questo Cru Classé. Il suo vigneto è frazionato in diversi lotti distanti qualche centinaio di metri uno d’altro. Un territorio costituito da ciottoli frammisti a terre argillo-calcaree. La superficie è di 48 ettari, le varietà coltivate sono Cabernet Sauvignon (65%), Merlot (30%) e Cabernet Franc (5 %). I ceppi hanno un’età di 35 anni allevati ad alte densità. L’elevazione avviene in barrique per il 70% nuove.

Château Cantenac Brown 1996

La degustazione: Naso profondo, complesso e di fine definizione aromatica. Gli aromi mostrano sfumature di erbe aromatiche, spezie dolci e mentolate, sensazioni avvolte da una bella freschezza. L’attacco gustativo è incisivo, il suo sviluppo slanciato, sostenuto da una bella tensione e da una lunga persistenza. I ritorni sono speziati e sapidi. Il vino che per il rapporto qualità-prezzo dà grande soddisfazione.

5) CHÂTEAU GRUAUD LAROSE – Saint Julien (2ème Grand Cru Classé)

Château Gruad Larose 1996

Gruaud Larose è una vasta tenuta situata all’uscita di Beychevelle, contigua a quelle di Lagrange e Branaire-Ducru. Furono i fratelli Gruaud, uno magistrato l’altro ecclesiastico, a ggettare le basi dell’attuale tenuta. Nel 1994 grazie al l’impegno del gruppo Alcatel, allora proprietario, gran parte delle strutture tecniche furono rinnovate. Oggi l’azienda appartiene, dal 1997, alla famiglia  Merlaut (Gruppo Taillan). Il vigneto di Gruaud Larose poggia su suoli molto omogenei, ricchi di ciottoli depositati su marne, un territorio che favorisce una lenta maturazione degli acini. Le vigne coprono una superficie di 82 ettari lavorati secondo i metodi della produzione integrata, si dividono tra Cabernet-Sauvignon (57%), Merlot (30%), Cabernet-Franc (8%), Petit Verdot (3%) e Malbec (2%). I ceppi raggiungono i 50 anni di età, impiantati ad alta densità (10’000 piedi per ettaro), con rese attorno ai 44 hl/ha. Le fermentazioni sono attivate grazie a lieviti indigeni, per una durata da 21 a 35 giorni; l’invecchiamento deI vini dura circa 18 mesi in barrique, di cui il 50% nuove.

Château Gruaud Larose 1996

La degustazione: Ci introduce un bel color granato vivo che ci fa presagire un vino brillante. Gran bel naso, fresco ed espressivo con toni di frutta rossa e nera, cioccolato, caffè e un fondo decisamente sassoso. Un vino nervoso ed energico, la cui presenza tannica si fa sentire rimarcando una piacevole astringenza. La tensione che lo accompagna evidenzia una lunga scia di freschezza, il finale è intenso, sapido e di bellissime complessità. Avrà ancora a disposizione diverso tempo per confermare l’eccellenza.

6) CHÂTEAU DUCRU-BEAUCAILLOU – Saint Julien (2ème Grand Cru Classé)

Château Ducru Beaucaillou 1996

La storia di Ducru-Beaucaillou inizia nel XVIII secolo, la proprietà è situata su terreni molto sassosi, da qui il nome di “Beaux cailloux”. Ducru è invece il nome del proprietario che fece erigere lo stabile in pietra nel 1820. Dal 1942 la famiglia Borie è proprietaria dell’azienda e per lungo tempo seguita dal celebre enologo Émile Peynaud. Oggi è Bruno Borie a reggere le sorti di Ducru-Beaucaillou. La tenuta è situata nei pressi dell’estuario della Gironda, la superficie a vigneto è di 75 ettari orientati verso sud-est e divisi in tre lotti diversi, ma solo due di loro danno le uve destinate al 1er vin di Ducru-Beaucaillou. Negli ultimi anni Bruno Borie ha sempre più dato importanza, con l’utilizzo di prodotti bio, alla protezione di queste terre dove Cabernet Sauvignon (70 %) e Merlot generano vini di grande qualità.

Château Ducru-Beaucaillou 1996

Le vendemmie si svolsero tra la seconda metà di settembre e la prima settimana di ottobre, l’assemblaggio fu composto da Cabernet Sauvignon (65%), Merlot (26%), Cabernet Franc (4%) e Petit Verdot (5%)

La degustazione : Un vino a due facce. Una fase olfattiva meno convincente ma pronto a riscattarsi in quella gustativa con ferma decisione. Gli aromi mostrano segni di maturazione, le note sono di frutta confit, di sottobosco ed eteree, dove emerge una nota alcolica. Anche l’attacco gustativo sembra confermare quanto percepito al naso, ma bastano pochi minuti per trovarsi davanti ad un vino mordente. Si passa da uno stato ricco e massiccio ad una forma più sottile ed elegante che rivaluta il carattere del vino. Il finale trova fondo, energia e lunghezza lasciando una forte salivazione. Mostra una continua evoluzione, ci intriga e viene classificato come uno dei migliori della serata.

7) CHÂTEAU PICHON LONGUEVILLE COMTESSE DE LALANDE -Pauillac (2ème Grand Cru Classé)

Château Pichon-Longueville Comtesse de Lalande 1996

Come già specificato per Pichon Longueville Baron questo cru nasce dalla divisione delle terre di Jacques de Pichon Longueville. Una successione che porta Virginie Pichon Longueville a dirigere questo nuovo ramo indipendente chiamato Comtesse de Lalande. Lalande dal nome del conte  Henri de Lalande, suo marito. Oggi la tenuta è di proprietà della Maison de Champagne Roederer. I 75 ettari a vigna si snodano attorno al castello nei pressi di quelle di Château Latour nel sud della denominazione. Il loro suolo è formato da sassi ed argille ed il microclima favorisce la concentrazione degli acini. L’impianto è variato e formato da Cabernet Sauvignon (45%), Merlot (35%), Cabernet Franc (12%) e Petit Verdot (8%). L’elevazione è eseguita per 18 mesi in barrique per il 50% nuove.

Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande 1996

Per l’annata ’96 le uve furono raccolte tra 2 e il 15 di ottobre in condizioni eccezionali. Il vino unisce 75% di Cabernet Sauvignon, 15% di Merlot, 5% di Cabernet Franc e 5% di Petit Verdot

La degustazione : I profumi si propongono con intensità e finezza, si rimarca la maturità del frutto, il carattere speziato, le sfumature di erbe medicinali e mentolate. Un vino carnoso che avvolge su una piacevole astringenza. Limitata la lunghezza e con una chiusura eccessivamente calorica. Una bottiglia che ci delude un po’, in particolare vista la nomea che lo circonda e per il costo della bottiglia.

8) CHATEAU PONTET CANET  – Pauillac (5ème Grand Cru Classé)

Château Pontet Canet 1996

5ème Grand Cru Classé ! Secondo la famosa classificazione del 1855 Pontet-Canet si meritava solo questo rango, mentre oggi è uno dei vini in maggiore crescita per qualità e scelte viticole. È situato nel cuore della denominazione di Pauillac e creato nel XVIII secolo da Jean-François de Pontet, segretario particolare di Luigi XV. Nel 1975 passó nelle mani di Guy Tesseron e in seguito in quelle del figlio Alfred. In 35 anni la famiglia Tesseron ha interamente ristrutturato gli 80 ettari di vigna passando tra i primi nel bordolese a una coltura più rispettosa dell’ambiente. Dal 2000 si seguono i principi biodinamici che mantengono l’integrità della pianta vietando l’uso di prodotti chimici. Su queste terre alloggiano ceppi di Cabernet Sauvignon (62)%, Merlot (32%), Cabernet Franc (4%) e Petit Verdot (2%) di oltre 45 anni di età. Solo il 60% delle barrique usate per l’invecchiamento sono nuove.

Chateau Pontet-Canet 1996

Le vendemmie furono eseguite tra il 24 di settembre e il 9 di ottobre, l’assemblaggio era composto da Cabernet Sauvignon (56%), Merlot (38%) e Cabernet Franc (6 %)

La degustazione : I suoi profumi sono netti ed intensi, di frutti dolci, sensazioni balsamiche che ricordano la resina e l’eucalipto, la liquirizia, il caffè, il rosmarino, … L’attacco gustativo è ampio e ricco, prende slancio con una carica tannica compatta per poi offrirci un finale lungo, di buon vigore e minerale. Sembra mostrare ancora un buon potenziale evolutivo anche se probabilmente la percezione tannica non si ammorbidirà più di tanto. Un vino che non pretende di essere perfetto ma che mostra un’anima.

9) CHATEAU MONTROSE  –  Saint-Estèphe (2ème Grand Cru Classé)

Château Montrose 1996

Nel 1778 Etienne Théodore Dumoulin acquistò dalla famiglia Ségur un pezzo di terra con la convinzione di poterci fare crescere la vigna, fu così che nacque Montrose. Constatando che i risultati furono buoni fece costruire un piccolo castello usato in particolare come residenza estiva di campagna e nel periode delle vendemmie. L’azienda allora chiamata Montrose-Ségur passo dai 5 ettari di vigna, nel 1825, ai 96 ettari, nel 1866. Dopo essere appartenuta per più di un secolo alla famiglia Charmolüe, Château Montrose nel 2006 fu venduto a Martin e Olivier Bouygues. Il suo vigneto copre una vasta area lungo la Gironda, un dosso il cui suolo costringe le viti a scendere molto in profondità a trovare il fabbisogno idrico necessario. L’impianto ha sempre visto una larga prevalenza di Cabernet Sauvignon (65%), negli ultimi anni però è aumentata la percentuale di Merlot, passata fino al 30%, questo a scapito del Cabernet Franc e Petit Verdot.

Château Montrose 1996

Le vendemmie si sono svolte tra il 23 settembre e il 6 di ottobre, l’assemblaggio formato da Cabernet-Sauvignon (76 %), Merlot (20%), Cabernet Franc (3 %) e Petit Verdot (1%).

La degustazione : Mostra un bellissimo colore senza alcun segno di evoluzione precoce. Ottime sensazioni di finezza ed eleganza anche al naso. La bocca è piena di gioventù e vigore, ricca e succosa. Si fa largo con dinamismo e poggiando su una struttura tannica sottile e un corpo equilibrato. Un vino che si distingue più per l’eleganza che per la potenza. Di qualità anche il finale dove si distinguono frutti freschi, spezie e note sapide. Gran bel potenziale ancora da mostrare.

10) CHÂTEAU LEOVILLE-BARTON – Saint Julien (2ème Grand Cru Classé)

Château Léoville Barton 1996

Come si comprende dal nome questa tenuta ha origini britanniche, iniziate quando l’irlandese Hugh Barton dopo aver acquistato le terre di Langoa, nel 1826 acquisisce anche quelle di Léoville. Nuove proprietà viticole che si svilupparono a fianco di attività commerciali fino ad allora gestite dalle famiglie Barton & Guestier. Quella dei Barton è una tradizione ancora valida oggi, infatti Léoville-Barton è attulmente gestito da Antony Barton e dalla figlia. La sua superficie è di circa 47 ettari, l’impianto è composto da Cabernet Sauvignon (75%), Merlot (20%) e Cabernet Franc (5%).

Château Léoville-Barton 1996

La degustazione: Al primo naso mostra reticenza nello svelarsi, i suoi profumi sono poco espressivi anche se si percepisce un carattere fumé, con note di caffè e cacao. In bocca fa sentire il suo peso e la sua struttura anche se mostra ancora una certa aggressività sia in acidità che in astringenza, una sensazione asciutta rafforzata alcolicità. In poche parole un’espressione non del tutto soddisfacente. Qualche dubbio ci era venuto già al momento dell’estrazione del tappo, un problema riscontrato spesso in quegl’anni a Château Léoville-Barton ed ed evidenziato sulla guida di Jean-Marc Quarin.

Conclusione: forse è mancato l’acuto assoluto, fatto giustificato dall’alto livello medio dei vini assaggiati. Salvo poche bottiglie in fase di evoluzione avanzata le altre si sono mostrate in una fase iniziale di consumo, dove si evidenziava un carattere riduttivo evidente che sta proteggendo il vino dall’ossigenazione e che darà ulteriori complessità nel tempo. L’augurio di tutti i degustatori è stato quello di poter testare di nuovo quest’annata nel prossimo decennio.

Informazioni su Stefano & Giorgio ()
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

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