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Alle origini del Chianti Classico

Ne ha fatti di cambiamenti il Chianti dalla sua costituzione ad oggi. Se in meglio non lo sappiamo con certezza anche se pensiamo che l’avvento di vitigni internazionali nella sua composizione abbia fatto perdere la propria identità al vino.

La formula originale fu dettata dal Barone Bettino Ricasoli nel 1870 al Castello di Brolio. Prevedeva l’uso esclusivo di Sangiovese, Canaiolo, Malvasia del Chianti e solo in seguito quello del Trebbiano toscano. Un’unione tra varietà rosse e bianche quindi.

“ Il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del suo profumo e una certa vigoria di sensazione; dal Canaiolo l’amabilità che tempera la durezza del primo, senza togliergli niente del suo profumo per esserne pur esso dotato; la Malvasia, della quale si potrebbe fare a meno per i vini destinati all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle prime due uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperabile all’uso della tavola quotidiana. ”

Castello di Brolio luogo di nascita del Chianti

In quest’ultimo decennio il disciplinare di produzione ha subito una brusca inversione di tendenza, oltre al Sangiovese (minimo 80%), al Canaiolo e al Colorino, sono stati ammessi vitigni internazionali come il Merlot e il Cabernet Sauvignon. Sono varietà che in genere rendono questo moderno Chianti più facile, morbido e accessibile ai palati, facendogli però perdere quel carattere riconosciuto fino al momento del cambiamento.

Ricasoli e Ruffino sono tra le aziende che, nel corso del XX secolo, hanno contribuito allo sviluppo del Chianti. La storia ci insegna che Ricasoli è il Chianti. Già nel 1867 il vini di Brolio riscossero successi ad eventi enologici a Parigi. I membri della famiglia sono strettamente legati al Castello di Brolio, il maniero di loro proprietà fin dal 1141. Trovandosi in posizione strategica diventerà presto teatro di gran parte dei contrasti tra Firenze e Siena. Più volte distrutto e in seguito ricostruito, è circondato da più di un centinaio di ettari di vigne che ancor oggi costituiscono in cuore della vasta azienda Ricasoli. I vini in auge a quei tempi erano BROLIO RISERVA e CASTELLO DI BROLIO CHIANTI CLASSICO VECCHIO.

Ruffino ha una lunga storia ed è uno dei simboli dell’evoluzione del settore viticolo toscano. Ve lo ricordate il mitico fiasco ? La filosofia produttiva è sempre stata centrata sulla qualità del prodotto e sul mantenimento della territorialità, concetti che hanno contribuito al successo del Chianti Classico Riserva, poi conosciuto semplicemente come RISERVA DUCALE. Il vino che più conservava questi concetti. Fin dalla prima annata, nel 1927, ha rappresentato il Chianti di alto pregio nel mondo anticipando la fama dei vini toscani. Per ottenere ciò sono state selezionate le migliori uve raccolte nelle vigne di Santedame, Montemasso e Gretole. Dal 1947 Ruffino ha deciso di produrre esclusivamente in annate di eccezionale qualità una speciale selezione chiamata “Riserva Ducale Oro”. In più di 60 anni dalla nascita fu prodotto solamente in una ventina di annate.

UNA DEGUSTAZIONE D’ALTRI TEMPI

La degustazione è permessa esclusivamente grazie alla collaborazione di amici che hanno voluto condividere con noi questo bel momento. Una serata che ci ha permesso di scoprire la personalità del Chianti negli anni ’60, ’70 e ’80  e di percorrere la loro evoluzione.

La serie di Riserva Ducale che conferma tutto il valore

Un momento delicato, la stappatura

1° serie :  RICASOLI CHIANTI 1983 e CHIANTI CLASSICO 1982

Probabilmente già allora non erano tra i vini più considerati, comunque vini che hanno preservato una discreta evoluzione. Ricasoli Chianti 1983 ci mostra un naso assai terroso, soggetto a note di sotto bosco, castagne, tabacco, foglia di te. L’attacco è intenso, sostenuto da un’acidità penetrante evidenziata oltre misura da un corpo abbastanza leggero. Brolio Chianti Classico 1982 evidenzia un colore tendente all’aranciato. Gli aromi sono di discreta intensità e di buona complessità: balsamico, speziato, unus, frutta nera, … mostra una piacevole evoluzione. In bocca ha buona intenstà, una buona concentrazione, i tannini sono ancor presenti e il finale viaggia su note di frutta sotto spirito, un fondo leggermente amarognolo e tannini un po’ asciutti.

2° serie : RICASOLI CASTELLO DI BROLIO CHIANTI CLASSICO VECCHIO 1972 e 1973

Poche le info sul web di questo vino oggi non più prodotto, quindi solo le note di degustazione ci possono aiutare. Brolio Chianti Classico Vecchio 1972 si presenta un color mattonato con riflessi ancor più aranciati di buona limpidezza. Il bouquet è abbastanza fine, si riconoscono sfumature di caffè, foglia di tabacco, muschio, terrose e mentolate. Un vino ancor vivo, di corpo medio dove spicca una spiccata acidità che la struttura fatica a controllare. Il finale è marcato da tannini asciutti. Brolio Chianti Classico Vecchio 1973 è una bottiglia oramai andata, note acetiche che lo rendono quasi imbevibile !

3° serie : RICASOLI BROLIO RISERVA 1964, 1967 e 1969

Brolio Riserva 1964. Un vino di quasi 50 anni ! Questo dovrebbe bastare per farci battere in cuore e portarci in un’altra dimensione facendoci viaggiare con la fantasia. Un vino che sa ancora farsi sentire, sussurrarci impressioni ancor piacevoli e dirci che il vino è soprattutto passione. Passione di chi lo fa e di chi lo assapora dopo mezzo secolo. Il suo colore vira su tonalità mattonate. Al naso emerge una discreta finezza, complessità di stampo fumé, speziate, … e via via profumi di cioccolata amara, frutta secca, sotto bosco e pellame. Al gusto emerge ancora un’appassionante piacevolezza e una rusticità che ci riconduce ai “veri” Sangiovesi. Brolio Riserva 1967 è di difficile comprensione aromatica, gli si riconosce in particolare un carattere etereo. Anche al gusto da segni di squilibrio e poca piacevolezza. Brolio Riserva 1969 lascia segni ossidativi che lo accostano più a un Vin Santo, per restare in Toscana, o ai vini Porto o Sherry. Oramai già passato.

4° serie : RUFFINO RISERVA DUCALE 1969, 1971 e 1973

Riserva Ducale 1969 – 1973 – 1973: che colori dopo più di una quarantina d’anni

Bella performance di questa trilogia. Riserva Ducale 1969 risulta il migliore vino della serata, quello che si è preservato meglio e capace tuttora di dare emozioni. Già il colore mostra queste capacità, intenso, limpido e di tonalità che non dimostra l’età. In bouquet da segni ancora fruttati, balsamici e dolci. Una bottiglia strepitosa. Armoniosa, dove ogni sensazione è ben equilibrata. Ha una buona materia, una tensione che fa vibrare, bei tannini e una lunghezza invidiabile. Una vera delizia per il palato. Riserva Ducale 1971 viaggia verso riflessi aranciati. La degustazione evidenzia un vino rustico caratterizzato da tannini virili che oramai non si ammorbidiranno più. Teso e vivo con una buona tenuta sulla lunghezza; i ritorni gustativi sono di spezie dolci. Riserva Ducale 1973, benché il più giovane dei tre, è quello dove il passar del tempo è maggiormente evidenziato. Note ossidative, sfumature uva passa e canditi, caramello, … che riconducono a vini di altre tipologie. L’attacco è morbido e caldo, i tannini sono piuttosto rugosi e nel retro gusto ritornano le stesse sensazioni percepite al naso.

5° serie : RUFFINO RISERVA DUCALE 1974, 1977 e 1988

Riserva Ducale 1974, con tracce di cuoio e pellame dimostra un carattere selvaggio, si succedono profumi speziati, di castagne e tartufo. Con il passare dei minuti nel bicchiere cominciano ad apparire segni ossidativi. Ha buona densità ma scarsa profondità con note caloriche evidenti. Riserva Ducale 1977. Ecco un’altra bellissima espressione, non avrà il controllo e l’equilibrio del ’96 ma succo, tanto dinamismo e profondità. Riserva Ducale 1988, sono passati 11 anni dal precedente assaggio e si capisce perfettamente che qualche cosa nel vino e nei metodi è cambiato. Un vino che si avvicina maggiormente allo stile attuale. Ha concentrazione, una sensazione fruttata intensa e tannini vigorosi, un po’ eccessivi per i 25 anni passati.

Conclusione: Una degustazione usata come “macchina del tempo” che ci ha permesso di correre a ritroso per ben 50 anni facendoci immaginare come erano a quei tempi i luoghi, le persone e i vini. Chianti di colore meno intensi. Meno concentrati ma più leggeri e fini, tutto a favore della bevibilità. Strutture meno curate nello stile ma capaci di esaltare l’anima del Sangiovese.

 

Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

1 Commento su Alle origini del Chianti Classico

  1. alessandro boccardo // 16 ottobre 2013 alle 13:12 // Rispondi

    Serata favolosa, quasi tutti i vini provati si sono conservati senza assumere colori, odori o sapori che ne rendessero sgradevole l’assaggio. Alcuni, tre nei miei appunti fra cui il più vecchio in assoluto, hanno rivelato una buona/ottima bevibilità pur con caratteristiche lontane da quelle dei vini recenti, ma non meno piacevoli, anzi.
    Vedere quelle bottiglie di età veneranda mi ha riportato ad anni in cui nella mia città natale (Genova) le famiglie compravano il vino (barbera e dolcetto) per lo più in damigiane di 45 litri (una brenta) da produttori piemontesi che andavano di porta in porta a cercare clienti, e allora consegnavano loro stessi le damigiane. Oppure direttamente sul posto da vignaioli conosciuti attraverso amicizie, ed allora le damigiane venivano trasportate in macchina dall’acquirente che le nascondeva con cura per evitare di pagare il dazio che nel primo dopoguerra gravava le merci che attraversavano i confini …… fra provincia e provincia. Il vino che non pagava il dazio sembrava decisamente migliore. Le bottiglie di vino, come quelle che abbiamo assaggiato, erano rare, di solito erano contenute nelle cassette regalo che venivano recapitate per Natale ai clienti importanti, magari insieme alla bottiglia di brandy Vecchia Romagna o Stock ed al vasetto di ciliegie sotto spirito. Il Chianti poi a Genova era considerato un vino esotico che si trovava in qualche trattoria rigorosamente in fiaschi da due litri o in fiaschetti da un litro. Le poche bottiglie di Chianti, e di Nobile, che ho visto a quei tempi le devo a mio cognato, toscano di Cortona, produttore di Sangiovese e conferitore di uva a una qualche cantina sociale di Montepulciano. E comunque il vino in bottiglia era riservato alle grandi occasioni.
    Il mio consuocero di Bellinzona, coetaneo, mi ha confermato che anche in Ticino a quei tempi era diffuso l’acquisto di vino in damigiane da produttori piemontesi che facevano la consegna a domicilio. Di bottiglie ne giravano pochine anche qui.
    Grazie per la splendida occasione ! Alessandro

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