Approfondimento: 2010, Ticino vs Rive Droite

La curiosità ci ha spinto a questo approfondimento, una curiosità che deriva dall’accostamento dei vini ticinesi a base merlot con quelli ben più rinomati del Libournais. In quest’area, situata sulla sponda destra della Dordogna, si fronteggiano le famigerate “appellations” di Pomerol e St. Emilion dove, a dispetto del Medoc, primeggia il merlot. Nel bordolese questa varietà era già presente tra il 18° e il 19° secolo, ma dapprima la fillossera e inseguito il terribile inverno del 1956 mandarono distrutta gran parte della superficie coltivata. In particolare a Pomerol il merlot raggiunge una percentuale rilevante, rappresenta infatti l’80% degli 815 ettari a vigne, il rimante è diviso tra cabernet franc e sauvignon. Una percentuale che scende al 60% nella denominazione di St. Emilion. In Ticino il merlot ha origini ben più recenti anche se oramai ha già festeggiato il centenario, nel 1906 fu scelto per ricostruire il nostro vigneto dopo la distruzione della fillossera. Oggi rappresenta l’80% del nostro impianto viticolo che supera di poco i 1000 ettari.

La degustazione

Le linee guida di questa degustazione erano precise e finalizzare ad avere un riscontro più obiettivo possibile: annata 2010, una percentuale di merlot non inferiore all’80%, il prezzo, salvo eccezioni compreso tra i 40.00 e i 90.00 frs. La degustazione si svolge rigorosamente a bottiglie coperte.

“I … ticinesi”

Ancora una volta i vini ticinesi hanno saputo tener testa ai ben più prestigiosi vini di Pomerol e St. Emilion. Su tutti le bottiglie nr. 4, 9 e 13 che corrispondevano alle etichette di Sassi Grossi, Culdrée e Tracce di Sassi. Sassi Grossi si mostra in tua la sua complessità tanto da risultare in assoluto uno dei migliori della serata. Stupisce scoprire un Culdrée particolarmente elegante, sottile, vellutato e fresco. Il successo di Tracce di Sassi è sancito da un bel dinamismo, tannini vellutati e una fresca definizione aromatica. Su alti standard, come sempre, il Vindala, un vino pieno e voluminoso che poggia su una struttura tannica levigata e che trova sempre le risorse per dare profondità. Molto interessante l’espressione del Ronco dei Ciliegi, è costituito da una buona struttura e poggia su tannini non invadenti e sottili, è persistente ed elegante. Il Synthesis stupisce una volta di più, inserito tra i migliori ticinesi non sfigura mai. Qualch’uno ha scritto “D’impatto ricorda molto il 4° vino …”, se questo non è un complimento. Ci sono per state un paio di defezioni, una delusione rafforzata al momento di scoprire le etichette. Le bottiglie di Balin, Le Pergole e Rampèda non erano certo nella serata ideale. Conoscendo molto bene il valore questi vini e avendo già più volte degustato l’annata in questione siamo convinti che la “défaillance” si limiti a questa singola bottiglia.

“I … bordolesi”

Risulta evidente che anche nel bordolese la ricerca della maturazione è molto spinta, questo si traduce in un’elevata sensazione calorica, fatto che onestamente ci disturba un po’. Non tutti hanno saputo darsi risalto in questo momento, probabilmente la gioventù dei vino ha giocato un cattivo scherzo. L’impressione migliore è data da Barde-Haute (St. Emilion) che ha saputo offrire complessità e profondità, con un potenziale in divenire evidente e ancora da esprimere. A posteriori si poteva riconoscere nella bottiglia nr. 1 Château Le Bon Pasteur (Pomerol) prodotto da Michel Roland. Il vino ricalca l’idea del produttore, mostrandosi subito aperto e intensamente profumato. Non si discute tecnicamente, la materia è ricca ma sembra non mostrare le complessità richieste a un vino di tale livello rinomanza. Château Feytit-Clinet (Pomerol) ha fatto molto discutere, ha scisso infatti l’opinione degli appassionati e dei produttori presenti, poco piacevole e squilibrato per alcuni, intrigante e con un grande potenziale gli altri. “Affaire à suivre”. Château Gombaude-Guillot (Pomerol) fatica a soddisfarci, al naso è marcato da una persistente nota vegetale-peperone non invitante mentre in bocca emerge una forte alcolicità, una forte concentrazione che rendono il vino al momento un po’ stancante. Château Gazin (Pomerol) ci sembra un vino eccessivo, dominano la parte alcolica e una concentrazione che toglie vivacità al vino. Château Clinet (Pomerol) fa intravvedere un potenziale ancora inespresso, ha una ricca materia, tannini compatti, austeri e un finale da costruire. Evidentemente è troppo giovane per essere apprezzato al meglio in questo momento, ma è ben costruito.

Conclusione: Come si potrà percepire dai nostri appunti di degustazione i nostri vini ticinesi non hanno certo sfigurato, anzi … . Oggi sanno già esprimere un carattere ben definito anche se suscettibile di miglioramenti con l’evoluzione. I merlot bordolesi, per contro, ci hanno stupito per la ricerca (eccessiva ?) di concentrazione con una conseguente perdita di eleganza. Ci chiediamo come sapranno evolversi con il passare degli anni e se raggiungeranno il livello d’eccellenza che gli compete. Speriamo di avere in futuro una risposta che soddisfi questa nostra curiosità.

La sequenza dei vini in base all’ordine di degustazione

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