Focus su Gevrey-Chambertin

Gevrey-Chambertin è la porta nord che ci introduce nell’area mondiale più adatta al pinot noir, quella Côte de Nuits grande vanto della Borgogna. Scendendo da Digione, percorrendo la National 74, giunti in prossimità di Marsannay e Fixin i cartelli stradali indicano “Rue des Grands Crus”. Chi è venuto fin qui per conoscere i vini locali, non può evitare di seguire le indicazioni che conducono a Gevrey-Chambertin. La parte storica del villaggio ti trasmette passioni, vecchie case in sasso, cantine oscure e interrate, …, luoghi dove si respira tutta la tradizione borgognona. Negli ultimi anni l’abitato si è esteso verso la strada nazionale e oltre, portando il numero degli abitanti a poco più di 3’000 anime. Come altri comuni della côte, Gevrey trae le proprie origini dai contadini che lavoravano nelle vigne delle comunità religiose che all’epoca occupavano la zona. Ancora oggi il castello è la fortezza che domina l’abitato, fu costruito nella seconda metà del XIII secolo e fu una proprietà dell’abbazia di Cluny. Dopo la Rivoluzione francese fu venduto come molti altri possedimenti ecclesiastici. In seguito fu acquistato dai Masson, famiglia proprietaria fino al 2012 quando fu venduto a investitori cinesi.

Gevrey è da sempre legato alla viticoltura, nel 1847 fu il primo comune a ricevere l’autorizzazione ad associare il proprio nome con quello del vigneto più famoso: Chambertin. Con oltre 450 ettari complessivi rappresenta uno dei comuni della Côte più vitati. Qui tutto ruota attorno al mito di Chambertin e dei grand cru che lo circondano, un’area divenuta il regno del pinot noir.

I vigneti classificati “villages” occupano la parte del territorio a ridosso della N 74, quello a nord verso Brochon (comune autorizzato alla denominazione), scendendo giù fin nella piana. Si producono esclusivamente vini rossi. Il classico Gevrey-Chambertin AOC, anche accostato dalla menzione “vieilles vignes” è formato dall’assemblaggio di più vigne situate in quest’area. Sotto questa denominazione, però, sempre più produttori elaborano vini da singole vigne, per questo motivo le indicazioni di Les Evocelles, En Songe, En Champs, En Jouisse, Clos Prieur, Les Etelois, … compaiono sempre più spesso in etichetta.

Côte Saint Jacques o Chambertin. Il nucleo abitativo divide le contrapposte aree viticole, una a nord, l’altra a sud. La prima è quella per intenderci che si estende tra l’imbocco della Combe di Lavaux e Brochon. Qui le vigne sono sotto l’influsso delle correnti fredde che scendono dalla vallata e che determinano le forti escursioni termiche tanto gradite al pinot noir. Condizioni che rendono le vendemmie più tardive rispetto al resto del comune. In questa fascia 1er cru si sviluppano in successione, partendo dall’alto della vallata, La Bossière, La Romanée, Les Verroiles, Poissenot, Lavaut-Saint Jacques, Etournelles, Le Clos Saint Jacques, Les Cazetières, Combe aux Moines, Les Goulots e Les Champeaux.

Sul fianco destro della vallata i terreni hanno pendenze più marcate, i suoli sono piuttosto freddi e solo un sottile strato di terra ricopre una roccia calcarea. Qui i vini sono lineari, nervosi e decisamente minerali, non facili da interpretare ma fedeli espressioni del territorio che li generano. La Bossière è il culmine di questa zona, con i suoi 400 metri d’altitudine è la vigna più elevata di Gevrey-Chambertin. Solo la parte bassa di questo climat merita il titolo di 1er cru ed è un monopolio di Harmand-Geoffroy. Il vino è molto tipico, lineare, fresco e saporito, dove la mineralità la fa da padrone. La Romanée è una vigna in monopolio di circa un ettaro di proprietà del domaine des Varroilles. A conferma del valore di questa zona ci viene in aiuto il dottor Lavalle che già nel 1855 include Les Verroilles, Les Estournelles-St. Jacques e Le Poissenot nella lista dei “climat premier cru”. Si distinguono in particolar modo le versioni di Les Estournelles-St. Jacques dei fratelli Humbert, Philippe Rossignol e Jadot. Le Poissenot di Humbert Frères e Geantet-Pansiot. Lavaux-St. Jacques (o Lavaut) rappresenta un territorio di spiccata personalità, la sua superficie non raggiunge i 10 ettari, l’orientamento è verso sud, sud/est. Sono vigne suddivise in varie proprietà dove eccellono i vini di Mortet, Harmand-Geoffroy, Drouhin-Laroze, Humbert Frères, Claude Dugat … Le terre di Clos St. Jacques ancora oggi sono delimitate da muri perimetrali costruiti assieme all’omonima cappella dai monaci Cistercensi. Per lungo tempo queste vigne furono un monopolio della famiglia del Conte Maucheron di Meursault, solo negli anni ’50 furono vendute, frazionate e destinate a soli cinque produttori. Qui si trovano tutte le condizioni per produrre vini di qualità superiore agli altri e di forti complessità come testimoniano i vini di Armand Rousseau, Bruno Clair, Fourrier, Louis Jadot ed Esmonin.

Nella parte più bassa, quella che scivola verso Brochon, le pendenze si fanno più dolci e i suoli sono formati da un accumulo di detriti discesi dalla vallata e depositati sulla roccia granitica. Les Cazetiers, si pronuncia “le castié”, confinano con le mura del Clos St. Jacques. Il vino qui prodotto è ricco, strutturato e potente. È particolarmente adatto al lungo invecchiamento, all’immagine dei vini di Naddef, Jadot, Bruno Clair, Mortet e Faiveley. Les Cazetiers è anche chiamato “lo Chambertin dei poveri”. Nell’ultima parte di questa fascia si distinguono i poco conosciuti La Combe de Moine e Les Goulots, in particolare nelle versioni di Fourrier, Heresztyn (Les Goulots) e Faiveley (La Combe de Moine). Ultimo 1er cru prima si entrare sul suolo di Brochon è Les Champeaux, in genere un territorio che sa esprimere nei suoi vini una certa eleganza specie chez Mortet, Philippe Naddef, Fourrier e Harmand-Geoffroy.

Basta percorrere per qualche centinaia di metri la Rue des Grands Crus, in direzione di Morey-St. Denis, per ritrovarsi immersi in una delle aree viticole più conosciute al mondo definita anche come Côte Chambertin. Qui tutto ruota attorno al mito del “Campo di Bertin” e del Clos de Bèze. Tutto attorno una vasto vigneto suddiviso tra le denominazioni di Latricières, Mazis, Ruchottes, nella parte superiore della collina, Chapelle, Griotte, Charmes e Mazoyères in quella inferiore.

Chambertin copre 12.9 ettari di vigna. Qui i Burgundi arrivarono nel V secolo per una occupazione pacifica, uno di questi possedeva un campo adiacente a Clos de Bèze, il suo nome era “Bertin” e la sua proprietà fu battezzata, appunto, “Champ de Bertin”. Si riporta che sull’esempio dei monaci suoi vicini decise di coltivare il proprio appezzamento a vigna e di utilizzare le stesse uve. Documenti del 1566 rilevano l’esistenza di un Grand Chambertin di circa 8.5 ettari e di un Petit Chambertin di circa 4.5 ettari. Il totale di queste due aree corrisponde all’attuale superficie. È compreso tra la zona boschiva che occupa la parte superiore della collina, la Rue des Grands Crus, Lâtricieres a sud e Clos de Bèze a nord. L’altezza è compresa tra i 270 e i 280 metri. Le correnti d’aria fredda possono influire sul periodo di maturità delle uve, i venti freddi, che vanno a scomparire totalmente nella parte nord del vigneto, permettono la giusta maturazione delle uve con una settimana d’anticipo. Perfettamente rivolto verso levante beneficia dei primi raggi mattutini, poggia su un suolo di roccia calcarea. La sua superficie è divisa tra 21 produttori. Le parcelle minime sono di 0.05 ettari mentre la più ampia raggiunge i 2 ettari e di proprietà del Domaine Rousseau. Le versioni di Rousseau, Rossignol-Trapet, Louis Trapet, Ponsot, Damoy, Prieur, Mortet … sono sinonimo di altissima qualità in tutte le annate.

Chambertin-Clos de Bèze segue per notorietà il celebre vicino, fu istituito attorno al 640 dai monaci dell’abbazia di Bèze. Il vecchio Clos, una volta circondato da muri per delimitarne il perimetro, si estende sugli attuali 15 ettari. È rivolto verso est e le pendenze sono moderate. Il sotto suolo è formato dalla classica roccia calcarea ricoperta, nella parte alta, da terre bianche e da una marna; scendendo il suolo è bruno e ricco di sali minerali. I venti da nord permettono l’ideale ventilazione proteggendolo dai venti provenienti da ovest portatori di pioggia. È frazionato in 15 diverse proprietà, tra queste spicca, per estensione, quella del Domaine Pierre Damoy che possiede circa 5 ettari di vigna. Già nel 1855 Jules Lavalle descriveva la qualità eccezionale di questi vini. Bottiglie che sanno interpretare caratteri diversi nelle versioni di Damoy, appunto, Bart, Ponsot, Bruno Clair, Gelin …

Latricières-Chambertin è il prolungamento verso sud di Chambertin, l’etimologia del termine latino “tricae” indica questo luogo “di poco valere dove la propria terra non è fertile”. Infatti il suolo è poco profondo e magro, condizioni che si potevano adattare esclusivamente alla cultura della vigna. I suoi 7 ettari sono suddivisi tra 9 proprietari che dispongono di appezzamenti che variano da 1.5 a 0.16 ettari. Grazie alle condizioni piuttosto fresche è un territorio a maturazione tardiva. Per alcuni produttori sono le ultime uve che rientrano in cantina durante le vendemmie, certe volte anche con una settimana di ritardo rispetto alle vigne vicine. Le espressioni che più ci coinvolgono sono quelle di Rossignol-Trapet, Louis Trapet, Drouhin-Laroze e Remy. Sono vini che associano grazia e vigore, forza e delicatezza emanando un bouquet di grandi complessità. Al gusto sono di grande equilibrio tra tannini, acidità e morbidezza.

I 9 ettari di Mazis-Chambertin si estendono adiacenti all’abitato di Gevrey, probabilmente al suo interno esistevano delle case, infatti nel dialetto locale il termine “masure” designa una casa in rovina. Il vigneto si suddivide in due frazioni, Les Mazis-Hauts e Les Mazis-Bas. Conserva le tracce dei muri costruiti nell’antichità dai monaci, il suo sottosuolo è del tutto simile a quello del contiguo Clos de Bèze cioè una roccia calcarea ricoperta da detriti e da un sottile strato di terra, spessore che varia da 1.5 metri della parte bassa sino 10 centimetri di quella alta. Vari proprietari si suddividono le 17 piccolissime parcelle, solo l’Hospices de Beaune ed il Domaine Faiveley possiedono degli appezzamenti superiori a un ettaro. Di questa denominazione ci piacciono in particolare i vini di Harmand-Geoffroy, Naddef, Faivelay, Guillon …, vini di grande stoffa e profondità.

Di Ruchottes-Chambertin vi sono menzioni a partire dal 1508, anche se la vigna era già coltivata in epoca gallo-romana. Situato sopra Mazis nella parte più alta e scoscesa della collina, prende il suo nome dalle rocce che affiorano e che rendono la cultura difficile e il luogo ancora selvaggio. I poco più di 3.3 ettari sono in posizione ben ventilata ed esposti verso levante, caratteristiche che garantiscono raccolte di uve sane. Sono suddivisi in due sottozone una definita Ruchottes du Dessous,  dove è incluso il Clos de Ruchottes di proprietà esclusiva di Armand Rousseau, e l’altra Rucottes du Bas. L’influsso delle condizioni climatiche determinate dalla Combe di Lavaux rende questo cru piuttosto tardivo.

Nella parte inferiore la Rue des Grands Crus i terreni si fanno più pianeggianti e meno drenanti, la personalità dei vini è meno spiccata infatti gran parte dei vini fatica a garantire la qualità richiesta a un’appellation grand cru.

I 30 ettari dati dall’unione di Charmes e Mazoyères rappresentano il vigneto più esteso di Gevrey. Dal 1938 entrambi sono autorizzati all’utilizzo della denominazione Charmes-Chambertin più facile da comunicare, una decisione ritenuta autolesionista in quanto le due aree hanno ambizioni e capacità ben diverse. Considerata l’ampiezza e le conseguenti variazioni geologiche dei terreni è il vigneto più difficile da interpretare. È situato tra la Rue des Grands Crus, Morey-St. Denis e la National 74. Le migliori parcelle si trovano nella parte più elevata dove nascono i vini di Denis Bachelet, dei fratelli Humbert, Geantet-Pansiot, Rousseau, Claude Dugat, La Vaugeraie, Duband, Ponsot, Roumier, Arlaud …

Griotte-Chambertin è un piccolissimo vigneto di quasi 3 ettari, situao sul prolungamento di la Chapelle, vigne già conosciute nel 1828. È situato in una depressione, si crede che fu creato da una meteorite. Il suolo è magro e poco profondo (non più di trenta centimetri), dove in certi luoghi affiora la roccia. Usufruisce del microclima più caldo e secco anticipando così di 5-6 giorni il periodo di vendemmia. La parcella più estesa è di 1.6 ettari ed è di proprietà del Domaine del Chezeaus, altri cinque aziende si dividono la superficie con appezzamenti non superiori al mezzo ettaro. I migliori vini sono espressi da Claude Dugat, Fourrier, Ponsot e Arlaud.

Chapelle-Chambertin trae il proprio nome dall’esistenza di una cappella più volte costruita e distrutta nel corso dei secoli, ma distrutta definitivamente dopo la Rivoluzione Francese. I 5.5 ettari sono divisi tra sette aziende, la loro esposizione è perfettamente verso est, le pendenze sono deboli ma sufficiente per ottenere un drenaggio ideale. Chapelle-Chambertin è, con Griotte uno dei vini più sensuali di Gevrey, sempre elegante e vellutato; le migliori espressioni sono di Dugat, Cécile Tremblay, Rossignol-Trapet, Livera, Ponsot e Drouhin-Larose.

“Tanta roba” che oscura e ci può far dimenticare che in questa zona si trovano anche validissimi 1er cru. Aux Combottes, Cherbaude, Petite Chapelle, Clos Prieur, Les Corbeaux, La Perrière, Au Closeau, Fonteny e Bel-Air, tutti traggono vantaggio dal confinare con un grand cru. Aux Combottes si trova al confine con Morey-St. Denis, stretto tra Latricières e Clos de la Roche. Da non dimenticare le espressioni di Pierre Amiot, Rossignol-Trapet, Arlaud e Dujac. Cherbaudes  confina con Charmes-Chambertin, in particole modo con la frazione di Gémeaux, e Mazis-Bas. Si esalta con le bottiglie di Rossignol-Trapet, Lucien Boillot, Louis Boillot e Fourrier. La Petite Chapelle si inserisce tra En la Chapelle e la N74, non sono molte le etichette conosciute ma da non dimenticare quelle di Rossignol-Trapet, Guillon, Bruno Clair, Trapet, Marchand-Grillot e Humbert. Clos de Prieur confina con la Rue des Grands Crus in coincidenza con Mazis-Chambertin; ottime le versioni di Marc Roy, Rossignol-Trapet, Drouhin-Larose, e Thierry Mortet. La Perrière fiancheggia Clos de Prieur, la sua forma è a L, la superficie è di circa 2.5 ettari situati in una depressione. Ottimi i vini di Heresztyn, Harmand-Geoffroy e Lucien Boillot. Come i tre precedenti Au Closeau si affaccia su Mazis è un 1er cru decisamente poco conosciuto, su 0.50 ettari sono solo due le aziende che lo producono regolarmente: Drouhin-Laroze e il Domaine des Perrières. Les Corbeaux toccano direttamente Mazis-Chambertin separandolo dall’abitato di Gevrey. Dalla parte più pregiata dei suoi 3,2 ettari, quella sul versante Mazis nascono vini di solida personalità come confermano le versioni di Denis Bachelet, Heresztyn, Lucien Boillot e Rossignol-Trapet. Fonteny apre questa zona verso la Combe de Lavaux, poco più di 3 ettari conosciuti per la versione di Bruno Clair. Se Les Champonnets (ottimi i vini di Louis Boillot, Guillon e Herestyn) e Craipillot ci portano fin su all’imbocco della Combe di Lavaux, particolare è la posizione di Bel-Air. È situato nella parte più elevata della denominazione sovrastato dal bosco e circondato da Ruchottes e Clos de Bèze. Dei suoi 2.66 solo la parte più bassa, quella che prolunga Ruchottes, può fregiarsi del titolo di 1er cru, mentre quella più elevata è declassata in appellation comunale. La sua posizione determina un microclima freddo rendendo la maturazione delle uve piuttosto tardiva e non sempre ottimale benché l’esposizione sia rivolta verso est.

È innegabile, uno dei vanti di Gevrey-Chambertin è costituito dall’azienda di Armand Rousseau. Oggi il figlio Eric dispone di un territorio d’inestimabile valore. Le loro vigne si estendono in Chambertin, Clos de Bèze, Clos des Ruchottes, Charmes-Chambertin, Mazis Lavaux-St. Jacques, Clos St. Jacques, … territori simbolo di Gevrey. I loro vini sono tra i più ambiti del comune. Secondo solo a quelle di Rousseau sono le proprietà di Nicolas e David Rossignol (Domaine Rossignol-Trapet), quasi tutte le loro vigne si estendono nella Côte des Chambertin. Chambertin, Clos de Bèze, Latricières, Etelois, Cherbaudes, Combotte, Corbeaux, Clos de Prieur e Petite Chapelle danno spessore a questa giovane azienda che elabora vini originali e alla ricerca dell’espressione territoriale. L’azienda Harmand-Geoffroy gode di una bellissima serie di territori che per lo più si sviluppano nella Côte de St. Jacques. In particolare La Bossière, Laveaux St Jacques e Les Champeaux sanno riflettere in modo originale il loro terroir. Gran vino il Mazis-Chambertin. Anche se originario di Volnay Pierre Boillot (Domaine Lucien Boillot) possiede belle vigne a Gevrey in particolare nelle denominazioni di Cherbaudes, Corbeaux e Perrière da dove estrae vini di grande soddisfazione. Il Domaine Trapet è un’altra delle icone di Gevrey, Jean Louis Trapet produce vini di territorio che sanno infondere dinamismo. I suoi vini più importanti prodotti sono Chambertin, Latricières-Chambertin, Chapelle-Chambertin, Petite Chapelle e Clos Prieur. Da Claude Dugat abbiamo sempre passato momenti speciali, in particolare per l’attenzione e la simpatia che ci riserva. I suoi vini sono l’inno alla purezza, alla vitalità e alla complessità. Peccato per la difficile reperibilità dei vini. Altro validissimo esponente è Jean-Marie Fourrier, le sue capacità emergono in particolare con le denominazioni di Champeaux, Combe Aux Moines, Les Goulots, Les Cherbaudes, Clos St. Jacques e Griotte-Chambertin. Irresistibile la crescita di Damien Livera (Domaine Livera) giovane e talentuoso vigneron. Anno dopo anno i suoi vini stanno salendo di tono benché salvo Chapelle-Chambertin non possiede vigne conosciute ai più. Questo però non impedisce ai suoi due village En Champs e Clos de Village di dimostrare grande personalità. Anche se Philippe Naddef ha base a Fixin possiede alcune belle vigne in Les Cazetiers, Les Champeaux e in particolare in Mazis-Chambertin. I vini di Philippe e Anne-Marie sono vini di spessore e fatti per esprimersi sono dopo tanti anni. Arnaud Mortet oggi si può annoverare tra le eccellenze di Gevrey-Chambertin, dopo la scomparsa del padre Denis ha saputo mantenere e in seguito progredire l’alto livello fino ad allora raggiunto. I loro vini sono strutturati e perfettamente concepiti, i tannini sono ben estratti e sottili. Con l’esperienza ha voluto modificare alcuni dettagli indirizzandosi verso uno stile più elegante e di naturale espressione.

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