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Focus sul Fiano di Avellino

Dopo l’appassionante verticale di Montevertine e Le Pergole Torte, il “CLUB” ritorna ad approfondire un vitigno e una zona delimitata, cercando di conoscere piccoli ed appassionati produttori. Questa volta è il turno del Fiano e delle terre irpine. Ammettiamo onestamente che fino a qualche anno fa abbiamo avuto dei preconcetti verso i vini dell’Italia meridionale giudicandoli con lo stereotipo di vini spesso alcolici e pesanti, vini che andavano nella direzione contraria ai nostri gusti. Niente di più sbagliato !

In questi tempi seguendo gli scritti di Gianluigi Carlino su Gusto Campania, Angelo Di Costanzo su l’Arcante e Alessandro Marra su Stralci di Vite ci siamo addentrati in questa realtà conoscendo i vini e i produttori principali. L’entusiasmo trasmesso ha stimolato la nostra curiosità spingendoci alla loro scoperta. Gianluigi Carlino ci ha dato una grossa mano nell’organizzazione della serata. Grazie a lui abbiamo potuto presentare vini di forte carattere prodotti da capaci aziende votate all’espressione del territorio. Abbiamo tralasciato volutamente grosse aziende già presenti sul mercato elvetico come Feudi di San Gregorio e Mastroberardino, per scoprirne di nuove. Aziende a cui,comunque, si riconosce un importante contributo nella divulgazione dei vini campani.

Le parole di Gianluigi servono come introduzione “Il Fiano può essere considerato il vitigno irpino per eccellenza, presente da secoli in quest’areale. E’ probabile che sia stato importato nella zona campana da coloni provenienti da Apia, antica cittadina del Peloponneso, da cui il vitigno prese il nome di Vitis Apicia (vite apiana), trasformatasi in Fiano nel corso dei secoli. Oggi la superficie coltivata per la produzione a Fiano di Avellino è di oltre 560 ettari. L’interesse verso questo vitigno è cresciuto molto velocemente; oggi lo si riconosce come uno dei maggiori vitigni bianchi, al quale un lieve invecchiamento non può che giovare, perchè esalta quel suo sapore asciutto, così vicino alla mandorla tostata. Altra nota interessante è la grande versatilità del Fiano. Certo predilige le terre sciolte e profonde di origine vulcanica, a tessitura grossa, in particolare quelle più fresche e fertili per dare il meglio di sè in termine di quantità. Offre buoni risultati anche se allevato in terreni pesanti, argillosi e a tessitura fine; viene coltivato ad altitudini tra 400 e 700 metri. All’interno di quest’area si possono distinguere terroir molto differenti e con peculiari caratteristiche. Troviamo così vini rotondi e bilanciati nella zona di Lapio, molto opulenti verso Summonte, particolarmente minerali a Montefredane oppure molto delicati verso San Michele. Ad ogni modo il Fiano è un vitigno capace di dar vita a vini di grande complessità,  finezza aromatica e capacità di invecchiamento. Il periodo di vendemmia avviene generalmente nella prima settimana di ottobre.”

La degustazione

Rocca del Principe (comune di Lapio) – Fiano di Avellino 2009

Rocca del Principe è una piccola azienda famigliare nata nel 2004. Situata nel comune di Lapio dispone di 10 ettari dei ben 5 dedicati al Fiano. Le vigne si collocano sui due versanti del colle Arianello (esposizione nord e sud) ad un’altitudine compresa tra i 500 e 600 metri; la loro età varia tra i 15 e i 25 anni. Il vino rappresenta l’assemblaggio di caratteristiche diverse che si miscelano perfettamente tra loro. La degustazione inizia con il botto ! La presenza del vino ci fa immergere immediatamente in questa realtà a noi poco conosciuta. Il colore nel calice lancia caldi lampi dorati. I suoi profumi sono nitidi e variegati ricordano la frutta gialla e gli agrumi, seguono delicate sfumature floreali e una più intensa complessità minerale. L’attacco gustativo è incisivo e fresco, mentre sul centro della bocca il vino trova struttura ed equilibrio. La chiusura è scintillante, tesa in lunghezza nella ricerca della precisione aromatica e di quella nota salina che ne determina il carattere. Un vino che ha lasciato un ricordo indelebile anche nel proseguo della serata.

Cantina Barone (comune di Cesinali) – Fiano Particella 928 2012

Cantina Barone è una piccola azienda fondata nel ’98 da Antonio Sarno e oggi guidata dal figlio Luigi. La superficie totale è limitata a 2,5 ettari di Fiano da cui si ottengono due vini: Fiano d’Avellino e Particella 928. Particella 928 è il nome riconosciuto a catasto di questa vigna di mezzo ettaro ricostruita nel 2001 modificando la direzione dei filari per meglio sfruttare la luminosità giornaliera. La sua altitudine è di 380 metri, gode di terreni di natura vulcanica ricchi di ciottoli che rendono i suoli ben drenanti. Le vinificazioni sono fatte in modo “non convenzionale”, le fermentazioni avvengono a contatto con i raspi e attivate da lieviti autoctoni, il vino è lasciato per circa 8 mesi sui lieviti fini. Un percorso di vinificazione che ha portato il vino nel 2012 ad essere considerato  diverso e non ritenuto conforme alla tipicità dalle commissioni di degustazione della DOCG. Quindi per Fiano Particella 928 2012 solo una denominazione Fiano Campania IGT. Un discorso già sentito per altri vini che non ha fatto altro che aumentare la loro notorietà. È stato immediatamente chiaro di non degustare un classico Fiano di Avellino ma una versione originale e personale del giovane vigneron. Se Luigi Salvo voleva provocare una discussione è perfettamente riuscito in questo intento. Ai più il vino non è piaciuto, troppo particolare, troppo territoriale, troppo fuori dagli schemi. Con un intenso carattere torbato ed affumicato che ci riconduce all’origine vulcanica del territorio. La sensazione minerale copre lievi sfumature di agrumi, fiori bianchi e miele. Gustativamente ha mordente e tensione mentre la chiusura ci riporta alle sensazioni già percepite olfattivamente. Un vino non raffinato ma che lascia un alone di mistero e di curiosità, tanto di meritare una maggiore riflessione. Peccato non aver degustato il Fiano di Avellino “base” per poter capire maggiori differenze.

Nicola Romano (comune di Lapio) – Fiano di Avellino 2012

L’Azienda Romano nasce nel 1985. I primi anni sono dedicati agli esperimenti ed i vini furono imbottigliati e commercializzati solo a partire dal 1988. Oggi le vigne si sviluppano su una superficie di 4 ettari suddivisi tra Fiano e Aglianico. Il Fiano è coltivato a Lapio in vigne di età variante tra i 15 e i 25 anni. Il suo colore è limpido e brillante. Al primo naso emerge un’intensa sensazione di frutta matura che poi si stabilizza si profumi di mandorla e minerali. In bocca non sfugge ad un bell’equilibrio, ha densità e freschezza. La chiusura è elegante e complessa, i gusti sono saporiti, ritornano sensazioni di pepe bianco e di tabacco. Un vino di forte distinzione.

Feudo Apiano (comune di Lapio) – Fiano di Avellino 2012

Oggi Feudo Appiano copre 6 ettari destinati alla viticoltura dislocati tra Lapio e Taurasi. Il Fiano gode di circa 3 ettari di vigna situati nel comune di Lapio ad un’altitudine di 500 metri. Il vino si mostra in tutta la sua eleganza, con una definizione aromatica precisa e molto fine. Alterna sfumature variegate di carattere minerali, floreale e di agrumi; sensazioni in continua evoluzione. La bocca presenta una bellissima verticalità, è pieno di energia e tensione costruito attorno a una rigida dorsale. La persistenza è molto lunga e valorizzata da un’intensa sensazione salina. Molto, molto buono.

Benito Ferrara (comune di Tufo) – Fiano di Avellino 2012

Anche se l’azienda Ferrara ha sede a Tufo e conosciuta in particolare per il suo Greco “Vigna Cicogna” dispone di 4 ettari a Lapio con vigne di circa 20 anni. Questa è una versione un po’ diversa, i profumi ricordano la frutta dolce e matura, la nocciola e una vena fumé. L’attacco gustativo evidenzia una sensazione di dolcezza (presenza di zuccheri residui !) che conferisce al vino una particolare morbidezza e rotondità che spegne la sua presenza sul finale. Strana questa sensazione mai rimarcata durante la degustazione.

Joaquin (comune di Montefalcione) – Fiano della Stella 2012

Il Fiano nasce da vigne relativamente giovani situate a Montefalcione a circa 550 metri sul livello del mare con un’esposizione verso sud-est. Qui i suoli sono argillo-calcarei. Wow … l’etichetta riporta 14,5° di volume alcolico ! Un dettaglio non trascurabile ben percettibile in degustazione. Il vino risulta opulento, grasso e ricco di materia, ha talmente tanto carattere che sembra non risultare eccessivo. Potenza ed energia che trovano un giusto punto d’incontro. Chiude su sensazioni caloriche evidenti e ritorni piccanti, fumé e di mandorla. Non banale.

Pietracupa (comune di Montefredane) – Fiano di Avellino 2012

“Dovessi scegliere tra i Fiano di Avellino in circolazione quello con il rapporto prezzo-qualità più sorprendente questo qui di Sabino Loffredo si giocherebbe alla grande il podio più alto.” , le parole di Angelo Di CostanzoIn questo Fiano tutto è sotto controllo. Talvolta sembra timido e discreto, quasi non voglia farsi notare troppo. La sua struttura non eccede mai, è cremoso e con una vena acida che aiuta a vivacizzare la bocca e ad allungare l’evoluzione gustativa. Classe ed eleganza che traspirano ad ogni sorso con complessità in continuo sviluppo.  Nitidi sono gli aromi di frutta matura, nocciola, mandorla, un tocco floreale rinfrescante ed intense sensazioni minerali ed affumicate. Un vino che ci piace molto per carattere e sensibilità.

Ciro Picariello (comune di Summonte) – Fiano di Avellino 2012

Ciro Picariello fa grande affidamento sul Fiano intatti i 2/3 dei suoi 7 ettari sono occupati da questa varietà tipicamente campana. La gestione dell’azienda è fatta tutta in famiglia. Un Fiano di Avellino che nasce dalle vigne di Summonte e Montefredane, zone con condizioni climatiche, geologiche e di maturazione diverse. La bottiglia stappata ha svelato con fragore il carattere fumé e minerale delle zone da cui nasce, evidenziato con note di zolfo, cenere e tracce ferrose. Il vino ha una buona densità, è succoso e sempre tenuto sull’attenti da una viva acidità. La sensazione di freschezza è abbondante, il vino equilibrato e con un buon slancio. Lunga e piacevolmente sapida la persistenza finale. Gran bel vino.

Villa Diamante (comune di Montefredane) – Fiano La Congregazione 2012

Anche il Fiano di Villa Diamante per l’annata 2012 non ha ricevuto l’autorizzazione alla DOCG perdendo così anche il diritto ad esporre in etichetta la menzione abituale di “Vigna della Congregazione”. Declassato come Fiano Campania IGT. Il motivo ? Non riconoscibile in degustazione come Fiano di Avellino. Anche se abbiamo avuto l’opportunità di degustarlo solo in alcune occasioni, subito si è capito che qualche cosa è stato modificato. Il vino ha faticato molto ad aprirsi, evidenziando sensazioni riduttive e non abbandonando mai un lato “selvaggio”. Un’espressione non proprio elegante. Un vino che sebbene penalizzato da questo effetto aromatico ha lasciato una migliore impressione gustativa, mostrando un potenziale ancora inespresso. Ha densità, tensione ed energia, mentre sul finale ritornano quelle note un po’ fastidiose riscontrate al naso. Incuriositi, ci siamo messi alla ricerca d’informazioni sul vino per dare delle risposte ai nostri dubbi. Scopriamo che si parla di un “vecchio” e di un “nuovo” Vigna della Congregazione, e che nel 2012 sono cambiate alcune cose in vinificazione (fermentazioni attivate da lieviti autoctoni) che hanno modificato il carattere del vino. Sarà assolutamente da seguire nei prossimi anni.

Terranera (comune di Grottolella) – Fiano di Avellino 2013

Il Fiano destinato alla produzione di questo vino è vendemmiato tra Lapio e Forino ad un’altitudine di circa 350 metri. Le uve sono in genere raccolte tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Mostra un naso da fighetto, fatto per piacere, infatti a gran parte di noi è colpito dalla sua finezza. Equilibrato e fresco, i profumi sono floreali, di agrumi, pepe bianco e una sfumatura di idrocarburi. Una piacevolezza sul piano aromatica poco sostenuta da una vera personalità. In bocca si rivela per l’intensa impronta acida che lo rende un po’ scarno, teso e lineare. Sia ben chiaro presenta buone potenzialità ma al cospetto di vini con forte personalità mostra qualche limite.

Colli di Lapio di Clelia Romano (comune di Lapio) – Fiano di Avellino 2013

Clelia Romano ha puntato sulla valorizzazione del Fiano, lavorando 6 ettari di proprietà. Il vino è noto gli appassionati e riconosciuto come una versione di forte personalità. L’impronta aromatica è chiara e fresca, va dalle note di frutta bianca, fiori d’acacia e una fine sensazione minerale. La bocca è tutta in tensione, tonica e strutturata; il finale è nitido e caratterizzato da una lunga scia di freschezza e sapidità. Merita alcuni un paio d’anni per affinarsi al meglio.

Conclusione

Abbiamo imparato molto da questa serata. Del Fiano abbiamo in particolare apprezzato la capacità di dialogare con il territorio, di assorbire le sfumature date delle proprie origini e di esaltarle in maniera decisa. Abbiamo appreso che qualche produttore sta uscendo dai binari con scelte decisamente innovative per l’Irpinia. Questi vini faticano ad essere capiti e riconosciuti nel Fiano di Avellino ma questo non farà che aumentare la loro notorietà tra chi cerca vini di forte impatto. Oggi abbiamo capito che il Fiano ha lo spessore per essere considerato uno dei vitigni autoctoni più “forti” del panorama enologico italiano.

L’interesse di NonSoloDiVino verso i bianchi campani non si ferma qui, la prossima puntata sarà dedicata, sempre grazie ai consigli di Gianluigi Carlino, al Greco di Tufo.

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Informazioni su Stefano & Giorgio (357 Articles)
Giorgio Buloncelli & Stefano Ghisletta, “sommeliers per passione” Questo spazio vuole essere soprattutto un blog di approfondimento. La nostra idea è quella di scoprire e valorizzare le zone viticole e i viticoltori in grado di esprimere al massimo le caratteristiche territoriali delle singole zone. Vini ottenuti con tecniche agricole ed enologiche che esaltano l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità del produttore, infatti la standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nel carattere e incapaci di sfidare il tempo.

2 Commenti su Focus sul Fiano di Avellino

  1. Che bella serata avete messo su, Stefano!
    A presto, spero.😉

    • Ciao Alessandro, certo che dei tre (tu, Angelo e Gianluigi) eri il più vicino, avresti potuto raggiungerci per darci qualche spiegazione in più. Potremo discuterne quando tratteremo il Greco di Tufo.
      Saluti
      Stefano

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