Serata TOP CLASS

Altra serata TOP CLASS di NonSoloDiVino “il Club” dedicata all’avventura e alla degustazione di vecchie annate. La degustazione avviene a bottiglie coperte.

Montagna Magica 1991 di Daniel Huber (Ticino)

Un vino che si presenta ancora con una bella freschezza aromatica e dotato di intriganti complessità. Esprime sensazioni di frutta nera, muschio e altre sfumature riconducibili al sottobosco; si rinfresca con note di erbe aromatiche e spezie. In bocca non fa mancare la propria presenza, è equilibrato e dotato di un tannino sottile e di qualità. Anche al gusto la componente fruttata è ben presente e sostiene un finale contraddistinto da una bella vena sapida.

Orizzonte 1991 di Christian Zündel (Ticino)

Beride dista pochi chilometri da Monteggio deve ha sede la cantina di Daniel Huber, anche in questo caso il vino mostra una propria identità ben mantenuta nel tempo. All’occhio mostra un colore granato-aranciato limpido e vivace. I profumi sono delicatamente terziari ed eleganti, è speziato, con nuance di champignon, frutta nera, peperone e affumicato. All’attacco gustativo si presenta morbido, prende volume e slancio con il proprio sviluppo. Anche la chiusura mostra completezza e  buona lunghezza.

Due bottiglie superlative per dei vini ticinesi invecchiati e che ci riconducono agli albori della viticoltura di qualità nella nostra regione.

Tignanello 1990 di Antinori (Toscana)

Un vino immediatamente aperto e con tanta voglia di mostrare la propria originalità. Naso mentolato e balsamico, terroso e ferroso; frutta nera matura, fiori secchi, note caramellate, … La bocca è massiccia e ricca di materia, ha spalle larghe ma anche forza e profondità. Il tannino è ancora ben presente e di raffinata qualità, sembra poter sostenere il vino ancora per diversi anni. Un vino che immediatamente ci ha ricondotto al Sangiovese vecchia maniera.

Barbaresco 1983 di Gaja (Piemonte)

Un vino che a differenza di Tignanello 1990 ha fatto grande fatica ad esprimere il proprio potenziale. Dapprima un naso compatto e difficile da decifrare seguito da una bocca piuttosto aggressiva. Solo con il passare lento del tempo, il vino ha saputo riemergere affermando una equilibrata identità. La sua struttura è divenuta massiccia , incisiva, caratterizzata da un tannino sottile e da un finale minerale decisamente molto lungo. Wowww

Volnay Les Frémiers 1974 di Joseph Voillot (Borgogna)

Una bottiglia uscita solo per l’occasione dalla cantina Voillot a Volnay e con l’annata segnata in gesso bianco. Il colore è scarico e tendenzialmente non limpidissimo. I profumi scorrono dalle spezie dolci, al tartufo ai funghi, al muschio, alla gelatina di fragola, … Con i tratti ferrosi, minerali, fumé e di cenere ben identificabili. Un vino intrigante e ancora ben presente, con un carattere che sembra modificarsi a ogni sorso.

Vega Sicilia Unico 1967

Un vino “culto” per gli appassionati prodotto nella regione spagnola della Ribera del Duero da un blend tra Tempranillo e Cabernet Sauvignon. Un vino per il produttore di grandi ambizioni, infatti è messo in commercio solo dopo 10 anni di affinamento. È il vino della serata che più ha sofferto per trovare la propria identità: scontroso, poco equilibrato e mal appezzato al primo approccio. Più armonico ed elegante in un secondo tempo, sensazioni però durate poco nel bicchiere per via del sopraggiungere dell’ossidazione. Un ’67 sfortunato o un azzardo da parte nostra ?

Côte Rôtie La Mouline 1989 – Château d’Ampuis di Etienne Guigal

Con la Landonne e la Turque, la Mouline rappresenta uno dei 3 gioielli della collezione Guigal. È prodotto sulle ripide sponde della Côte Rôtie e precisamente nella zona della “Côte Blonde”. Qui i terrazzamenti sono a forma di anfiteatro, i suoli di colore chiaro e di tipo granitico. Il suo assemblaggio prevede l’unione tra la Syrah e la varietà bianca locale Viognier. In degustazione rievoca l’eleganza e l’armonia. Al naso è di estrema purezza e precisione aromatica. È ricco e carnoso; la definizione fruttata da freschezza e si integra alla perfezione con sfumature speziate e fumé. In bocca è incredibilmente complesso, con una texture vellutata e di grande qualità. L’avvolgenza gonfia il palato rendendo il finale interminabile e di grande classe. Grande annata con un lunghissimo potenziale evolutivo.

Romanée St. Vivant 2005 di Pierre Olivier

Un vino che testimonia la grande riuscita dell’andata 2005 nella Côte d’Or, un millesimo ancora difficile approccio in particolare per la reticenza dei suoi migliori vini nel mostrarsi. La Romanée St. Vivant è situata vis à vis a Romanée-Conti, Richebourg e la Grande Rue in quel fazzoletto di terra che ha reso leggendaria la Borgogna. Assaggiata appena stappata, la bottiglia ha lasciato immediatamente un’indelebile traccia rendendolo misterioso e intrigante. Solo lentamente ha espresso la classe e la lunga persistenza richiesta a un Grand Cru bourguignon. Eleganza del tannino, profondità, forza e una salinità di grande pregio. Un vino che ricorderemo per un pezzo.

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