12 annate di Comano – Azienda Tamborini

In Ticino, fare degustazioni verticali di questo genere non è cosa evidente, per questo motivo abbiamo accettato con entusiasmo l’invito da parte di Claudio Tamborini per festeggiare con NonSoloDiVino i 30 anni del suo Comano. Un vino che rappresenta la storia, l’immagine e l’orgoglio dell’azienda Tamborini.

È prodotto nell’omonimo comune con le uve merlot raccolte nel “Vigneto dei Brughi”, che fino a pochi anni fa dava il nome al vino. Circa 1.2 ettari situati sulle colline che circondano Lugano ad un’altezza compresa tra i 460 e i 480 metri. Esposto verso sud, sud-ovest fu impiantato la prima volta nel 1983 ed in seguito ampliato nel 2000 e 2005.

L’acquisto di questa vigna ha dato a Claudio Tamborini opportunità di iniziare ,nel 1985, una produzione propria, dopo decenni di commercio di vini. La vinificazione del Comano è di stile bordolese, le fermentazioni alcoliche avvengono in cisterne di acciaio, la fermentazione malolattica si svolge in barrique. La sua maturazione dura circa 18 mesi in legno interamente nuovo. Bruno Bernasconi si è occupato dello sviluppo e della sua crescita fin dal 1988 cedendo il testimone a Luca Biffi a partire dall’annata 2015.

LA VERTICALE

1989

Una delle prime esperienze di Tamborini con queste terre. Il vino è voglioso di mostrarsi specie sul piano aromatico, 29 anni presentati con nitidezza e brillantezza. Un ventaglio di profumi che spaziano dalle spezie, alla frutta, ai fiori secchi, alla foglia di tabacco, con sfumature di sottobosco (foglie secche, funghi, muschio, …). In bocca si difende con coraggio nonostante gli anni alle spalle, trasmette ancora discrete sensazioni e un finale tendente all’amarognolo.

1993

Al primo naso presenta sfumature di cuoio e pelame; con un po’ di areazione emergono, in particolare, sentori vegetali, speziati, tabacco e caffè. Al gusto è marcato da una fresca acidità che ne modella la forma, evidenzia un tannino ruvido che conferisce al vino una certa rusticità. In chiusura ritornano aromi fruttati e, in un secondo tempo, derivanti dall’affinamento in legno. Un vino specchio dell’annata.

1995

Al primo approccio il bicchiere rilascia sensazioni dolci derivanti dalla botte. Bastano pochi attimi per aprirsi a contatto con l’ossigeno, ed evidenziare piacevoli complessità: spezie, frutta secca, tabacco, … note affumicate, terrose e minerali. Al gusto è vigoroso, evidenzia un tannino piuttosto grossolano e un’acidità che ne rinfresca il finale. Chiude sapido.

1996

Non pulitissimo al naso, note date dal legno disturbano lo sviluppo del frutto. In bocca è generoso, equilibrato ed avvolgente, acquista volume ed eleganza nel suo percorso. Piace più in bocca che al naso.

1997

Fatica a trovare il giusto equilibrio ma quando ci riesce mostra la propria personalità. Ricco di materia e morbido all’attacco gustativo, vigoroso e teso nel suo sviluppo. Fresco e complesso in chiusura.

2000

Già al naso mostra, con note di surmaturazione e frutta sotto spirito, il carattere dell’annata. Al gusto queste sensazioni sono rafforzate da importante materia, e da una presenza alcolica evidente che rendono il vino un po’ eccessivo nella concentrazione e poco brillante sul finale. L’ulteriore ossigenazione nel bicchiere riporta il vino su un maggiore equilibrio anche se non perde le prerogative precedenti.

2002

In generale i commenti su quest’annata in Ticino non erano per nulla positivi, per questo stupisce trovarsi davanti ad un vino di tale soddisfazione. Passata quella leggera riduzione iniziale che ha caratterizzato un po’ tutti i vini della degustazione, si apre con una fresca ed intensa nota balsamica, frutti rossi e neri di fresca definizione e piacevoli sfumature speziate. Ma è soprattutto al gusto che sorprende per eleganza ed equilibrio. È succoso e con una trama tannica fitta e vellutata. In chiusura evidenzia una piacevolissima freschezza e una fine sapidità. Una grande bella dimostrazione !

2007

Una bottiglia che mostra grosse potenzialità ma che fa fatica ad esprimerle con equilibrio. Al momento risulta sgraziato, solo una questione di tempo o bottiglia sfortunata ?

Propendiamo per la bottiglia non perfetta…

L’ amica Anna Vali infatti l’ha degustato solo alcuni mesi fa e a riguardo annotava. “Niente ha scalfito il carattere del vino. Si percepiscono sfumature di frutta nera, una leggera tostatura ben integrata, sensazioni dolci di spezie. Bocca mentolata, equilibrata e con una bella tensione. Un vino con ancora parecchi anni davanti.”

2012

Al naso piace per la freschezza, sfumature floreali e fruttate sono affiancate dalla dolcezza del legno derivante dall’affinamento in botte, sensazione che con qualche anno alle spalle sarà meglio assorbita. Al gusto è succoso con un tannino ben estratto, fitto e sottile, conferendo così al vino una bella eleganza.

2013

Un vino ancora chiuso al primo approccio, in seguito rileva un frutto nero maturo ma accompagnato da maggiore freschezza e slancio. Conferma il cambiamento di stile avvenuto in questi ultimi anni.

2015

È ancora marcato dal recente affinamento in botti nuove anche se sotto si può percepire un vino generoso e ricco di materia. Ha equilibrio e un tannino nobile di grana sottile. Prima del consumo lasciamolo riposare in cantina alcuni anni.

2016

Un assaggio in primeur, infatti il vino non è ancora imbottigliato. Mostra una costante con le annate precedenti, eleganza, raffinatezza e vivacità nella freschezza.

Conclusioni:

Complimenti all’azienda Tamborini per il lavoro svolto in questi 30 anni che hanno portato il Comano ad essere un vino capace di sfidare il tempo. Ci è sembrato che fino all’ultimo decennio il vino ha saputo trasmettere con originalità il carattere pedoclimatico di ogni singola annata. Per contro in queste ultime stagioni il vino è sembrato uniformarsi ad uno stile ben definito. Un vino tecnicamente perfetto, strutturato levigato e gustoso.

Un grande grazie a Claudio Tamborini e Marco Rasetti per l’organizzazione e l’ospitalità e a Mattia Bernardoni per la conduzione della serata.

Tamborini Carlo SA
Via Serta 18
6814 Lamone
web

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